LIBANO. Nuove proteste bloccano Beirut, ancora senza un governo

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I manifestanti hanno bloccato le strade in Libano il 9 marzo per protestare contro l’inazione del governo sul crescente livello di povertà. Dopo i blocchi stradali dell’8 marzo, anche dentro e fuori la capitale Beirut, i manifestanti hanno tagliato le strade nella città settentrionale di Tripoli e nella regione orientale della valle della Bekaa, riporta The Morning Star.

Il presidente Michel Aoun ha accusato i manifestanti di sabotaggio, ma ha anche chiesto alle autorità di impedire la manipolazione dei prezzi degli alimenti. In un peggioramento della crisi economica e con le riserve di valuta estera in calo, le autorità hanno annunciato che i sussidi sul carburante e sul cibo importato finiranno presto.

Più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà e la sterlina libanese ha perso più dell’80% del suo valore dall’autunno del 2019. A dicembre le Nazioni Unite hanno avvertito di un’imminente “catastrofe sociale” in Libano, mentre Riad Salameh, il governatore della banca centrale del paese dal 1993, ha esortato il governo a presentare un piano prima che i sussidi vengano rimossi.

Le proteste erano già scoppiate nell’ottobre 2019 per le tasse previste in riscossione, ma si sono rapidamente sviluppate e trasformare in una rivolta contro il dominio delle sette e la stagnazione economica.

Il paese è senza governo da agosto 2020, riporta Al Jazeera, quando il gabinetto Diab si è dimesso in seguito all’esplosione del porto di Beirut che ha devastato ampie zone della capitale. Il primo Ministro designato Saad al-Hariri è stato nominato in ottobre, ma non è riuscito a formare un nuovo gabinetto a causa dello stallo politico con il presidente Michel Aoun. In un discorso televisivo lo scorso sabato, Hassan Diab ha minacciato di sospendere le sue funzioni, avvertendo che il paese si stava rapidamente dirigendo verso il caos se i politici non avessero potuto mettere da parte le loro differenze e formare un nuovo governo.

«Se l’isolamento aiuta la formazione del gabinetto, allora sono pronto a ricorrervi, anche se va contro le mie convinzioni perché sconvolge l’intero stato ed è dannoso per i libanesi», ha detto Diab. «Cosa state aspettando, un altro crollo? Più sofferenza? Più caos? (…) A cosa servirà avere un ministro in più o in meno nel governo se l’intero paese crolla? (…) Il Libano è in grave pericolo e i libanesi ne stanno pagando il prezzo».

Tommaso Dal Passo