LIBANO. L’80% dei rifugiati siriani teme gli effetti collaterali del vaccino antiCOVID19

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La Banca Mondiale e la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa stanno monitorando il lancio della vaccinazione in Libano per assicurare che sia un processo equo. Secondo il portavoce dell’Unhcr, «nessuna discriminazione contro i rifugiati siriani è stata riportata nei centri di vaccinazione», riporta SyriaDirect. Degli stimati 1,5 milioni di rifugiati siriani in Libano, solo 13.594 siriani si sono registrati per vaccinarsi, di cui 574 sono stati vaccinati.

Solo 3 persone su 10 in Libano sono disposte a prendere il vaccino, secondo un sondaggio della Banca Mondiale basato su 3.866 interviste. Su questa linea, il 74% degli intervistati non era disposto o esitava a prendere il vaccino. L’ottanta per cento degli intervistati sono preoccupati per gli effetti collaterali del vaccino, e altri non si fidano che il «sistema sanitario in Libano possa essere in grado di mantenere la catena del freddo e consegnare il vaccino in modo sicuro».

Anche la disinformazione sul vaccino sembra essere un ostacolo significativo. Secondo il sondaggio, il 65% non era sicuro del rischio che il vaccino cambiasse il loro Dna. Uno studio della Maharat Foundation e di Internews che ha monitorato le fake news sul Covid-19 nella comunità siriana in Libano ha evidenziato le due voci più diffuse: che il vaccino ucciderà molte persone e che il virus colpisce solo le persone che vivono in climi freddi.

Queste vere e proprie bufale sono diffuse via WhatsApp o Facebook: «Molti esitano a farsi vaccinare. Aspettano di vedere qual è l’effetto sugli altri prima di farlo (…) Alcuni rifugiati hanno detto che non hanno bisogno di farsi vaccinare perché hanno già avuto il coronavirus mentre altri ritengono che “sono forti e non hanno bisogno del vaccino”».

Nel sondaggio, il 90% dei siriani ha detto che saranno incoraggiati a prendere il vaccino se vedranno altri di cui si fidano prenderlo.

A causa delle restrizioni dell’isolamento, le Ong stanno aumentando la consapevolezza tramite telefonate o social media per evitare a vaccinarsi. L’Unrwa e l’Unhcr stanno inviando messaggi attraverso i social media per incoraggiare i rifugiati a registrarsi per prendere il vaccino.

Secondo il piano nazionale libanese, gli operatori sanitari e quelli sopra i 75 anni sono il primo gruppo prioritario; saranno seguiti da quelli tra i 65-74 anni, quelli tra i 55-64 che hanno una condizione di salute preesistente e i lavoratori nella sorveglianza epidemiologica. In seguito, quelli tra i 55-64 anni e gli operatori sanitari non vaccinati in precedenza e quelli tra i 16-54 anni con una malattia cronica. Poi sarà il turno dei lavoratori essenziali; e infine, il resto della popolazione.

Maddalena Ingroia