
Dopo quasi vent’anni di marginalizzazione marittima, il Libano tenta di rientrare nella geografia strategica del Mediterraneo orientale. La riattivazione di nuove linee navali tra il porto di Jounieh, Cipro, Siria e Turchia non rappresenta soltanto un progetto infrastrutturale o turistico: è il segnale di una più ampia ridefinizione geopolitica regionale, in cui Beirut prova a sottrarsi all’isolamento economico e logistico imposto da anni di crisi interne, instabilità politica e tensioni regionali.
Negli ultimi anni, soprattutto a seguito del conflitto russo-ucraino, il Mediterraneo orientale è tornato ad assumere un ruolo cruciale negli equilibri energetici e commerciali globali. Le dispute sulle Zone Economiche Esclusive (ZEE), la competizione sul gas offshore e le tensioni tra Turchia, Grecia, Israele e Cipro hanno ridefinito le priorità strategiche dell’area. In questo contesto, il Libano — storicamente ponte commerciale tra Levante ed Europa — è rimasto ai margini. La crisi finanziaria del 2019, l’esplosione del porto di Beirut nel 2020 e la paralisi istituzionale, nonché l’intensificazione degli attacchi di Israele contro Hezbollah in seguito dell’appoggio di quest’ultimo ad Hamas dopo il 7 ottobre 2023, tuttora in corso, hanno progressivamente ridotto la capacità del Paese di inserirsi nei nuovi corridoi commerciali regionali.
La nuova rete di traghetti, il cui avvio operativo è previsto per giugno 2026, collegherà Jounieh a Larnaca, Latakia e Mersin, trasformando la cittadina costiera a nord di Beirut in un nodo marittimo alternativo all’aeroporto internazionale della capitale. Una scelta che assume un significato strategico particolare in una regione sempre più vulnerabile alle interruzioni delle rotte aeree e terrestri. La riapertura delle connessioni marittime appare quindi come un tentativo di recuperare centralità geopolitica e, al contempo, proporsi come rotta alternativa allo Stretto di Hormuz. Non a caso il collegamento principale sarà quello con Cipro, Stato membro dell’Unione Europea e piattaforma sempre più strategica per le relazioni euro-mediterranee. La traversata Jounieh-Larnaca durerà meno di quattro ore, offrendo al Libano un accesso diretto al mercato europeo senza dipendere esclusivamente dal traffico aereo.
Come si legge nel quotidiano The Beiruter, l’iniziativa affonda le sue radici nel 2021 ed è stata promossa da Neemat Frem, parlamentare libanese e amministratore delegato del Gruppo INDEVCO. Il progetto traduce in realtà una visione storica già immaginata dal padre, fondatore del gruppo industriale, che puntava a creare un collegamento marittimo diretto tra il Libano e l’Europa passando per Cipro. In una prima fase, la linea di traghetti era stata pensata come soluzione strategica alternativa, soprattutto in caso di conflitti regionali o della chiusura dell’aeroporto internazionale di Beirut. Col tempo, tuttavia, il piano ha assunto una dimensione più ampia, trasformandosi in un’iniziativa destinata non solo a rafforzare la resilienza logistica del Paese, ma anche a ridurre la dipendenza dal traffico aereo e a garantire una connessione marittima stabile e continuativa. L’avvio del progetto ha però incontrato numerose difficoltà operative e burocratiche. Il terminal portuale di Jounieh è stato completato soltanto nel settembre 2025, ritardando la possibilità di avviare immediatamente un servizio stagionale economicamente sostenibile.
La scelta di Jounieh non è casuale. Durante diverse fasi della guerra civile libanese, il porto costituì uno dei principali collegamenti marittimi e una via di fuga verso Cipro quando l’aeroporto di Beirut risultava inutilizzabile o chiuso a causa del conflitto. Oggi quel precedente storico torna di attualità in un Medio Oriente caratterizzato da conflitti intermittenti e crescente vulnerabilità infrastrutturale. Dal punto di vista geopolitico, il progetto offre al Libano la possibilità di mantenere collegamenti internazionali anche in caso di crisi militari o blocchi aeroportuali. In una regione dove la continuità logistica è diventata un fattore di sicurezza nazionale, il mare torna ad assumere una funzione politica oltre che economica. Il porto di Jounieh è inoltre al centro di un più ampio piano di rilancio infrastrutturale sostenuto da investimenti pubblici e privati. Le autorità locali puntano a trasformare la città in un hub turistico e commerciale capace di competere con altri centri costieri del Levante.
Il rafforzamento dei collegamenti con Cipro riflette anche il miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Beirut e Nicosia. Negli ultimi mesi i due Paesi hanno accelerato il dialogo sulla delimitazione delle frontiere marittime e sulla cooperazione energetica, elementi fondamentali per la stabilità del Mediterraneo orientale. Per il Libano, Cipro rappresenta una porta verso l’Europa, ma anche un partner strategico capace di bilanciare le pressioni regionali provenienti da Israele, Siria e Turchia. Per Nicosia, invece, un Libano più stabile e connesso costituisce un elemento essenziale per la sicurezza delle rotte energetiche e commerciali nel Levante.
La dimensione regionale del progetto emerge anche dall’inclusione delle tratte verso la Siria e la Turchia. La connessione con Latakia suggerisce una graduale normalizzazione dei rapporti economici con Damasco e la visione condivisa di rafforzarli sfruttando la loro posizione strategica come snodo strategico per le catene di approvvigionamento in seguito alla chiusura dello Stretto di Hormuz; mentre il collegamento con Mersin segnala la volontà pragmatica di mantenere aperti i canali commerciali con Ankara nonostante le tensioni geopolitiche nel Mediterraneo orientale.
Oltre alla dimensione strategica, il nuovo corridoio marittimo risponde a necessità economiche concrete. I costi dei traghetti risultano inferiori rispetto ai voli regionali, offrendo una soluzione accessibile per turisti e commercianti. In un Paese dove la crisi economica ha ridotto drasticamente il potere d’acquisto della popolazione, la mobilità a basso costo assume una valenza politica oltre che sociale. I prezzi dei biglietti di sola andata partono infatti da 95 dollari per Cipro, 165 dollari per la Turchia e 135 dollari per la Siria. Il progetto potrebbe inoltre favorire il rilancio del turismo regionale e reinserire il Libano nei circuiti mediterranei da cui è rimasto escluso negli ultimi anni. La prospettiva di una connessione marittima stabile con l’Europa potrebbe contribuire ad attrarre investimenti. Resta tuttavia l’incognita politica. Il Libano continua a confrontarsi con una fragile stabilità interna.
Più che una semplice linea di traghetti, il ritorno del Libano sul mare rappresenta il tentativo di riappropriarsi della propria identità storica di crocevia mediterraneo. In un’epoca in cui infrastrutture, corridoi logistici e accesso alle rotte commerciali definiscono il peso geopolitico degli Stati, Beirut prova a rientrare nella partita. Mentre il Mediterraneo orientale rimane uno degli spazi geopolitici più competitivi al mondo in termini di influenza, proiezione strategica e attrazione di investimenti.
Cristina Uccello
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