LIBANO. Il confine israeliano ribolle: Beirut non vuole una guerra

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Dall’inizio dell’attacco condotto da Hamas contro Israele, diversi attori locali e non avevano delineato quelle che erano le proprie linee rosse, le quali se fossero state valicate avrebbero inevitabilmente innescato un’escalation del conflitto. Da una parte, Israele e gli Stati Uniti d’America avevano dichiarato che l’apertura di un fronte settentrionale da parte di Hezbollah avrebbe innescato una reazione a catena tale da minacciare l’intero Libano. Dall’altra parte, Hezbollah aveva affermato che un’invasione su larga scala della Striscia di Gaza condotta da Israele avrebbe portato al coinvolgimento diretto del gruppo libanese sciita nel conflitto.

Da parte sua, il primo Ministro del Libano, Najīb Mīqātī, ha sin da subito cercato di rassicurare le parti. Najib Mikati ha infatti affermato la piena solidarietà con la Palestina, dichiarando allo stesso tempo che un coinvolgimento del suo Paese nel conflitto non è nell’interesse del Libano, già duramente provato da una crisi economica ed un’inflazione galoppante. Infine, il Primo Ministro ha sostenuto che il suo governo provvisorio sta continuando a lavorare per il mantenimento della pace e per allontanare il Libano dalle possibili ripercussioni della guerra.

Nonostante nelle ultime settimane si sia assistito a scambi di attacchi missilistici tra Hezbollah e l’esercito israeliano nelle aree di confine tra i due Paesi, questi attacchi non hanno portato all’apertura di un secondo fronte, né tantomeno al coinvolgimento del Libano nella guerra. Tuttavia, l’attacco all’ospedale Al-Ahli Arabi Baptist a Gaza City, avvenuto la sera del 17 ottobre, che ha causato 471 morti e 314 feriti, sembra essere potenzialmente capace di cambiare la situazione.

La sera stessa dell’attacco all’ospedale a Gaza, i quotidiani libanesi hanno riportato la notizia di manifestazioni a sostegno della Palestina in corso in tutto il Paese, concentrate in particolar modo nelle piazze della capitale e intorno all’ambasciata degli Stati Uniti d’America ad Awkar, a nord di Beirut. In particolare, la manifestazione ad Awkar è presto degenerata in sommossa quando i manifestanti sono riusciti ad abbattere il cancello dell’ambasciata americana, costringendo in questo modo ad un intervento dell’esercito libanese nel tentativo di controllare e sedare la rivolta.

Se dal punto di vista sociale l’attacco all’ospedale di Gaza ha infiammato le piazze libanesi, sembra che abbia portato anche ad un cambio di atteggiamento da parte del governo provvisorio di Najib Mikati. Il primo segnale di questo cambiamento è arrivato il giorno dopo l’attacco all’ospedale al-Ahli da parte del Ministro degli Affari Esteri del Libano, Abdallah Bou Habib. Egli, durante una riunione d’emergenza del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, tenutasi a Jeddah, ha sostenuto che il suo Paese sta continuando a lavorare per la pace, avvertendo tuttavia che il proseguimento dell’aggressione contro Gaza potrebbe accendere un fuoco capace di divorare l’intera regione.

Agli avvertimenti lanciati dal Ministro degli Affari Esteri del Libano, si è aggiunta una notizia più allarmante. I quotidiani locali hanno infatti riportato che il 19 ottobre il Consiglio dei ministri, presieduto dal Primo Ministro libanese, Nijab Mikati, sta iniziando a discutere un piano di emergenza per far fronte alla possibilità del coinvolgimento del Libano nella guerra.

Le conseguenze degli eventi degli ultimi giorni, dunque, non hanno tardato ad arrivare. Da una parte, le ambasciate di Arabia Saudita, Germania, Ucraina, Paesi Bassi e Belgio hanno consigliato ai rispettivi cittadini presenti in Libano di abbandonare il Paese, unendosi in questo modo agli avvertimenti precedentemente lanciati dalle ambasciate degli Stati Uniti d’America e del Canada. Allo stesso tempo, alcuni quotidiani locali hanno riportato la decisione di un certo numero di importatori e commercianti di spostare le proprie scorte di beni in luoghi ritenuti più sicuri. Inoltre, viene riportato che lo stock di merci in Libano è sufficiente per sette mesi, ed il Paese dispone di importanti quantità di medicinali e latte artificiale, mentre si stima che il carburante attualmente disponibile sarà sufficiente per un periodo non superiore ai venti giorni, facendo in questo modo presagire che il Paese si stia preparando ad affrontare un periodo quantomeno difficile Infine, la Middle East Airlines ha sospeso le prenotazioni affermando che le compagnie assicurative hanno interrotto la fornitura dei propri servizi alla compagnia aerea, considerando il Libano un Paese in stato di guerra.

Sebbene, ad oggi, la possibilità di un’escalation di questo tipo sia ancora tutt’altro che certa, è chiaro che l’attacco che ha coinvolto l’ospedale di Al-Ahli Arabi Baptist a Gaza ha risvegliato tanto l’opinione pubblica libanese quanto il governo provvisorio, dimostrando che sono più gli eventi di questa portata, rispetto ad un prolungamento del conflitto, quelli che dovrebbero far preoccupare Israele della possibilità di un coinvolgimento nel conflitto da parte di altri Stati.

Pietro Zucchelli

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