L’evoluzione della militanza nel Caucaso del Nord

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Negli ultimi dodici anni la resistenza armata nel Nord del Caucaso ha presentato una sostanziale evoluzione che ha interessato non solo i propri aderenti, ma anche il conflitto stesso portandolo ad un livello differente.

L’evoluzione che ha coinvolto i militanti della resistenza armata del Nord del Caucaso ha investito diversi ambiti: dal punto di vista etnico e ideologico inizialmente tale resistenza era alimentata da coloro che si erano formati ed erano originari del Caucaso del Nord, sostituiti successivamente da quello strato di musulmani che per motivi di studio si erano trasferiti in Medio Oriente, Pakistan, Malesia o Albania. Di norma gli studenti caucasici residenti in Egitto ed in Arabia Saudita hanno preferito rompere con la tradizione musulmana caucasica per orientarsi sugli insegnamenti Salafiti. Evitando di generalizzare sostenendo che la “linfa” dei gruppi jihadisti del Caucaso del Nord è formata da coloro che hanno studiato all’estero, si può comunque notare questa differenza netta tra i primi militanti e quelli odierni formati secondo la dottrina Salafita. Un ulteriore cambiamento si è avuto anche dal punto di vista etnico, infatti all’inizio la guida dei gruppi jihadisti era alimentata da ceceni e daghestani, mentre ultimamente sono altre le etnie più attive in tale campo: un esempio può essere dato da Anzor Astemirov, kabardino, leader ideologico, ucciso nel marzo del 2010, oppure Said Buryatsky, un russo siberiano convertito all’Islam, che ha guidato la resistenza fino alla sua morte sempre nel marzo del 2010. 

L’età ha subito un notevole cambiamento, infatti una nuova generazione di militanti ventenni è andata a sostituire quella vecchia rappresentata da uomini di 30-35 anni che erano maggiormente legati con il passato, a dimostrazione di come l’ideologia della resistenza sia diffusa maggiormente tra i giovani. Dal punto di vista sociale, quei militanti che prima erano semplici contadini e vivevano nelle zone rurali oggi sono stati sostituiti dagli abitanti delle città portando quindi il conflitto dalle zone montane e dalle foreste all’interno dei centri urbani. 
Inoltre negli ultimi tempi, ed il caso del figlio del vicepresidente di Khasavyurt ne è una dimostrazione (AGC – Il vicepresidente di Khasavyurt destituito: http://www.agccommunication.eu/inostriservizi-it/informazione-e-formazione/osservatorio-est/caucaso/969-il-vicepresidente-di-khasavyurt-destituito.html) , la resistenza armata ha interessato personaggi di alto livello e rango, politici, atleti, professori, ufficiali. Inoltre ora, con la nascita di Ahlu Sunna, i Salafiti hanno una organizzazione che li può rappresentare politicamente e che può permettere ai giovani di scegliere tra la lotta armata o quella politica.

I cambiamenti ideologici, sociali, etnici e politici permettono quindi di tracciare una linea divisoria tra i primi militanti, un numero ristretto di persone membri dei gruppi radicali jihadisti, e quelli odierni sempre più a stretto contatto con la realtà che hanno un notevole impatto sulla situazione generale della regione.