Le stranezze della strage di Mumbai

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USA – Chicago. I 35 anni di carcere inflitti David Coleman Headley, 52 anni, accusato di essere un terrorista, per gli attacchi di Mumbai, nel 2008 (oltre 160 vittime) hanno chiuso la parte Usa di un caso che ha esplosive implicazioni internazionali.

Ma restano ancora dei punti oscuri. Né gli Stati Uniti né il governo pachistano hanno pienamente risposto al caso, anche perché i mastermind dell’attacco restano in libertà in Pakistan, nonostante le prove della loro implicazione. La sua condanna ha reso l’uomo d’affari pakistano-americano il “terrorista” di più alto livello che sia stato mai condannato negli Usa. Nel 2012, l’India aveva condannato il terrorista superstite della squadra d’attacco inviata a Mumbai da Lashkar-e-Taiba. L’inchiesta su Headley ha rivelato che le forze di sicurezza pakistane hanno svolto un ruolo diretto nella vicenda. La sua testimonianza al processo ha mostrato dall’interno le operazioni del pachistano Inter-Services Intelligence Directorate (Isi), di Lashkar e di al-Qaeda. Eppure né gli Stati Uniti né il Pakistan sembra siano stati efficaci fino in fondo contro Headley, che aveva lavorato come informatore per la Drug Enforcement Administration (Dea) statunitense. Restano i dubbi su su alcuni personaggi coinvolti che, non ostante le prove, non sono stati incriminati, come Mir Sajid. Nonostante le intercettazioni telefoniche che lo coinvolgono direttamente, le autorità pachistane non lo hanno perseguito. Secondo una schiera di analisti pachistani, Mir sia, o sia stato all’epoca dei fatti, un ufficiale Isi e quindi “intoccabile in Pakistan”. Una serie di operazioni di polizia e delle forze di sicurezza pachistane lo hanno sempre lasciato indenne assieme a Abu Qahafa o Syed Zabiuddin. Mir non è stato toccato neanche dopo l’arresto di Headley a Chicago alla fine del 2009. Agli agenti Fbi, Headley avrebbe detto tutto sul suo contatto pachistano e avrebbe collaborato anche nel tentativo non riuscito di attirare Mir fuori del Pakistan per arrestarlo. Oggi, gli investigatori dicono che Mir sia ancora operativo e che la sua ubicazione sia nota alla sicurezza pakistana. Dicono che la sua alleanza con l’Isi e la sua determinazione di uccidere indiani, americani, europei, ebrei e altri occidentali fanno di lui una minaccia.Il caso Headley costituisce un caso unico: è la prima volta che i procuratori degli Stati Uniti accusino un presunto ufficiale dell’intelligence pachistana in servizio.Dato il delicato rapporto Usa-Pakistan, il Dipartimento di Giustizia e l’Fbi non avrebbero certo preso una simile decisione senza adeguate analisi. Sono certi che un ufficiale Isi, conosciuto come Maggiore Iqbal, sia stato in collegamento con Mir. Nonostante i funzionari pakistani neghino che Iqbal sia un ufficiale Isi, è Headley ad indicarlo come suo contatto Isi. Dagli atti processuali si evince che la minaccia posta da Lashkar-e-Taiba è ancora attiva.Le autorità pakistane insistono di aver usato la “mano pesante” sul movimento ma la danza tra i due soggetti da più il senso di un accordo segreto che una repressione in piena regola. A differenza di quelli di al-Qaida, i campi di addestramento di Lashkar sono grandi e noti. Le lloro techiche di aqddestramento terrestre, marittimo e aereo sono conosciute e monitorate. Ci sono state chiaramente tensioni tra il governo pakistano e Lashkar e dopo gli attacchi di Mumbai. Il giro di vite è avvenuto solo, secondo fonti indiane riportate al processo, dopo che Lashkar era stato preavvisato e aveva rimosso le attrezzature dai campi. Le prossime elezioni in Pakistan possono modellare il futuro del gruppo. Lashkar ha un enorme tesoro: un mix di donazioni e decine di milioni di dollari fornite pare dall’Isi. Il gruppo possiede aziende, scuole, ospedali e associazioni di beneficenza e potrebbe svolgere un ruolo politico più palese, paragonabile a Hezbollah in Libano. Hafiz Saeed, leader spirituale di Lashkar, ha modificato il suo profilo. Ha concesso un’intervista al New York Times a febbraio 2012 in cui ha negato il coinvolgimento in attività terroristiche. Anche se gli Stati Uniti hanno posto una taglia di 10 milioni di dollari per la sua cattura, la polizia pakistana ha tenuto segreto il posto in cui ha dato l’intervista. Si teme che quando Isaf lascerà l’Afghanistan, Lashkar possa rinnovare i suoi attacchi contro l’India e l’Occidente.