La Rubrica #cyberlawdiritto/7

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Wikileaks: trasparenza politica al servizio della collettività o illegale fuga di notizie coperte da segreto di Stato?

WikiLeaks è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie ad un potente sistema di cifratura, documenti riservati (coperti da segreto di stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario) e poi li carica sul proprio sito web curato da giornalisti, attivisti, scienziati.

I cittadini di ogni parte del mondo possono inviare materiale di ogni genere «che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende» tenuti nascosti. L’organizzazione dichiara di verificare l’autenticità del materiale prima di pubblicarlo e di preservare l’anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella “fuga di notizie”. WikiLeaks, per scelta, non ha alcuna sede ufficiale. Infatti vuole essere «una versione irrintracciabile di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l’analisi di massa di documentazione riservata».

L’obiettivo prioritario dell’organizzazione è quello di promuovere il valore della trasparenza dei governi, per assicurare garanzia di giustizia, di etica e una più forte e democrazia.

L’ascesa di WikiLeaks risale convenzionalmente al Congresso annuale del Chaos Computer Clubdel dicembre 2007, che rappresenta il raduno degli hacker europei, nel corso del quale comincia a delinearsi il perfezionamento embrionale dell’architettura informatica di WikiLeaks.

Lo staff di WikiLeaks (di cui l’australiano Julian Assange è il membro più noto e influente), ha più volte affermato che l’organizzazione nel corso del tempo ha curato l’archiviazione e la pubblicazione di oltre 1.200.000 documenti riservati.

Come si evince dal nome, WikiLeaks nasce come “Wiki”, ossia come sito modificabile dagli stessi utenti (impropriamente si tende ad assimilare WikiLeaks a Wikipedia, anche se in realtà si tratta di due fenomeni completamente diversi). Con il passare del tempo Assange e il suo staff si rendono conto che un modello di sito in stile “wiki” non è concretamente praticabile, sia per i contenuti da inserire sia per l’eventuale necessità di rimuovere tempestivamente materiali pericolosi o suscettibili di incriminazioni legali.

Abbandonato il modello “wiki” che consente una generale accessibilità del sito da parte dei collaboratori-autori-giornalisti, al centro dell’idea di WikiLeaks rimane una struttura informatica in grado di garantire la spedizione dei documenti in maniera rigorosamente anonima.

Oggi, WikiLeaks rappresenta un veicolo di diffusione online di documenti riservati o coperti da segreto di Stato disponibili nel cyberspazio secondo protocolli che riescono a garantire la protezione dell’identità dei collaboratori e le più avanzate tecnologie di cifratura.

Al riguardo, Assange e il suo gruppo usano il programma OpenSsl, ossia un’implementazione open source dei protocolli SSL e TLS per eseguire le funzioni crittografiche principali; FreeNet, ossia una procedura di scambio di file da un utente all’altro che consente di collocare i file su centinaia di migliaia di computer senza che sia possibile capire da dove sono partiti e chi li possiede. Si tratta di una rete decentralizzata, creata per resistere alla censura e per permettere la pubblicazione e la fruizione di qualsiasi tipo di informazione; Pretty Good Privacy (Pgp): un programma che permette di configurare autenticazione e privacy crittografica. 

Il dispositivo principale per la protezione dell’anonimato delle fonti utilizzato da WikiLeaks è il programma Tor: un sistema di comunicazione anonima basato sull’implementazione del protocollo di seconda generazione onion routing.

Tor protegge gli utenti dall’analisi del traffico attraverso una rete di onion router (detti anche relay), gestiti da volontari, che permettono il traffico anonimo in uscita e la realizzazione di servizi anonimi nascosti.

Lo scopo di Tor è quello di rendere difficile l’analisi del traffico e proteggere la riservatezza delle comunicazioni. Questo software periodicamente negozia un circuito virtuale attraverso più nodi Tor, fino alla destinazione finale. L’uso della crittografia a strati garantisce la PFS (Perfect Forward Secrecy). Ogni onion router decide a quale nodo della rete spedire i pacchetti e negozia una coppia di chiavi crittografiche per spedire i dati in modo sicuro, cifrandoli. In questo modo, nessun osservatore posto in un punto qualsiasi del circuito è in grado di conoscere l’origine o la destinazione della connessione.

Il sito fece la sua prima ufficiale apparizione sul web nel dicembre 2006, in occasione della pubblicazione di un documento che provava un complotto per assassinare i membri del governo somalo, firmato dallo sceicco Hassan Dahir Aweys. La grande fortuna di Wikileaks è iniziata nel 2007, quando Wikileaks intercettò milioni di conversazioni all’insaputa degli interessati, tra cui vi erano degli hacker cinesi che ricercavano su Internet informazioni sui governi occidentali. Wikileaks cominciò a registrare tutto il loro traffico e una piccola frazione fu pubblicata sul sito dell’organizzazione e fu utilizzata come lancio del progetto.

Uno dei primi dossier che contribuì alla notorietà mondiale di WikiLeaks riguardava presunti casi di sospetti di corruzione dell’ex presidente del Kenya Daniel Arap Moi. Un dossier che il nuovo presidente Mwai Kibaki non aveva pubblicato, pur avendone commissionato l’indagine e le attività, probabilmente per motivi politici e di cui Assange ne ottiene la disponibilità a seguito della consegna del dossier da parte di una fonte anonima a Mwalimu Mati (capo del Mars Group Kenya, un gruppo anticorruzione di militanti), che si era registrato come volontario di WikiLeaks.

A seguito della pubblicazione del documento sul sito di WikiLeaks con il titolo “I miliardi spariti del Kenya”, si determina un notevole interesse dell’opinione pubblica sull’argomento al punto tale che, alla luce del risultato straordinario, lo stesso Assange ha valutato nel 10% dei voti la quota di consenso nelle successive elezioni del Kenya condizionata dall’impatto delle sue rivelazioni.

Nel corso del tempo si sperimentano numerosi tentativi per migliorare il modello di informazione del sito in maniera tale da esercitare una influenza sempre rilevante sullo scenario politico globale. Il 25 luglio 2010, WikiLeaks pubblica una raccolta di 91.731 documenti militari relativi alla guerra in Afghanistan con lo slogan “Afghanistan war logs”. I documenti vengono consegnati al Guardian, al New York Times e al Der Spiegel, che verificano l’autenticità del materiale. La diffusione di tali documenti riservati, considerata una delle più estese nella storia militare degli Stati Uniti, rivela informazioni sull’uccisione di civili da parte di truppe statunitensi e britannichee l’azione di sostegno di Pakistan e Iran ai talebani. Il 5 aprile 2010, durante una conferenza stampa a Washington, WikiLeaks pubblica e diffonde un video di 17 minuti che mostra l’assassinio di almeno dodici civili iracheni, tra cui due giornalisti della Reuters, in un attacco messo in atto da due elicotteri Apache americani il 12 luglio 2007, nell’ambito del dossier dal titolo “Iraq war lobs”. L’autenticità del video, chiamato Collateral Murder, è stata confermata anche da un militare americano.

Nell’ottobre 2010 WikiLeaks diffonde più di 300.000 documenti riservati dell’esercito statunitense che rivelano gravi comportamenti delle autorità statunitensi a causa di reiterate condotte di abusi, torture e violenze perpetrate durante la guerra in Iraq.

A partire dal 28 novembre 2010, il sito ha pubblicato una consistente rassegna di documenti riservati che hanno come focus l’operato del governo e della diplomazia statunitense nel mondo, nell’ambito del dossier dal titolo “Cablegate 2010”.

Si tratta, secondo WikiLeaks, della diffusione non autorizzata di 251.287 documenti contenenti informazioni confidenziali inviate da 274 ambasciate americane dislocate in tutto il mondo al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, presso Washington.

I documenti sono stati distribuiti da WikiLeaks a quattro quotidiani (El País, Le Monde, The Guardian e The New York Times) e ad un settimanale (Der Spiegel) che ne hanno pubblicato una prima serie (220 documenti) il 28 novembre 2010. Nei documenti sono incluse valutazioni sul comportamento pubblico e privato di capi di Stato europei, sui rapporti tra Stati Uniti d’America ed Estremo Oriente e sulle posizioni dei più importanti Stati alleati.

Nelle comunicazioni contenute nel dossier, gli ambasciatori riferiscono a Washington informazioni e opinioni su una molteplicità di personaggi di spicco, leader di molti Stati.

Tale fuga di notizie ha comportato un notevole imbarazzo all’amministrazione americana a causa dei contenuti delle comunicazioni di carattere riservato e non sempre propriamente elogiativi e positivi nei confronti dei soggetti menzionati (vi sono, tra l’altro, l’ex Presidente del consiglio italiano Berlusconi, l’ex Presidente francese Sarkozy, quello russo Putin e quello kazako Nazarbaev).

A seguito di tale pubblicazione da parte di WikiLeaks, il Dipartimento di Stato USA ha inviato tramite i suoi legali una lettera di diffida all’avvocato di Assange, appellandosi all’illegalità insita nel semplice possesso di documenti riservati da parte dei gestori di Wikileaks e negando al contempo ogni tentativo di negoziazione per bloccare la pubblicazione. Il 1º dicembre 2010, Barack Obama ha creato una task force denominata Interagency Policy Committee for Wikileaks per contrastare eventuali altre fughe di documenti dagli uffici dell’amministrazione americana.

  1. Il 4 dicembre2010, sul social networkTwitter, WikiLeaks ha lanciato l’operazione “I’m WikiLeaks“: da quel momento, sotto l’hashtag Twitter #imwikileaks centinaia di mirror hanno iniziato a diffondere in massa i contenuti del sito web. L’intento è una decentralizzazione per impedire oscuramenti: in questo modo a WikiLeaks basterà essere online anche una sola ora al giorno ed i mirror duplicheranno i contenuti.

Il 18 novembre 2010 il tribunale di Stoccolma emette un mandato d’arresto in contumacia nei confronti di Assange con l’accusa di stupro, molestie e coercizione illegale.

Il 20 novembre l’Interpol e il Sistema di Informazione Schengen recepiscono il mandato di arresto. Il 7 dicembre 2010 Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato in esecuzione del mandato di cattura europeo. Lo stesso giorno, il tribunale respinge la richiesta di libertà provvisoria su cauzione sostenuta da diverse personalità del cinema e del giornalismo e decide di tenerlo in carcere.

Nel frattempo la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità britanniche, con il sospetto che tale richiesta sia, in realtà, finalizzata alla sua estradizione negli Stati Uniti d’America dove dovrebbe essere sottoposto a processo per spionaggio con il rischio di una condanna all’ergastolo o persino alla pena di morte. Il 16 dicembre, dopo nove giorni di carcere, Assange viene rilasciato su cauzione e la decisione sulla richiesta di estradizione viene rimandata.

Il 2 novembre 2011, l’Alta corte di Londra autorizza l’estradizione richiesta dalla Svezia.

Nel giugno 2012, la Corte Suprema britannica rigetta il ricorso contro l’estradizione, così Assange si rifugia presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico in quanto perseguitato politico. Nel corso di una conferenza stampa del 19 giugno 2012, il ministro degli Esteri Ricardo Patiño conferma che l’Ecuador sta valutando la sua richiesta (già nel 2010, peraltro, Quito aveva offerto ad Assange residenza in Ecuador “senza precondizioni”, per poter “esprimersi liberamente”).

Il 16 agosto 2012 il governo del socialista Rafael Correa concede lo status di rifugiato politico ad Assange.

Assange è stato ripetutamente proposto per il Premio Nobel per la pace, per la sua attività di informazione e trasparenza. Il 2 febbraio 2011, un parlamentare norvegese del Partito Socialista ha candidato il sito al premio Nobel per la pace.

Quella di WikiLeaks, dunque, è un’operazione senza precedenti che riguarda un numero impressionante di documenti riservati mai offerti all’opinione pubblica.

I documenti mettono in evidenza gli interessi geopolitici che condizionano i rapporti degli Stati su scala mondiale, contenendo certamente elementi, fatti e circostanze che i cittadini avrebbero il diritto di conoscere, dal momento che i dispacci parlano di violazioni di diritti umani, corruzioni, oscuri legami finanziari tra le potenze del G8 suscettibili di alterare le normali dinamiche relazioni globali tra gli Stati.

Come si evince dalla descrizione dei documenti pubblicati da WikiLeaks, i dispacci americani contengono numerosi segreti che, secondo alcune personalità, sarebbe giusto e politicamente corretto rivelare all’opinione pubblica in nome del principio della trasparenza politica e democratica, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra il mondo occidentale e il Medio Oriente.

Secondo l’analisi del direttore del New York Time Bill Keller, i documenti permettono di migliorare la conoscenza del mondo «relativamente ad informazioni su tessiture diplomatiche attraverso cui si instaurano i rapporti tra le superpotenze mondiali».

Alcuni leaders politici decidono di ignorare le rivelazioni segrete più imbarazzanti. Altri reagiscono duramente: il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad definisce le informazioni di WikiLeaks come guerriglia psicologica, affermando che gli Stati Uniti d’America deliberatamente lasciano trapelare i file raccolti da WikiLeaks in nome di un complotto diretto a screditare l’Iran a livello internazionale.

Addirittura nel gennaio 2011, Washington è costretta a ritirare il suo ambasciatore in Libia, Gene Cretz poiché il colonnello Gheddadi (ex leaeder libico, ucciso il 20 ottobre 2011 nel corso della rivoluzione attuata dalla resistenza libica), rimane parecchio infastidito dai commenti sulla sua infermiera ucraina (“una bionda voluttuosa”, com’era stata definita nei dispacci americani).

In questo senso, dunque, le rivelazioni di WikiLeaks perseguono la missione di offrire all’opinione pubblica la conoscenza di informazioni che influiscono realmente sui rapporti tra gli Stati.

Nonostante le grandi conquiste ottenute in nome del valore generale della libertà di informazione, il futuro di WikiLeaks è incerto per una serie di ragioni che incidono sulle ulteriori prospettive del progetto.

In primo luogo, le grane legali in cui è coinvolto Assange possono influire sul futuro dello stesso WikiLeaks, sebbene Il 16 agosto 2012 il governo del socialista Rafael Correa abbia concesso lo status di rifugiato politico ad Assange.

Inoltre, un altro rischio per WikiLeaks è rappresentato dalla possibilità di perdere il monopolio della diffusione in rete di notizie segrete a causa della nascita di numerosi siti imitatori e simili specializzati nelle medesime attività informative. Ad esempio, in Germania, nel dicembre del 2010, l’ex numero due di WikiLeaks Daniel Domscheit-Berg lancia OpenLeaks, una piattaforma web concorrente, definendola nel corso della conferenza stampa di presentazione «molto più trasparente e democratica di WikiLeaks».

In realtà, la pubblicità e le polemiche nei confronti del fenomeno dimostrano chiaramente che WikiLeaks sia diventato uno straordinario sistema comunicativo planetario, come conferma Evgeny Morozov, analista del web presso la Standard University, secondo cui WikiLeaks nel giro di pochi anni si trasformerà in un grande intermediario di informazioni, una sorta di camera di compensazione tra le notizie e i giornali, delineandosi un originale modello di business che consentirà ai dirigenti di WikiLeaks di operare come rappresentanti e venditori di idee e notizie raccolte in uno straordinario archivio digitale.

Una vera e propria rivoluzione quella di WikiLeaks in grado di alterare il normale corso politico degli Stati. È il caso della rivoluzione tunisina contro il regime di Ben Alì. All’origine della rivolta c’è sicuramente un sentimento generalizzato di grave frustrazione e delusione popolare nei confronti del regime, ma l’attività dell’organizzazione incide notevolmente nell’intensificazione della rivolta generando un vero e proprio effetto “WikiLeaks”, dal momento che nell’ambito dei fattori che hanno portato la gente a protestare nelle piazze contro il regime Ben Alì bisogna annoverare anche le pubblicazioni del sito di Assange che riguardano i documenti segreti dell’ambasciata americana sulla Tunisia, velocizzando le dinamiche della protesta rivoluzionaria nel territorio tunisino.

I primi cablogrammi relativi al paese magrebino sono stati pubblicati in rete il 28 novembre 2010 e, a poche ore dalla comparsa dei documenti, i membri del blog collettivo indipendente Nawaat avevano già creato il sito “Tunileaks” per diffondere le rivelazioni. Quasi in contemporanea su Twitter, attraverso l’hashtag #tunileaks, gli utenti potevano condividere e segnalare informazioni.

Conferma l’importanza di queste rivelazioni uno dei blogger più famosi della Tunisia, Zied el Heni, il quale afferma testualmente «Questa è stata la prima rivoluzione di Wikileaks: quando la gente ha letto cosa pensava l’ambasciatore americano della Tunisia, definita nei suoi rapporti uno “stato mafioso”, ha cominciato a gridare in piazza ciò che prima, per paura, mormorava solo nei cafè. La protesta cominciata per carovita e disoccupazione si è trasformata in movimento per libertà di opinione e di espressione, diritti garantiti dalla Costituzione e violati sistematicamente per decenni».

Angelo Alù, angelo .alu85@gmail.com, Skipe: angelo.alu.85