La prossima guerra del Nilo

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ETIOPIA – Addis Abeba. Nel prossimo futuro, Egitto e Etiopia potrebbero essere costretti a combattere una “guerra dell’acqua”: Le pretese etiopi sono in contrasto netto con i diritti storici e legali relativi allo sfruttamento delle acque del Nilo  dell’Egitto.

Per qualsiasi governo egiziano, la quota d’acqua spettante dell’Egitto e la sicurezza delle sorgenti del Nilo sono priorità di sicurezza nazionale, a prescindere da chi governi al Cairo. È un fatto dettato dalla geografia. Per secoli, gli Stati e i governi egiziani via via susseguitisi sono stati consapevoli di quanto fosse importante l’acqua per l’Egitto. L’acqua è, di fatto, la linfa vitale del Paese, il 97,5% dell’Egitto è costituito da deserto. Ogni governante egiziano ha sempre usato ogni mezzo per difendere i diritti storici del paese nei confronti delle acque del Nilo. 

Erodoto definì l’Egitto come «dono del Nilo». Possiamo dire che l’Egitto sia l’oasi più grande del più grande deserto del mondo La vita si è sempre concentrata sulle rive del fiume, su cui vivono 90 milioni di persone. Con il burrascoso cambio di regime la tradizionale attenzione verso i tratti non egiziani del fiume è calata.  La vigilanza sui fatti del Corno d’Africa, in particolare sull’Etiopia, dove si trovano le sorgenti e sul Sinai e il Levante, è decisamente calata nell’ultimo anno. I servizi di sicurezza egiziani hanno fallito nel notare gli sviluppi politici a militari alle fonte del Nilo Azzurro in Etiopia, il Nilo Azzurro rappresenta l’86% e il Nilo Bianco il 14% del volume di acqua del Nilo. I due affluenti si incontrano in Sudan prima di fluire in Egitto.

Ora, con la crisi economica e il deterioramento politico tra la Fratellanza Musulmana e l’opposizione, l’equilibrio tra i diversi Paesi che usufruiscono delle acque del Nilo pende verso l’Etiopia, che può unilateralmente aumentare il suo consumo d’acqua. Questo dato influenzerà i diritti dell’Egitto e causare una minaccia.

Sta diventando sempre più tesa la situazione tra il Cairo e i Paesi a monte del grande fiume: il gruppo dei paesi a monte comprende Etiopia, Eritrea, Uganda, Congo, Burundi, Tanzania, Sud Sudan, Ruanda e Kenya.

L’Egitto dipende dal Nilo per il 95% del suo fabbisogno di acqua per bere, l’agricoltura e la produzione di energia elettrica. La crescita della popolazione egiziana è sempre più legata alle acque del Nilo. L’Egitto vanta diritti storici su queste acque nel quadro dell’accordo firmato con la Gran Bretagna nel 1929. Questo dato Ha permesso all’Egitto di opporsi a qualsiasi progetto, nei paesi a monte, che interessasse l’acqua del Nilo. L?accordo del 1929 è vincolante per tre dei paesi a monte, cioè Tanzania, Kenya e Uganda, all’epoca colonie britanniche.

L’Egitto, poi, ha codificato il suo status giuridico in un accordo con il Sudan nel 1959. L’accordo ha dato Cairo 55,5 miliardi di metri cubi di acqua, pari al 66% del flusso totale di acqua, che vanno verso la la diga di Assuan, e il Sudan ha ricevuto 18,5 miliardi di metri cubi, pari al 22%. Il restante, 12%, viene considerato disperso per evaporazione.

I Paesi a valle sostengono che non fossero parte di tali accordi, al momento della firma, e quindi non ne riconoscono la legittimità. I paesi a monte desiderano modificare l’accordo di ripartizione e tenersi più acqua costruendo dighe, incidendo sensibilmente sulla quota di acqua degli Stati a valle, cioè Egitto e Sudan.

Il problema è aggravato dal previsto aumento di popolazione nel bacino del Nilo. Stando alle stime delle Nazioni Unite, la popolazione negli 11 Stati del bacino raggiungerà gli 860 milioni di persone entro il 2050. Questo nata preme per modificaste lo status quo.

Nel maggio 2010, l’Etiopia ha presentato l’Accordo di Entebbe volto a modificare le basi storiche e giuridiche per la condivisione delle acque. La maggior parte dei paesi a monte ha sostenuto l’accordo, ma l’Egitto e il Sudan lo hanno rigettato. 

Se è vero che l’Accordo di Entebbe non è giuridicamente vincolante per l’Egitto e per il Sudan, ma dimostra che l’Etiopia ha delle ambizioni ad imporsi nella costruzione di dighe, che necessariamente influenzano la sorte dell’Egitto e rappresentano quindi una minaccia per il Cairo. E ‘vero che l’Etiopia non può costringere Cairo per firmare, ma l’Accordo di Entebbe lumeggia una grave crisi tra il Cairo e Addis Abeba. 

Negli ultimi anni, infatti, il quadro geopolitico si è chiaramente volto a favore dell’Etiopia. I cambiamenti geopolitici che favoriscono l’Etiopia possono essere riassunti attraverso sei chiavi di analisi:

in primo luogo, la disintegrazione della Somalia, tradizionale rivale dell’Etiopia ha spostato le ambizioni geopolitiche  etiopi nella regione. L’Etiopia ha sfruttato la disintegrazione della Somalia per rafforzare la propria presenza a livello regionale nel Corno d’Africa. 

La seconda chiave è rappresentato dalla divisione del Sudan in due stati: Sudan e Sud Sudan. Tale evoluzione ha indebolito il Sudan (e quindi l’Egitto) nel Corno d’Africa e l’Etiopia partecipa, dal 2012, alla forza di pace delle Nazioni Unite nella regione di Abyei, contesa tra Sudan e Sud Sudan.

La terza chiave è l’indebolimento del Sudan seguito alla crisi in Darfur e all’isolamento internazionale del presidente sudanese che ha notevolmente limitato la capacità di manovra di Khartoum nel conflitto del Nilo.

La quarta chiave è il migliorato rapporto tra l’Etiopia e l’Occidente in generale, e tra l’Etiopia e gli Stati Uniti in particolare, dopo che Addis Abeba è emersa come un partner affidabile nel Corno d’Africa. Ogni anno, l’Etiopia riceve 4 miliardi dio dollari in aiuti militari, e per lo sviluppo. Ma la questione non si limita agli aiuti diretti. L’Occidente ha iniziato a guardare all’Etiopia anche per progetti di sviluppo, come la costruzione di dighe. L’Occidente si era opposto a tali progetti per decenni perché ritenuti una minaccia per la sicurezza regionale.

La quinta chiave è il ruolo della Cina. La Cina è il principale partner commerciale dell’Etiopia e Pechino ha espresso la volontà di finanziare la costruzione di dighe nel Paese e ha offerto la propria competenza nella costruzione. Ovviamente la Cina vuole avere un punto d’appoggio nella regione. L’olio di palma sta in Sud Sudan e grandi risorse minerarie sono presenti in Congo, e l’acqua arriverebbe dall’Etiopia.

La sesta chiave è l’indebolimento del peso politico dell’Egitto nel Corno d’Africa. L’Egitto non gioca alcun ruolo in Somalia e non era nemmeno un player nei negoziati tra il Sudan e il Sud Sudan. Le preoccupazioni interne dell’Egitto stanno indebolendo la sua capacità di confrontarsi con gli attori regionali e internazionali, come la Cina. Anche se l’Egitto è il più grande mercato, tra gli 11 paesi del bacino, per le merci cinesi, la Cina ha fatto altre valutazioni sui suoi interessi nell’area. Il fatto che la Cina abbia offerto il proprio know-how per la costruzione di dighe, una totale mancanza di rispetto per i diritti egiziani. Il governo di Hisham Qandil (un esperto di irrigazione, non un diplomatico, un esperto legale o uno stratega) non sembra in grado di gestire una questione così complessa che coinvolge aspetti giuridici, politici, economici, militari e internazionali.