Kuwait sulla lama del rasoio

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KUWAIT – Kuwait City 06/07/2014. Il governo del Kuwait ha annunciato il 4 luglio che saranno prese tutte le misure necessarie contro ogni «segnale di disturbo e violenza» dopo che la polizia ha disperso un corteo in cui i manifestanti avevano gettato pietre, bruciato pneumatici e bloccato le strade.

Decine di uomini avevano organizzato una marcia nella notte del 3 luglio per chiedere la liberazione del politico Musallam al-Barrak (a destra), arrestato per essere interrogato con l’accusa di aver insultato la magistratura, riportavano i media kuwaitiani; l’udienza per Barrak, ex deputato dell’opposizione, è stata fissata per il 7 luglio. In un comunicato del ministero degli Interni, ripreso dalla Kuna, si legge che: «Una folla di facinorosi ha organizzato una riunione non autorizzata la scorsa notte violando le leggi che vietano tali marce (…) Nonostante i tentativi degli uomini della sicurezza che hanno chiesto ai convenuti di disperdersi, la folla ha continuato a raccogliersi e ha bloccato le strade principali, lanciando pietre contro gli uomini della sicurezza (…) Il Ministero dell’Interno affronterà con mano ferma tutti gli eventuali segnali di disturbo, violenza e incitamento alla violenza … per impedire di mettere a rischio la sicurezza della nazione e dei cittadini». Soprattutto i giovani dimostranti hanno dato fuoco a copertoni e cassonetti, distruggendo un ristorante, prosegue il cominciato del ministero, aggiungendo che erano state arrestate 13 persone. Il sito Alaan mostra immagini di manifestanti feriti e afferma che la polizia abbia usato un cannone ad acqua e gas lacrimogeni per disperdere la folla. Il giornale kuwaitiano Al-Rai ha detto che la polizia ha usato granate assordanti e lacrimogeni per rompere un altro raduno il 2 luglio. Il Kuwait, membro dell’Opec e un alleato degli Stati Uniti, permette una libertà politica maggiore rispetto ad altri stati arabi del Golfo; ha una stampa vivace e un parlamento eletto, ma ha anche vietato i raduni pubblici con oltre 20 persone senza un permesso. Una serie di disordini si registrarono in Kuwait nel 2012 dopo che l’emiro regnante, lo sceicco Sabah al-Ahmed al-Sabah, aveva cambiato la legge elettorale prima delle elezioni parlamentari del dicembre dello stesso anno. Barrak e altri gruppi di opposizione dissero che la mossa era destinata a negare loro la maggioranza e hanno boicottato le elezioni. Barrak, che ha il sostegno di alcune potenti tribù del Kuwait, è stato condannato, e poi assolto, per aver insultato l’emiro nel 2013. Il suo arresto e la condanna avevano innescato una serie di proteste di piazza.