KOSOVO. Nuove tensioni a nord; Vučić chiede all’Onu l’invio di mille unità serbe

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Crescono ancora le tensioni a nord del Kosovo: se i dialoghi tra Belgrado e Pristina mediati da Bruxelles sono saltati, si profila la possibilità di una bozza di accordo proposta da Francia e Germani. Proposta che punta a una sorta di normalizzazione dei rapporti tra i due paesi con un reciproco scambio di missioni permanenti di (ufficiosa) rappresentanza diplomatica nelle due capitali. Ma perché Vučić e Kurti possano affrontare la questione, bisogna prima trovare un accordo sulla questione delle targhe al confine.

Ma è ancora difficile pensare a una facile risoluzione del problema a nord del Kosovo, soprattutto perché rimane il problema del riconoscimento da parte di Pristina dell’Associazione delle municipalità serbe a nord del paese, un’entità che garantirebbe un certo grado di autonomia alla minoranza serba. A peggiorare la situazione, a novembre i rappresentanti della minoranza serba in Kosovo hanno boicottato le istituzioni del paese.

Questo crea una serie di problemi, tra cui proprio quello del mantenimento dell’ordine pubblico nelle municipalità a nord del paese, proprio ora che stanno di nuovo aumentando le tensioni. Ma non solo: per Vučić ora il problema è che nessun membro del partito che controlla, la Srpska Lista (SL), è ai vertici. Proprio la scorsa settimana, il premier kosovaro Albin Kurti ha nominato come nuovo ministro per le Autonomie l’indipendente Nenad Rasić, un forte gesto di provocazione nei confronti del presidente serbo.

A provocare l’escalation degli ultimi giorni è stato proprio l’arrivo di unità di polizia kosovare nelle municipalità del nord. A far parlare di nuovo della possibilità di una guerra tra i media occidentali è la dichiarazione del capo dell’Ufficio serbo per il Kosovo e la Metohija Petar Petković, che ha asserito che Belgrado potrebbe decidere di spostare fino a mille unità del proprio personale di sicurezza in territorio kosovaro, in conformità con la risoluzione 1244 dell’Onu.

Ma ovviamente KFOR, la missione delle Nazioni unite, non approverebbe mai la richiesta. Insomma, quelle delle ultime ore sono nuove provocazioni tra Pristina e Belgrado che ancora allontanano la prospettiva di un accordo sulle targhe, unico presupposto per un nuovo tentativo di mediazione tra le due parti da parte dei partner europei.

Carlo Comensoli

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