KOSOVO. Altre barricate a Mitrovica. Vucic all’attacco

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Il 27 dicembre, i serbi del Kosovo hanno eretto altri blocchi stradali nel nord del Kosovo e hanno sfidato le richieste internazionali di rimuovere quelli posti in precedenza, un giorno dopo che la Serbia ha messo le sue truppe vicino al confine in un alto livello di preparazione al combattimento.

Le nuove barriere, costituite da camion pesantemente caricati, sono state erette durante la notte a Mitrovica, città del Kosovo settentrionale divisa tra serbi e albanesi, che rappresentano la maggioranza dell’intero Kosovo.

È stata la prima volta dall’inizio della recente crisi che i serbi hanno bloccato le strade di una delle città principali. Finora le barricate erano state poste sulle strade che portano al confine tra Kosovo e Serbia.

Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato di aver ordinato il massimo stato di allerta dell’esercito per «proteggere il nostro popolo (in Kosovo) e preservare la Serbia». Ha affermato che Pristina si sta preparando ad “attaccare” i serbi del Kosovo nel nord del Paese e a rimuovere con la forza alcuni dei blocchi stradali che i serbi hanno iniziato a erigere 18 giorni fa per protestare contro l’arresto di un ex ufficiale di polizia serbo del Kosovo.

Martedì Vucic si è rivolto ai giornalisti insieme al Patriarca serbo Porfirije, al quale le autorità kosovare hanno impedito il 26 dicembre di entrare in Kosovo e di visitare una chiesa serba medievale prima del Natale serbo-ortodosso, che si celebra il 7 gennaio. Vucic ha accusato l’Occidente e le autorità kosovare di etnia albanese di complottare insieme per “scatenare disordini e uccidere i serbi” che presidiano le barricate.

«Il loro obiettivo è quello di espellere la Serbia dal Kosovo… con l’aiuto dei loro agenti a Belgrado», ha detto, riferendosi apparentemente alla rara opposizione e ai media indipendenti, che criticano la sua gestione della crisi del Kosovo e le sue politiche sempre più autocratiche.

Ha, poi, dichiarato che sta attualmente negoziando con i mediatori dell’Unione Europea e degli Stati Uniti “per preservare la pace e trovare una soluzione di compromesso” per la crisi attuale.

Il primo Ministro serbo Ana Brnabic sempre il 27 dicembre ha rifiutato di commentare le affermazioni secondo cui la Serbia avrebbe inviato in Kosovo un certo numero di uomini armati che probabilmente presidiano le barricate.

I funzionari del Kosovo hanno accusato Vucic di usare i media statali serbi per fomentare problemi e scatenare incidenti che potrebbero fungere da pretesto per un intervento armato nell’ex provincia serba.

Il Kosovo ha chiesto alle forze di pace guidate dalla NATO di rimuovere le barriere e ha lasciato intendere che saranno le forze di Pristina a farlo se la KFOR non reagirà. Circa 4.000 forze di pace guidate dalla NATO sono di stanza in Kosovo dalla guerra del 1999, che si è conclusa con la perdita del controllo del territorio da parte di Belgrado.

Un eventuale intervento armato serbo in Kosovo provocherebbe probabilmente uno scontro con le forze della NATO e significherebbe una forte escalation delle tensioni nei Balcani, ancora provati dalla sanguinosa disgregazione della Jugoslavia negli anni Novanta.

La KFOR e l’UE hanno chiesto a Pristina e Belgrado di dare prova di moderazione e di evitare provocazioni.

Tommaso Dal Passo

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