KOSOVO. Accordo a Bruxelles sui documenti: un passo verso una distensione?

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“We have da deal.” Così su Twitter l’alto rappresentante Ue Josep Borrell ha annunciato il raggiungimento di un accordo tra Kosovo e Serbia che permetterebbe di risolvere la questione della reciprocità sui documenti richiesti alla frontiera.

A fine luglio a nord del Kosovo, nella zona in cui si concentra la popolazione di nazionalità serba, si era aperta una nuova crisi: le tensioni riguardavano la decisione di Pristina di imporre targhe temporanee ai veicoli provenienti dalla Serbia, e la richiesta di appositi documenti ai cittadini serbi che passavano il confine.

Per evitare che la crisi degenerasse, il governo kosovaro guidato dal premier Albin Kurti decise di posticipare di un mese l’imposizione delle nuove misure. L’annuncio di Borrell a fine della settimana scorsa arriva quindi a pochi giorni dalla scadenza delle regole provvisorie concesse da Pristina.

Secondo il nuovo accordo, la reciprocità riguarda soltanto la questione dei documenti di identità richiesti alla frontiera. La Serbia, infatti, si impegnerebbe a non richiedere fogli temporanei ai cittadini kosovari che entrano ed escono dal paese; in cambio, Pristina rinuncerebbe a imporre documenti sostitutivi della carta d’identità ai serbi provenienti da oltre-confine.

Sarebbe il primo accodo raggiunto, solo oralmente, tra Kurti e il presidente serbo Aleksandar Vučić in più di un anno. Resta da capire se le misure verranno veramente implementate, visto anche che il compromesso non riguarderebbe la quesitone dell’imposizione delle targhe, che simbolicamente riassume i motivi delle reali tensioni alla frontiera. Anche Vučić ha chiarito che sulla questione dei veicoli non c’è nessuna reciprocità. A monte resta comunque da risolvere lo status delle municipalità serbe a nord del Kosovo, punto centrale dei dialoghi tra le due parti con la mediazione di Bruxelles.

Kurti insiste sul fatto che l’unico vero obiettivo di Pristina è la normalizzazione dei rapporti grazie a un “accordo vincolante basato sul riconoscimento reciproco”. Intanto però a Belgrado lo stesso Vučić ha precisato che la scelta di concedere il riconoscimento dei documenti di identità kosovari al confine sarebbe stata presa solo per “ragioni pratiche”: il presidente serbo intende evitare che l’accordo informale raggiunto alla fine della scorsa settimana possa essere interpretato come un passo verso una qualsiasi forma di riconoscimento del Kosovo.

Carlo Comensoli