
I servizi speciali kirghisi hanno sventato un tentativo di organizzare disordini di massa e un successivo colpo di stato nel Paese, ha riferito il Comitato statale per la sicurezza nazionale della repubblica. Il paese centroasiatico sta attraversando una fase molto difficile della sua transizione verso la modernità.
Tra gli impegni presi nei confronti del suo popolo anche quello di tenere sotto controllo i gruppi estremisti islamici e tra i provvedimenti intrapresi per motivi di sicurezza c’è l’introduzione del divieto di Indossare il niqab.
Proprio in questi giorni il Kirghizistan ha inizia a spiegare ai cittadini il divieto di indossare il niqab. Come riportato dall’ufficio stampa del Comitato statale per la sicurezza nazionale della Repubblica, è vietato indossare nei luoghi pubblici abiti che non consentano l’identificazione della persona, ovvero il niqab. La violazione comporta una multa di 20 mila som (230 dollari).
“Per ora si stanno svolgendo attività esplicative tra la popolazione”, ha affermato il servizio speciale. Il Comitato statale per la sicurezza nazionale ha aggiunto che le stesse restrizioni si applicano anche alle barbe folte.
“Se una persona porta la barba, deve prendersene cura e tenerla in ordine, e non deve andare in giro in luoghi pubblici con un aspetto trasandato”, ha spiegato l’ufficio stampa. Il Consiglio degli Ulema musulmani del Kirghizistan ha espresso il suo sostegno a queste restrizioni. Ricordiamo che tra il 2014 e il 2018 intere famiglie sono partite dal Kirghizistan e si sono trasferite in Siria per dare vita allo Stato Islamico. E sono ancora numerosi i jihadisti che provengono dal centro Asia con particolare riferimento all Kirghizistan, Tajikistan e Uzbekistan.
In Siria e in Iraq ai tempi dello Stato Islamico questi combattenti formavano vere e proprie Katibe, gruppi di combattenti che assaltavano e conquistavano i villaggi per conto del Califfo. A loro era dedicata una pubblicistica nelle loro lingue d’origine.
Maddalena Ingrao
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