Religioni contro il radicalismo

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KAZAKHSTAN – Astana 21/09/2014. I leader religiosi di tutto il mondo, si sono riuniti il 18 settembre nella capitale kazaka per preparare il V Congresso mondiale dei leader religiosi.

L’evento, cha ha cadenza triennale, intende mostrare l’unità e la determinazione a farsi sentire dai politici in un mondo lacerato da guerre spesso presentate come conflitti tra le civiltà. «È necessario che questo Congresso trascenda il dialogo tra i leader religiosi per promuoverne un altro, tra i leader religiosi e quelli politici. E deve essere un dialogo tra persone che ascoltano» ha detto il presidente del Senato del Kazakhstan, Kasim Zhomart Tokaev, il 18 settembre in un’intervista all’agenzia Efe. I rappresentanti di Islam, Cristianesimo, Buddismo, Ebraismo, Induismo, Taoismo e Shintoismo sono riuniti ad Astana per la XIII riunione della Segreteria del Congresso. Il V Congresso, che si terrà ad Astana nel giugno 2015 con il titolo “Dialogo tra leader politici e religiosi in nome della pace e dello sviluppo”, cercherà di aprire nuove vie di comunicazione e cooperazione. «Inviteremo politici che sono veramente in grado di contribuire al dialogo tra le diverse religioni. Tra questi, ovviamente, ci saranno presidenti e primi ministri», ha detto il vice Ministro degli Esteri kazako Yerzhan Ashikbaev in una conferenza stampa. Solo in questo modo, molti dei leader dicono, si può passare dalle parole ai fatti per trovare una soluzione definitiva per una serie di conflitti falsamente caratterizzati come religiosi da chi li inizia. Con l’estremismo islamico al centro dell’attenzione mondiale, tutti i leader riuniti a Astana hanno detto che in nessun modo il terrorismo deve essere correlato a una delle religioni più importanti del pianeta. «Tutti qui oggi hanno sottolineato che l’Islam non ha nulla a che fare con il terrorismo. È stato sottolineato anche dai rappresentanti delle religioni cristiane» ha detto Yerzhan Mayamerov, Gran Muftì del Kazakhstan. Mayamerov ha ricordato che il Kazakhstan, un paese in cui coesistono più di 140 gruppi etnici di praticamente tutte le convinzioni religiose, è riuscito come pochi altri ad evitare il fondamentalismo religioso. «Dal momento dell’indipendenza nel 1991, abbiamo invitato tutti a vivere in pace. E come prova della nostra determinazione, abbiamo rifiutato il possesso di armi nucleari ereditate dall’Unione Sovietica» ha aggiunto Mayamerov. Il presidente del senato, Tokaev, ha aggiunto che per evitare che la gente si unisca ai radicali, un paese deve «alzare il loro livello economico, promuovere l’educazione fin dall’infanzia, insegnare la tolleranza, e spiegare ai giovani che il futuro appartiene alla ragione umana, alle tecnologie, alzando una barriera contro il radicalismo». «Grazie a Dio questo incontro può svolgersi qui oggi in un momento così difficile per il mondo, quando tanti sono perseguitati per motivi religiosi», ha detto Tomasz Peta, arcivescovo di Astana e presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Kazakistan, cui affatto eco il diacono della chiesa ortodossa, il diacono Roman Bogdasarov. Peta hah poi aggiunto: «Nessuno può perpetrare atti di violenza in nome di Dio. Si tratta di una perversione, una distorsione della religione. È qualcosa che viene dal diavolo». Il Congresso, fondato nel 2003 dal presidente kazako, Nursultan Nazarbaev, mentre infuriava il dibattito internazionale sulla guerra in Iraq, si è rivelato nel decennio successivo come uno dei più importanti eventi internazionali organizzati dall’ex repubblica sovietica.