KAZAKHSTAN. Non ci sono prove di attacco terroristico

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A partire dal 10 gennaio il presidente del Kazakhstan, Tokayev, ha iniziato una serie di colloqui telefonici, tra cui una conversazione produttiva con il capo del Consiglio europeo Michel, in cui il presidente kazako ha confermato che le autorità non stavano usando la forza contro i manifestanti pacifici. Nel frattempo sale a tre il numero di alti ufficiali di Almaty morti per infarto. A confermarlo lo stesso Ministero per gli Interni. Un quarto sarebbe suicida: si tratterebbe del generale Suleimenov che è stato perseguito penalmente per essersi rifiutato di sparare alle persone durante le proteste. Da fonti kirghize si apprende, inoltre che due cittadini kirghisi sono stati uccisi durante le proteste di massa in Kazakistan.

L’ONU ha espresso preoccupazione alle autorità kazake per l’uso improprio dei simboli dell’organizzazione durante un’operazione di polizia. L’ONU ha chiesto a partire dal 10 gennaio che la giustizia per i detenuti in Kazakistan sia eseguita secondo le norme internazionali. Gli Stati Uniti hanno chiesto al governo kazako di revocare l’ordine di sparare per uccidere chi non depone le armi. Nel frattempo la CSTO fa sapere che a partire dal 13 gennaio inizierà il ritiro delle truppe.

Tokayev nel frattempo ha riferito che durante le manifestazioni erano presenti i militanti, di Afghanistan e del Medio Oriente. A partire dal 10 di gennaio, i militari bielorussi hanno iniziato ad attrezzare cellule di tiro nelle stazioni di servizio in Kazakistan e l’esercito russo usava i droni Orlan-10 per monitorare le vicinanze dell’aeroporto di Almaty. Arrivati anche i membri della 25a Brigata Scorpione a scopo speciale dell’esercito kirghiso ad Almaty. Tokayev ha detto che i terroristi stranieri hanno portato via i cadaveri dei loro associati dagli obitori, li hanno raccolti nelle strade e li hanno portati via. Pertanto, non ci sono prove di un attacco terroristico. L’11 gennaio come annunciato alla stampa Tokayev ha nominato un nuovo governo. I capi del ministero della difesa Bektanov, del ministero degli esteri Tleuberdi, del ministero degli interni Turgumbayev rimangono in carica. Tra i morti oramai diverse decine, anche 4 minori. L’ultimo, un dodicenne ucciso da un colpo alla nuca.

Nel frattempo si apprende che il numero di detenuti sale a 10.000. Resta in carcere, per 2 mesi per tradimento, l’ex capo del KNB Karim Masimov: a dirlo il tribunale d’inchiesta di Nur-Sultan. In manette anche il combattente kazako di MMA Kuat Naiman Khamitov. Si sa che è detenuto dal KNB ad Almaty. Khamitov ha partecipato a raduni pacifici e ha esortato la gente a calmarsi. «Residenti di Atyrau, Aktau e Mangistau, voglio dire alle persone che scendono in strada e si prendono cura del paese – siamo con voi! Che siate Nayman o Kazaki, non solo seduti a casa e seduti al telefono, ma non trovando un posto per sedersi a casa, anche se non ci siamo, siamo con voi! Se ci sono ragazzi che vanno ad Almaty, scrivetemi! Siamo sicuramente pronti a sostenere il popolo kazako! Avanti, Kazakistan!» ha detto Khamitov in un video sulla sua pagina Instagram.

Il 12 gennaio la situazione ad Almaty si stabilizza: 1.600 persone arrestate in un solo giorno e elicotteri che pattugliano dal cielo. Tokayev stabilizzata la situazione è arrivato ad Almaty. Il segretario generale della CSTO Stanislav Zas ha successivamente messo il presidente Kassym-Jomart Tokayev al corrente dell’inizio del ritiro del contingente dell’organizzazione dal Kazakistan.

A preoccupare ora il confine con il Tagikistan, dove i Talebani hanno inviato un battaglione di forze speciali suicide di recente formazione. Stanno aumentano le tensioni tra il Tagikistan, l’Uzbekistan e i talebani per via degli aerei militari internati dell’ex regime afgano, le due parti stanno inviando rinforzi sulla linea di confine. Nella Gionata del 13 il governo kazako annuncia la fine dell’operazione antiterrorismo definita come completata in quasi tutte le regioni del Kazakistan, ha detto il Comitato di sicurezza nazionale. Il livello di allarme rosso terroristico è stato revocato nella capitale del Kazakistan.

Graziella Giangiulio