KAZAKHSTAN. La CSTO flette i muscoli ad Almaty

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I soldati dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, Csto, struttura diplomatico militare dominata dalla Russia, sono arrivati in Kazakistan per aiutare a placare la situazione esplosiva del paese e difendere il presidente Kassym-Jomart Tokayev dalle violente proteste che hanno scosso il regime autoritario.

«Le unità militari russe delle forze aeree si sono unite alle forze collettive di pace della Csto. Attualmente, gli aerei dell’aviazione militare e da trasporto delle forze aerospaziali russe stanno inviando unità russe del contingente di pace nella Repubblica del Kazakistan», si leggeva in un comunicato della Csto il 6 gennaio ripreso da BneIntellinews.

Le forze sarebbero impegnate nella «protezione di importanti strutture statali e militari, nell’assistenza alle forze dell’ordine della Repubblica del Kazakistan per stabilizzare la situazione e riportarla all’ordine legale».

Anche i soldati degli altri membri della Csto, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, hanno confermato la loro presenza.

Ci sono già stati rapporti che le forze speciali russe hanno partecipato a un’operazione per riprendere il controllo dell’aeroporto di Almaty che è stato brevemente occupato dai manifestanti il 5 gennaio.

Quando i disordini si sono intensificati il 5 gennaio, il presidente Tokayev aveva fatto appello all’aiuto militare alleato «per aiutare il Kazakistan a superare questa minaccia terroristica». Per la prima volta nei suoi 30 anni di storia, la Csto ha immediatamente accettato di inviare “forze di pace” e il giorno dopo le truppe avevano già iniziato ad arrivare.

«Alla luce delle minacce alla sicurezza nazionale e alla sovranità della Repubblica del Kazakistan, anche da interferenze esterne», il Csto avrebbe inviato delle forze di pace «per un periodo limitato di tempo con l’obiettivo di stabilizzare e normalizzare la situazione», ha scritto il primo Ministro armeno Nikol Pashinyan, attuale capo del Csto, su Facebook. Pashinian ha aggiunto che ci sono «pericoli che minacciano la sicurezza nazionale e la sovranità del Kazakistan, che sono sorti a causa di un intervento esterno».

La Csto interviene in base al suo articolo 4, assai simile all’articolo 5 della Nato sulla difesa collettiva, che afferma: «Se uno degli Stati parte subisce un’aggressione da parte di qualsiasi Stato o gruppo di Stati, questo sarà considerato come un’aggressione contro tutti gli Stati parte del presente trattato. Nel caso di un atto di aggressione contro uno degli Stati partecipanti, tutti gli altri Stati partecipanti gli forniranno l’assistenza necessaria, anche militare, e forniranno anche il supporto a loro disposizione per esercitare il diritto alla difesa collettiva in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite».

Nonostante le accuse di Tokayev che sta affrontando “bande di terroristi” addestrati dall’estero, finora non è stata presentata alcuna prova credibile che il Kazakistan stia affrontando una minaccia esterna, come previsto dall’articolo 4.

Fino agli eventi kazaki, la Csto ha avuto poco da fare. Da quando il trattato istitutivo è stato firmato il 15 maggio 1992, le sue mosse più notevoli sono state la creazione di una Forza Collettiva di Reazione Rapida nel 2009 e di forze di pace nel 2007.

Circa 3.000 soldati e 600 membri del ministero dell’Interno sono assegnati alla forza di pace della Csto. Nell’ottobre 2016, Csto ha anche deciso di istituire un proprio Centro di risposta alle crisi con sede a Yerevan, in Armenia, incaricato di aiutare a organizzare qualsiasi decisione di risposta alle crisi presa dall’organizzazione.

La prima esercitazione di mantenimento della pace, Unbreakable Brotherhood 2012, si è effettivamente tenuta in Kazakistan. Le unità della Csto tengono regolarmente esercitazioni congiunte, le loro ultime manovre in ottobre sono state condotte in Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan sulla scia della presa di potere in Afghanistan da parte dei talebani, ma mai prima d’ora la Csto ha accettato di inviare forze militari e invocare l’articolo 4.

Nel 2010, quando il Kirghizistan stava vivendo enormi disordini etnici, e in Armenia nel 2021, la Csto non ha risposto alle richieste di aiuto.

Nell’attuale crisi centrasiatica, si innesta quella dell’Ucraina, dato che le truppe che normalmente andrebbero in Asia centrale dal distretto militare centrale della Russia sono state in gran parte riassegnate al distretto militare occidentale vicino all’Ucraina.

È da vedere se le forze del Csto giocheranno un ruolo di prima linea nel sedare i disordini, ma anche il fatto che siano state schierate potrebbe danneggiare la credibilità sia del regime di Tokayev che di alcuni degli stati che partecipano alla missione del Csto. Se la repressione diventa molto sanguinosa, questo potrebbe danneggiare la loro reputazione.

Per Tokayev, l’appello all’aiuto russo va contro gli interessi kazaki nel cercare di limitare l’influenza di Mosca all’interno del paese, data la sua considerevole minoranza russa e la sua storia di dominazione sovietica. L’intervento del Csto, poi, è stato paragonato alla repressione del Patto di Varsavia della Primavera di Praga del 1968 in Cecoslovacchia.

Antonio Albanese