#ISRAELIRANWAR. Stallo nel dialogo Teheran-Washington. Delegazione saudita negli States per parlare di Iran. Mousavi: 1000 missili pronti a colpire obiettivi sensibili americani-israeliani

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Il vice presidente statunitense delude gli Israeliani. Secondo il Times of Israel: “Vance è sotto attacco nel Giorno della Memoria dell’Olocausto: le critiche aumentano dopo che la sua dichiarazione ufficiale non ha menzionato né gli ebrei né i nazisti. I critici affermano che la formulazione era eccessivamente vaga, concentrandosi sulle “vittime” dell’Olocausto senza nominare esplicitamente gli ebrei, che furono i principali obiettivi del genocidio nazista. Gruppi e commentatori ebraici sostengono che evitare un linguaggio chiaro rischia di insabbiare la storia e minare l’educazione all’Olocausto. I sostenitori e alcuni funzionari difendono la dichiarazione, affermando che avrebbe dovuto essere “inclusiva” e onorare tutte le vittime. La controversia nasce in un contesto di crescenti tensioni politiche sull’antisemitismo, sul linguaggio usato nei memoriali dell’Olocausto e sui messaggi nella politica statunitense”.

Shagiv Asolin, ex alto funzionario del Mossad e ora ricercatore presso il Jerusalem Center for Foreign and Security Policy, ha spiegato in merito a un possibile attacco a Teheran: “L’attacco all’Iran avverrà al momento giusto, con un altissimo fattore sorpresa”. Una delegazione israelo-saudita è arrivata alla Casa Bianca per discutere di un potenziale attacco all’Iran.

Nella sua deposizione alla Commissione Affari Esteri del Senato, il Segretario di Stato Marco Rubio ha affrontato il tema del rafforzamento militare in corso in Medio Oriente contro l’Iran, affermando: “Per quanto riguarda la nostra presenza nella regione, ecco il principio fondamentale che voglio stabilire per tutti. Il principio fondamentale è questo: abbiamo 30.000-40.000 americani. La gente si lascia trasportare da previsioni azzardate e irrazionali; è lì che si può trarre profitto.” 

E ancora ha detto: “Personale militare iraniano di stanza in otto o nove siti nella regione. Tutti questi siti si trovano nel raggio d’azione – non teoricamente, ma nella realtà – di molte migliaia di munizioni vaganti e missili balistici a corto raggio iraniani che minacciano la nostra presenza militare. Dobbiamo disporre di forze e potenza sufficienti nella regione, anche solo a livello basilare, per difenderci da questa possibilità. Che a un certo punto, per qualsiasi motivo, il regime iraniano possa decidere di colpire la nostra presenza militare nella regione”.

E sempre Rubio ha detto: “Il Presidente, Donald Trump, si riserva sempre l’opzione della difesa preventiva. In sostanza, se abbiamo indicazioni che stiano per attaccare le nostre forze nella regione, per proteggere il nostro personale nella regione. Abbiamo anche accordi di sicurezza, il Piano di Difesa Israeliano e altri che ci impongono di avere una posizione di forza nella regione per proteggerci da questo. Quindi penso che sia ragionevole e prudente avere una posizione di forza nella regione che possa reagire e, forse non necessariamente ciò che accade, ma se necessario, prevenire preventivamente un attacco a migliaia di soldati americani e ad altre strutture nella regione e ai nostri alleati. Spero che non si arrivi a questo. Ma credo che quello che state vedendo ora sia la capacità di schierare forze nella regione per proteggerci da una possibile minaccia iraniana al nostro personale. Hanno certamente la capacità di farlo perché hanno accumulato migliaia e migliaia di missili balistici, che hanno costruito nonostante la loro economia sia al collasso. Continuano a spenderci soldi.”

Secondo Rubio: “Le proteste in Iran potrebbero essersi placate, ma riprenderanno in futuro. Gli Stati Uniti stanno consentendo un’operazione militare preventiva contro l’Iran e rafforzeranno le loro forze in Medio Oriente”.

Secondo Axios, Trump ha dato all’Iran un ultimatum di 24 ore per raggiungere un accordo che includa il completo abbandono dei suoi programmi nucleari e missilistici balistici, ultimatum che è scaduto. Nonostante questa politica intimidatoria secondo il New York Times: “I colloqui per procura tra Stati Uniti e Iran sono in stallo”.

Secondo il Wall Street Journal, tutti i 27 paesi dell’UE ora sostengono l’idea di dichiarare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran un’organizzazione terroristica. 

A cercare di placare la tensione la Turchia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha proposto al suo omologo americano, Donald Trump, di tenere un vertice trilaterale sull’Iran. Questa affermazione è stata diffusa dal quotidiano filogovernativo turco Hürriyet. Secondo la pubblicazione, Erdogan avrebbe espresso questa proposta il 27 gennaio in una telefonata con il Presidente degli Stati Uniti. Il leader turco ha chiesto un vertice tra Stati Uniti, Iran e Turchia, possibilmente in videoconferenza. “Trump sarebbe favorevole alla proposta di Erdogan”, scrive l’editorialista della pubblicazione, Hande Fırat. Secondo l’Agenzia di stampa francese AFP: sei persone arrestate in Turchia con l’accusa di spionaggio a favore dell’Iran.

L’Iran non sembra al momento disposto a continuare il dialogo con gli Stati Uniti. Il Vice Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica Kazem Gharibabadi ha detto: “L’Iran sta entrando nella terza fase del conflitto con Stati Uniti e Israele. Le prime due fasi sono state la guerra di 12 giorni con Israele la scorsa estate e le proteste di massa che continuano nella repubblica da fine dicembre”.

La missione della Repubblica Islamica presso le Nazioni Unite ha avvertito che Teheran avrebbe risposto “come mai prima” in caso di un altro attacco statunitense. Missione permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite: “L’ultima volta che gli Stati Uniti sono stati coinvolti nelle guerre in Afghanistan e Iraq, hanno speso oltre 7.000 miliardi di dollari e perso oltre 7.000 vite americane. L’Iran è pronto al dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci, ma se verrà messo alle strette, si difenderà e risponderà come mai prima d’ora!”. 

Ali Shamkhani, consigliere politico senior della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ha dichiarato che qualsiasi idea di un “attacco limitato” all’Iran è un’illusione, affermando che qualsiasi azione militare degli Stati Uniti “da qualsiasi fonte e a qualsiasi livello” sarà considerata l’inizio di una guerra e riceverà una risposta “immediata, totale e senza precedenti, colpendo il cuore di Tel Aviv e tutti i sostenitori dell’aggressore [Israele e Stati Uniti, ndr]”.

Secondo TASS i russi hanno soccorso una nave iraniana nel Mar Caspio. L’operazione di salvataggio della nave iraniana nelle acque del porto di Makhachkala è stata completata, secondo l’ufficio stampa del porto commerciale di Makhachkala. L’equipaggio è in buone condizioni. E la nave è al sicuro al molo.

Proseguono anche i colloqui tra Siria e Israele. Gli Stati Uniti insistono affinché Israele e Siria concludano un accordo di sicurezza entro marzo, e i funzionari affermano che un annuncio potrebbe essere fatto a breve. I negoziati hanno fatto progressi significativi, ma un punto critico rimane la presenza militare israeliana sul Monte Hermon, che i funzionari israeliani descrivono come una “linea rossa” non negoziabile per la sicurezza nazionale. Il presidente Trump ha discusso la questione in una telefonata con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, informandolo di aver concesso al primo ministro Netanyahu un mese per finalizzare un accordo e sottolineando il suo desiderio di una Siria unita. Sebbene la maggior parte degli elementi dell’accordo siano stati concordati, la questione del Monte Hermon rimane irrisolta e i funzionari occidentali dubitano che Israele cambierà la sua posizione entro la scadenza. I colloqui includono anche un accordo secondo cui la Siria non reintrodurrà le truppe nella provincia di Suwayda, ma proseguirà invece i colloqui di integrazione con il sostegno israeliano. Nonostante questo ostacolo residuo, i funzionari siriani affermano di aspettarsi una svolta a breve.

Secondo la testa Al-Akhbar: “il Libano rilascerà tutti i prigionieri siriani che hanno scontato più di 10 anni di pena, compresi quelli condannati per l’omicidio di militari e civili libanesi”.

Ed ora uno sguardo alla linea del fronte aggiornato alle ore 14:00 del 29 gennaio. Un aereo Bombardier E-11A è decollato di recente dalla Grecia diretto in Arabia Saudita. Questo velivolo fornisce dati e comunicazioni vocali vitali per le forze di terra e aeree, soprattutto in terreni montuosi e complessi (come l’Iran).

In risposta l’Iran per voce del Comandante in Capo dell’Esercito iraniano, Abdolrahim Mousavi: “Mille missili strategici sono stati aggiunti alle nostre forze in risposta alle nuove minacce”. Ricordiamo che l’Iran nei giorni scorsi ha già fatto le nomine in caso di uccisione die massimi vertici dello Stato Maggiore iraniano in caso di guerra con gli Stati Uniti e Israele. L’agenzia di stampa Tasnim parla di 1000 droni.

Continua la sorveglianza israeliana su Libano e Siria attraverso una nuova sortita dello Squadrone 122 con un velivolo AWACS, sotto il comando del Comando Operazioni Aeronautiche Nachshon Aitam 537, dal nord di Gaza, in una missione di sorveglianza precisa delle coste libanesi e siriane, del Libano meridionale, oltre a Quneitra, Daraa e l’entroterra. Nachshon Aitam 537 – 738A4C

Il giornalista Ali Hamadeh: “Il cacciatorpediniere americano Roosevelt si trova ora al largo delle coste del Libano per scoraggiare Hezbollah nel caso in cui intervenga in una guerra contro l’Iran”. I magazzini raggiunti dall’esercito libanese a sud del fiume Litani includono testate missilistiche Kornet. Lo Stato libanese ha richiesto queste testate alla parte americana, ma la richiesta è stata respinta. Fonte: responsabile delle Risorse e dei Confini di Hezbollah, Nawaf al-Moussawi. L’esercito libanese sta rafforzando la sua posizione di recente istituzione nella città di Adaysah, di fronte a Misgav Am.

Aerei da guerra israeliani sorvolano la periferia sud di Beirut. Aerei da guerra a bassa quota sorvolano la valle centrale della Bekaa, arrivando fino a Baalbek. Bombardamento di artiglieria nella zona di Al-Salhani, periferia di Ramiya, Libano meridionale. Scontri e risse tra insegnanti che organizzano un sit-in davanti al Parlamento e le forze di sicurezza. Feriti tra i manifestanti.

Haaretz: Funzionari israeliani: “Accelerare la ricostruzione a Gaza senza disarmo rappresenterebbe una nuova minaccia per “Israele”. Nel frattempo si indaga sui casi di contrabbando di beni a Gaza. La polizia israeliana ha rilasciato dichiarazioni che affermano di aprire la strada all’incriminazione di 11 persone coinvolte nel caso di contrabbando di beni da Israele alla Striscia di Gaza, due giorni dopo che il tribunale ha autorizzato, per la prima volta, la pubblicazione dei dettagli dell’indagine. Fonti del sistema di sicurezza hanno confermato che l’anno scorso migliaia di beni sono stati introdotti clandestinamente nel settore con vari metodi, sebbene Gaza fosse presumibilmente completamente assediata dall’esercito.

Si registrano scontri tra residenti durante la battaglia contro l’attacco dei coloni a Khirbet Al-Qut nella città di Beit Ummar, a nord di Hebron.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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