#ISRAELIRANWAR. Si combatte anche a colpi di spionaggio 

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I conflitti in Medio Oriente che hanno coinvolto direttamente Israele, Libano e lo Yemen nella penisola Araba e ancora l’Iran hanno alimentato la pubblicistica in materia di spionaggio. Sempre più reti di spie vengono “sventate” in paesi quali l’Iran, la Turchia, ma anche Iraq, Azerbaijan e ovviamente Israele e Libano. 

In un servizio trasmesso su Kan Channel, si apprende che un gran numero di residenti israeliani ha spiato per conto dell’Iran. A condurre i cittadini a tradire Israele: “problemi finanziari ed economici”. L’età delle spie è stata determinata tra i 13 e i 74 anni. Alcune persone erano palestinesi nati in Cisgiordania, e altre erano entrate in Palestina come immigrati e ricercatori.

Secondo il servizio di Kan Channel, queste persone, giovani e anziani, uomini e donne, provenivano da ogni ceto sociale, inclusi ebrei, arabi, laici, ultraortodossi e laici.

I rapporti dimostrano che l’intelligence iraniana era molto accurata e che, attraverso queste persone, l’Iran riceveva informazioni molto precise e importanti da ogni dove. Queste spie hanno fotografato qualsiasi cosa, dai siti militari alle strade pubbliche.

Le confessioni di 38 spie israeliane che lavoravano per le agenzie di intelligence iraniane dimostrano che hanno trasmesso informazioni di sicurezza sensibili ed estremamente importanti in cambio di denaro.

Nei giorni scorsi sulla stessa falsa riga, i media iracheni hanno riferito che i servizi segreti delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU), un’organizzazione ombrello di milizie sciite filo-iraniane, hanno arrestato quattro siriani della regione di Jabal al-Arab con l’accusa di spionaggio per Israele. Secondo alcune fonti, i quattro, sono stati trovati in possesso dei mappe e fotografie che documentano siti di sicurezza sensibili nelle città di Najaf e Diwaniyah, due delle più importanti città sante sciite in Iraq.

Le autorità irachene non hanno ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale sull’incidente, mentre le notizie locali indicano che sono in corso indagini per determinare l’entità dei legami dei detenuti con entità straniere e reti di spionaggio nella regione.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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