
Il Segretario Generale dell’ONU avverte del rischio di un ritorno a una “guerra su vasta scala” in Medio Oriente. Nel frattempo fonti ufficiali iraniane hanno smentito la ripresa del dialogo tra Washington e Teheran. Si allontana dunque l’accordo di pace. Dopo una notte di attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran, che hanno colpito oltre che la territorio iraniano gli interessi statunitensi nell’area del Golfo Persico e in generale in Medio Oriente, i Pasdaran hanno annunciato la chiusura completa dello Stretto di Hormuz, nonostante dichiarazioni di CENTCOM che affermano il contrario.
Da segnalare l’intervento a favore dell’Iran degli hacker Handala: “Le unità di guerra elettronica e disturbo dei segnali di Handala stanno attualmente disturbando attivamente i sistemi e i segnali nemici. Gran parte della prima e della seconda ondata di attacchi dell’esercito statunitense è stata finora sventata grazie alle operazioni delle unità di guerra elettronica”. Secondo gli iraniani “il tentativo americano di aggredire la costa meridionale dell’Iran si sta concludendo senza successo e con un aumento delle perdite tra le forze americane”. Secondo gli americani invece, le navi mercantili circolerebbero tranquillamente nello Stretto di Hormuz e tutti gli obiettivi militari sarebbero stati colpiti.
Nel frattempo la Turchia si scalda. Erdoğan ha detto: “Israele è contemporaneamente impegnato in un sinistro tentativo di destabilizzare i paesi africani e il Mediterraneo. Siamo pienamente consapevoli di quale sia l’obiettivo finale dell’illusione del “Grande Israele”. […] non lo permetteremo mai”. Andando oltre, paragona Netanyahu a Hitler: “Ottantacinque anni fa, il silenzio e l’inazione di fronte a Hitler portarono alla morte di 80 milioni di persone in tutto il mondo. Oggi, lo stesso errore si sta ripetendo. Le azioni genocidarie del macellaio di Gaza Netanyahu e del suo governo vengono osservate con lo stesso silenzio e la stessa mancanza di reazione che un tempo accolsero Hitler. Se l’illegalità di Israele non avrà fine, tutta l’umanità, insieme alla regione, ne subirà le conseguenze”.
“Osserviamo tentativi di alimentare il conflitto settario nel Mediterraneo, in particolare sull’isola di Cipro; stiamo monitorando attentamente questi sviluppi. Lo dico chiaramente: “Se i diritti e i legittimi interessi della Turchia e dei turco-ciprioti nel Mediterraneo orientale verranno lesi, la nostra risposta sarà molto decisa e dura”,prosegue il Presidente turco.
Hakan Fidan, ministro degli Esteri turco, ha dichiarato che Iran e Stati Uniti devono cessare i loro rinnovati attacchi e tornare ai negoziati per prevenire un’ulteriore escalation. Nel suo discorso a Sofia, Fidan ha affermato che la Turchia, che mantiene stretti legami con Washington, Teheran e i mediatori pakistani, raccomanda a entrambe le parti di impegnarsi per concludere i colloqui di pace.
Netanyahu risponde a Erdoğan: “Il dittatore antisemita Erdoğan – che sta commettendo un genocidio contro i curdi, sostiene l’organizzazione terroristica Hamas, opprime il suo stesso popolo e imprigiona gli oppositori politici – è l’ultima persona che può dare lezioni di moralità allo Stato di Israele. Lo Stato di Israele e le Forze di Difesa Israeliane, l’esercito più morale del mondo, continueranno ad agire con fermezza contro l’Iran e i suoi alleati, che minacciano il Medio Oriente e il mondo intero”.
Il Ministero degli Esteri saudita ha invitato tutte le parti a esercitare moderazione, evitare un’ulteriore escalation nella regione e tornare al dialogo e alle soluzioni diplomatiche al fine di prevenire la diffusione del conflitto e mantenere la stabilità regionale; quello del governo yemenita (con sede a Sana’a): “Mettiamo in guardia contro la continuazione dell’aggressione statunitense contro la Repubblica Islamica dell’Iran e le sue conseguenze, che sono considerate una minaccia alla sicurezza e alla pace internazionali”.
Il Ministro della Marina indiana ha lamentato che : “Tre marinai indiani sono morti ieri in un attacco dell’esercito americano a una petroliera vicino allo Stretto di Hormuz”.
Ore prima dei nuovi attacchi americani, il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian: “Il nemico può solo sognare che cederemo alla sua aggressione. Lo stato di né guerra né pace non fa bene al Paese e dobbiamo eliminare questa situazione. Con questa guerra e questi conflitti, governare il Paese non è un compito facile. Attualmente siamo sotto sanzioni, il nostro cammino è bloccato e ci troviamo di fronte a una dura prova. Dobbiamo governare il Paese con deficit e squilibri”.
Ebrahim Azizi, Capo della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale iraniana: “Non abbiamo paura di combattere contro i perdenti. Il numero delle vittime americane è già molto più alto di quanto confermato da Trump, e aumenterà. Questa volta, la guerra non si limiterà alla regione. Vedremo cosa succederà!”
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha dichiarato: “Gli Stati Uniti hanno deliberatamente preso di mira le infrastrutture idriche civili a Sirik, Hormozgan, distruggendo due serbatoi che fornivano acqua potabile a oltre 20.000 persone in dieci villaggi. Non si tratta di danni collaterali. È un crimine di guerra premeditato e una palese violazione del diritto internazionale. Durante la guerra dei 40 giorni, l’Iran ha ampliato le sue acque territoriali. Nella prossima guerra, forse anche il territorio iraniano si espanderà”. Infine Ala ad-Din Brojirdi, membro del Comitato per la Sicurezza Nazionale del Consiglio della Shura iraniano: “L’America fatica ad accettare il fatto che oggi nel mondo esistano quattro superpotenze. L’Iran per far ripartire i colloqui chiede di scongelare i beni iraniani”.
Trump ha affermato che l’esercito statunitense è impegnato in una “missione segreta” per assistere le petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz, aggiungendo che gli Stati Uniti “controllano lo Stretto di Hormuz, non l’Iran”. Prima dell’attacco il presidente Trump ha tenuto una riunione nella Situation Room della Casa Bianca per discutere di possibili ulteriori attacchi contro l’Iran. Nel frattempo, presso il quartier generale del Comando Centrale in Florida, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha incontrato il comandante CENTCOM, l’ammiraglio Brad Cooper. Secondo Fox News: “Questi attacchi mirano a riportare gli iraniani al tavolo delle trattative. Tra tutte le dichiarazioni di Donald Trump si evince che il suo chiodo fisso resta quello di occupare isola iraniana di Kharg. Schierati per tale missione i paracadutisti dell’82ª Divisione Aviotrasportata nel territorio israeliano. Ma per ora non è stato possibile compiere la missione per la difesa iraniana. Trump ha affermato che nell’incursione del 10 notte in territorio iraniano sono stati utilizzati 49 missili Tomahawk”.
In risposta al primo attacco americano, preso di mira il nord dell’Iraq: da fonti irachene, la base americana Al-Harir a Erbil è stata colpita da missili provenienti dall’Iran. Attacchi iraniani anche contro le milizie curde a Erbil, Iraq. Nelle prime ore del’11 giugno esplosioni a Baghdad. Un incendio è scoppiato nell’area verde vicino all’ambasciata statunitense a Baghdad.
Secondo Ynet, Israele si prepara a riprendere la guerra se le Guardie Rivoluzionarie reagiranno agli attacchi statunitensi contro l’Iran.
L’Iran ha affermato di aver colpito quattro hangar di F-35 presso la base aerea di Salti Mufawak in Giordania; Amman ha dichiarato di aver abbattuto tutti i bersagli; i detriti hanno causato danni. CENTCOM non ha smentito le affermazioni dell’Iran e le immagini satellitari confermano le dichiarazioni dell’Iran.
L’esercito giordano ha dichiarato ufficialmente: “I sistemi di difesa aerea hanno intercettato e abbattuto 20 missili lanciati dall’Iran verso l’area di Al-Azraq. Non ci sono state vittime né danni.” Al-Azraq è un’installazione congiunta USA-Giordania a circa 100 km a est di Amman. La base ospita il 332° Stormo di Spedizione Aerea (F-15E, MQ-9 Reaper), con F-35 a rotazione. In base a un accordo di 15 anni, gli Stati Uniti hanno il controllo operativo completo.
In merito all’attacco in Giordania, l’Ufficio stampa del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche: “[…] le Forze Aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), in risposta agli attacchi missilistici dell’esercito americano, […] hanno preso di mira la posizione dei caccia americani F-35, F-15 e F-16, nonché importanti installazioni dell’esercito americano situate presso la base aerea e il centro di controllo di Al-Azraq, con 12 missili balistici, distruggendo tali installazioni e un gran numero di caccia. Le operazioni continueranno finché persisteranno le malefatte del nemico”. Lanci da Shiraz colpiscono il Kuwait. Droni kamikaze Shahed nei cieli kuwaitiani mentre il Kuwait chiude il suo spazio aereo.
Dopo la mezzanotte, l’11 notte, dopo essere decollati dall’Arabia Saudita, due aerei cisterna KC-135R “Stratotanker” hanno condotto operazioni nel Golfo Persico.
Droni iraniani attaccano la Quinta Flotta statunitense in Bahrein. Colpite le antenne di comunicazione e le installazioni radar del sistema Patriot della Quinta Flotta. Esplosioni udite a Manama. Sembra che i lanci dei Pasdaran abbiano colpito la posizione del radar di allerta precoce AR-327, al monte Dukhan in Bahrein.
Un altro incidente nella regione del Golfo dell’Oman/Mar dell’Oman — 21 miglia nautiche a nord-est di Sohar, Oman. “Questa mattina presto, un proiettile americano ha colpito una nave mercantile della contea di Sirik, Hormozgan, nel Mar d’Oman” — Reza Shahidian, governatore di Sirik La nave mercantile trasportava beni di prima necessità ed era in viaggio dalla città di Khasab, in Oman, verso la contea di Sirik alle 5 del mattino. L’imbarcazione è stata colpita dal proiettile nemico a 5 miglia dal porto di Khasab. A bordo della nave da 150 tonnellate c’erano 5 membri dell’equipaggio, che sono stati tratti in salvo con l’aiuto di imbarcazioni di passaggio e trasferiti in Oman.
In risposta l’Iran ha ribadito che “lo Stretto di Hormuz non è acque internazionali, ma è condiviso tra Iran e Oman e si trova a migliaia di chilometri dalle coste degli Stati Uniti. I confini marittimi sono chiarissimi. Gli Stati Uniti non hanno alcun diritto di trovarsi nella regione!”
L’esercito statunitense afferma di aver aperto il fuoco e neutralizzato la petroliera Settebello, che aveva violato il blocco di un porto iraniano. Gli iraniani riferiscono di aver lanciato missili balistici contro navi da guerra statunitensi nello Stretto di Hormuz. Nessuna conferma di queste notizie. I media iraniani hanno riportato scontri nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico tra le Guardie Rivoluzionarie Islamiche e le forze americane. L’Iran avrebbe attaccato navi americane nello Stretto di Hormuz.
La Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane: “Due navi che tentavano il passaggio illegale attraverso lo Stretto di Hormuz sono state colpite”. “A seguito di ripetute violazioni delle condizioni di cessate il fuoco da parte del nemico americano, lo Stretto di Hormuz sarà chiuso fino a nuovo avviso”. “Avvertiamo che nessuna nave deve allontanarsi dal suo ancoraggio nel Golfo Persico e nel Mar d’Oman. Avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerato come cooperazione con il nemico”. CENTCOM: “Lo Stretto di Hormuz rimane aperto.” In risposta il Comandante aerospaziale delle Guardie Rivoluzionarie, Generale Majid Mousavi: “Rendete pericoloso il sacro Stretto di Hormuz?! Faremo di questa regione un inferno per voi, da tutto l’Iran. Questa è la risposta all’audacia degli americani nella regione, Inshallah”.
Nella notte sistemi di difesa aerea operativi nella zona occidentale di Teheran. Gli iraniani riferiscono che il Mossad ha lanciato decine di droni sul territorio iraniano per confondere le difese aeree iraniane e consentire agli Stati Uniti di attaccare in modo efficace.
Esplosioni a Sirik e Minab. Esplosione presso l’impianto petrolchimico di Asaluyeh. Una base navale delle Guardie Rivoluzionarie è stata colpita da 2 raid aerei. Secondo una fonte locale, i rumori delle esplosioni uditi a Sirik provengono dal mare. Esplosione a Bandar Abbas.
Alle 01:20 italiane seconda ondata di attacco contro l’Iran. Colpite in due giorni: unità di servizio; basi costiere del Corpo d’armata; comandi di polizia e l’area dell’aeroporto di Bandar Abbas.
In risposta le Forze aerospaziali iraniane e la Marina delle Guardie Rivoluzionarie, “con due ondate operative, hanno colpito e distrutto diciotto importanti obiettivi appartenenti all’esercito statunitense presso le basi aeree di Ali Al-Salem e Ahmad Al-Jaber, nonché presso la base aerea di Sheikh Isa”.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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