
Lunedì 17 agosto, scade ufficialmente il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti. E ancora non c’è un accordo su Hormuz, i beni congelati iraniani e la questione libanese. Anzi per dirla tutta, l’Ottavo round di colloqui tra Israele e Libano è stato sospeso. In Israele è entrata nel vivo la campagna elettorale. Secondo la testata Asharq Al-Awsat: “Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu non sembra disposto a fare concessioni o a compiere passi importanti prima delle elezioni israeliane del prossimo ottobre […] visti i possibili esiti incerti e le possibili ripercussioni interne qualora decidesse di ritirarsi da alcune aree del Libano meridionale. Pertanto, non è in grado di rischiare una mossa che potrebbe ritorcersi contro di lui alle elezioni”.
Il Presidente libanese Aoun ha ricevuto il capo del Comitato Meccanismo, Generale Joseph Clairfield, alla presenza dell’Ambasciatore americano a Beirut, Michel Issa. E mentre l’ambasciatore statunitense in Libano, Michel Issa, ha affermato che i negoziati tra le autorità libanesi e le forze di occupazione stanno procedendo in modo del tutto positivo, i media israeliani hanno rivelato che Israele si è rifiutata di ampliare le aree sperimentali e ha chiesto all’esercito libanese di partecipare all’aggressione contro Hezbollah nel sud.
Dopo che Netanyahu ha respinto il piano in 15 punti riguardante Gaza, diversi diplomatici e funzionari hanno affermato che sta diventando sempre più chiaro che gli Stati Uniti non hanno la leva necessaria per raggiungere un accordo a Gaza, o che non sono disposti a usarla. Secondo loro, ciò solleva anche preoccupazioni sugli sforzi americani per promuovere i negoziati su altre questioni nella regione.
Dopo che l’Arabia Saudita si è opposta all’adesione dell’Egitto all’accordo di difesa congiunta, firmato alla Mecca lo scorso fine settimana, con Turchia e Pakistan, il Ministro degli Esteri egiziano: “La sicurezza degli Stati del Golfo è parte integrante della sicurezza nazionale egiziana”.
Nel frattempo in Israele non mancano le dichiarazioni forti in vista della nuova tornata elettorale: l’ex capo dell’intelligence israeliana del Mossad, Yossi Cohen: “Abbiamo visitato ripetutamente l’impianto nucleare di Fordow per comprenderne la struttura. Bombardare questo impianto da parte degli americani è la realizzazione di tutti i miei sogni. L’uranio arricchito al 60% è ancora ben lontano dal creare una bomba.”
Un ex membro della Knesset chiede di issare la bandiera dell’occupazione su ogni moschea e in ogni aula scolastica in Cisgiordania. I funzionari del Likud hanno annunciato che potrebbero ritirarsi dal partito dopo le elezioni primarie previste per lunedì, qualora non ottenessero posizioni che consentano loro di entrare alla Knesset, e che in tal caso si unirebbero ad altri partiti o creerebbero una nuova struttura partitica. Le unità di finanziamento appartenenti a questi membri potrebbero anche uscire dalla quota del Likud, il che potrebbe essere significativo per il partito nel finanziamento della sua campagna elettorale. Il rabbino Yitzhak Yosef ai suoi studenti: non votate per il partito Shas, dobbiamo abbattere il blocco di destra.
Si vocifera anche di un terremoto all’interno del Mossad; una lotta interna tra alti funzionari della sicurezza dopo il fallimento del progetto per rovesciare il regime in Iran.
Smotrich: “Questa mattina è iniziata la demolizione di 26 edifici palestinesi nell’area di Ganem e Kadim, a nord della Cisgiordania, in preparazione alla ripresa degli insediamenti nella zona”.
Continuano gli arresti in Bahrein nei confronti degli sciiti: “Il progetto dell’Autorità in Bahrein è quello di domare definitivamente la dottrina di Hussein”. Arrestato l’11 agosto, lo Sceicco Jaafar Al-Amjadi nel contesto di una epurazione contro gli sciiti”.
Il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha annunciato in un tweet sul social network X che gli Stati Uniti, in collaborazione con i loro alleati nella regione del Golfo Persico, hanno ripristinato il transito di petrolio ai livelli prebellici. Ha annunciato che 9 milioni di barili al giorno vengono trasportati attraverso lo Stretto di Hormuz e fino a 7 milioni di barili attraverso oleodotti terrestri. Ha riconosciuto che solo domenica 20 milioni di barili di petrolio hanno lasciato la regione, una quantità superiore alla media prebellica. Tali dichiarazioni sono coerenti con l’osservazione della massiccia flotta di petroliere saudite negli ultimi giorni.
Il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha dichiarato che gli Stati Uniti devono cambiare il loro comportamento e accettare le condizioni dell’Iran, altrimenti lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso. Secondo NBC: “L’Iran sta rafforzando l’influenza delle figure intransigenti nei centri decisionali, soprattutto nei settori della sicurezza e della difesa, il che fa pensare che Teheran si stia preparando alla possibilità di una continua escalation e di un confronto, piuttosto che offrire rapide concessioni”. E ancora ha detto: “Iran, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita, Egitto e Indonesia hanno la responsabilità di compiere passi avanti verso il raggiungimento dell’unità del mondo islamico”.
Il Ministro della Difesa pakistano ha dichiarato a Bloomberg: “Siamo molto vicini alla conclusione di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Ci sono segnali sempre più evidenti che indicano un imminente accordo”. Il Portavoce del Ministero degli Affari Esteri del Pakistan: “La visita del Ministro degli Interni pakistano a Teheran si inserisce nel quadro delle consultazioni con l’Iran per la pace regionale”. “Il Pakistan continua a impegnarsi per facilitare il dialogo tra le parti coinvolte nei negoziati e per riportarle al Memorandum d’intesa di Islamabad”. Questa visita si inserisce inoltre nel quadro delle consultazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran per rafforzare le relazioni bilaterali.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari in Medio Oriente e Asia occidentale aggiornato alle ore 15:30 del 12 agosto.Ministro degli Esteri del Pakistan: “Tre nostri cittadini sono stati uccisi l’11 agosto in un attacco a una nave nel Mar Rosso”.
Canale 14 di Israele: “A Gaza l’11 sera diversi combattenti di Hamas si sono infiltrati nella “zona gialla” dopo essere stati avvistati dagli osservatori dell’esercito israeliano. Hanno rubato del materiale bellico e poi sono tornati nella “zona rossa” senza essere stati attaccati”. La scorsa settimana sono stati rilevati 65 attraversamenti nella Zona Gialla. Funzionari israeliani affermano che Hamas sta spingendo deliberatamente i residenti verso la linea gialla vicino alle forze dell’IDF (Ba2s Jenin)
Attacchi da parte di Israele est di Gaza City. Continuano gli attacchi di artiglieria di Israele su Gaza e sul campo profughi di Al-Bureij. Fonti giornalistiche palestinesi hanno riportato attacchi di artiglieria da parte dell’esercito israeliano su aree a est del quartiere di Al-Zaytoun, nella parte orientale di Gaza City. Colpita Khan Yunis area sud.
Continua la campagna di incursioni israeliane nella Cisgiordania: arrestati diversi lavoratori palestinesi durante l’assalto al villaggio di Barta’a, a sud-ovest di Jenin. Demolizioni in corso da parte di Israele all’ingresso del villaggio di Aaba, a est di Jenin. Chiusa la moschea di Ibrahimi a Hebron, impedendo a fedeli e visitatori musulmani di raggiungerla, per consentirne l’accesso da parte dei coloni con il pretesto delle festività ebraiche.
Forze israeliane hanno preso d’assalto il checkpoint di Deir Sharaf in direzione di Beit Iba. Distrutte case Al-Ma’sara, a sud di Betlemme. Coloni compiono atti di sabotaggio sulle strade vicino alle case dei residenti nel villaggio di Qusra, a sud-est di Nablus. Le forze di Israele arrestano 3 cittadini, tra cui un giornalista, Muhammad Awad, a Ramallah e Al-Bireh;arrestoi e case perquisite nella città di Al-Bireh. Attaccato dalle forze israeliane il campo di Balata. Schieramento di una forza di fanteria vicino a Harat al-Qura’an e al Vecchio Cimitero (Nablus Gheir)
Dopo il fallimento dei colloqui a Roma e in attesa del prossimo round di colloqui, Israele continua i bombardamenti sul Libano. Bombardamenti di artiglieria sulle città di: Tallousseh e Bani Hayann, in concomitanza con un’operazione di rastrellamento con mitragliatrici. Continui bombardamenti di artiglieria contro le alture di Ali al-Taher, lanciato fosforo bianco. Esplosione dell’esercito israeliano alla periferia della città di Beit Yahoun. Bombardamento di artiglieria nemica contro Wadi al-Hujeir. Esplosione dell’esercito israeliano nei pressi della città di al-Qantara. Mitragliamento in direzione della città di al-Mansouri. Drone ostile sorvola la periferia meridionale di Beirut e la capitale Beirut.ì, per il terzo giorno consecutivo. Bombardamenti nella valle della città di Toulin – strada Wadi al-Saluqi.
Bombardamento dell’esercito israeliano nella città di Zawtar al-Sharqiyah colpita una scuola, incendiate deliberatamente delle case nella città di Hadata. Secondo il quotidiano israeliano Maariv – Avi Ashkenazi: “L’esercito israeliano sta costruendo diverse linee di difesa sul fronte, temendo tentativi da parte di Hezbollah, che mantiene ancora una consistente forza militare in Libano”.
Fonti locali da Daraa: “Una pattuglia israeliana si è infiltra nel villaggio di Ma’ariya, nella zona del bacino di Yarmouk, nella campagna occidentale di Daraa. 12 violazioni commesse da forze nemiche israeliane nei governatorati di Quneitra e Daraa nelle ultime 24 ore. Le IDF si sono infiltrate e hanno perquisito le case nelle campagne di Daraa e Quneitra
Vasto incendio a Erbil la causa dell’incidente è sconosciuta. Un quartier generale appartenente ai separatisti curdi nel governatorato di Erbil, nel nord dell’Iraq, è stato preso di mira dai droni all’alba del 12 agosto. Quattro droni hanno colpito Erbil nel Kurdistan iracheno. L’emittente Al Jazeera ha riportato in un notiziario urgente che 4 droni hanno colpito la provincia di Erbil in Iraq.
Ibrahim Al-Akwa, un comandante di Ansarallah/Houthi, è stato ucciso in seguito a scontri con le forze yemenite del governo riconosciuto e sostenute dall’Arabia Saudita, sul fronte di Marib. Ansar Allah in Yemen ha lanciato attacchi con droni contro siti appartenenti alle milizie saudite nel porto di Mocha all’alba del 12 agosto.
Il Generale di Naqdi, Consigliere Senior del Comandante in Capo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche: “Ogni qualvolta la situazione lo richieda e venga dato l’ordine, dobbiamo essere in grado di condurre operazioni in territorio nemico, nelle terre del nemico, e di svolgere operazioni lontano dal nostro territorio. Queste sono le caratteristiche di una dottrina offensiva che deve essere stabilita. In altre parole, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha ora il compito di costruire questa prontezza operativa e sviluppare la capacità di attuarla al momento opportuno. Produciamo missili balistici a un ritmo superiore a quello con cui vengono lanciati e li forniamo ai combattenti della Repubblica Islamica. Anche nel campo dei droni, la nostra capacità produttiva è di gran lunga superiore al ritmo con cui vengono lanciati. Anche se la guerra dovesse durare anni, i nostri missili balistici continueranno a piovere sul nemico”.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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