
Nonostante le ripetute dichiarazioni statunitensi di imminenti accordi tra Iran e Stati Uniti e il lavoro di paesi quali Pakistan e Turchia per cercare una via al dialogo le parti in conflitto hanno rilasciato i loro documenti di un possibile accordo. Le posizioni sono antitetiche e al momento non si intravedono vie di uscita, ma vediamo nel dettaglio cosa chiede Washington a Teheran. L’Iran ha notificato al Pakistan il 25 marzo di non poter accettare l’accordo in 15 punti proposto dagli Stati Uniti, secondo quanto riportato da Al Mayadeen.
Il piano di pace naufragato Donald Trump in 15 punti serviva di fatto per raggiungere un cessate il fuoco di un mese e vediamo in cosa consisteva. Richieste degli Stati Uniti: “Mantenere lo Stretto di Hormuz aperto come “zona marittima libera”; Limitare il numero e la gittata del programma missilistico; Limitare l’uso dei missili esclusivamente per autodifesa; Smantellare l’arsenale nucleare esistente;Rinuncia a qualsiasi ambizione di acquisire armi nucleari; Divieto di arricchimento di materiale nucleare sul territorio iraniano; Trasferimento di tutto il materiale arricchito all’AIEA secondo il calendario concordato dalle parti; Distruzione degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow; Trasparenza e supervisione da parte dell’AIEA sugli eventi in Iran; Fine della strategia di utilizzo di gruppi armati per procura nella regione; Interruzione del finanziamento e dell’armamento delle milizie in Medio Oriente”. Concessioni reciproche per l’Iran: “Revoca di tutte le sanzioni. Assistenza americana nella promozione e nello sviluppo del programma nucleare civile di Bushehr (produzione di energia elettrica). Eliminazione della minaccia di nuove sanzioni”.
Secondo gli iraniani e secondo la stampa occidentale, come il Guardian, questa proposta negoziale di Trump: “sono più un tentativo di distrarre l’Iran e influenzare i mercati e l’opinione pubblica che un segno di autentica diplomazia”.
A Teheran, sfruttando anch’essi, l’impatto mediatico hanno deciso di lanciare una contro proposta via TV e social media riportano cinque condizioni per la fine della guerra: “Una completa cessazione di “aggressioni e uccisioni” da parte del nemico. Garanzie specifiche che la guerra non sarà più imposta all’Iran. Risarcimenti di guerra garantiti e chiaramente definiti. Fine della guerra su tutti i fronti, compresi tutti i gruppi di resistenza nella regione. Riconoscimento internazionale e garanzie della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz”.
L’Iran però non fidandosi troppo degli Stati Uniti ha già previsto la prossima mossa: secondo l’agenzia di stampa Tasnim, “l’Iran ha indicato che potrebbe chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb in caso di un possibile attacco terrestre al suo territorio o alle isole sotto il suo controllo”.
Tasnim citando una fonte militare anonima, sottolinea che “Bab el-Mandeb è una delle rotte marittime strategicamente più importanti al mondo. La stessa fonte afferma che l’Iran ha “l’intenzione e la capacità” di colpire lo stretto”. La dichiarazione menzionava anche possibili piani statunitensi per lo Stretto di Hormuz e suggeriva che le mosse degli Stati Uniti potrebbero mettere a repentaglio altri stretti strategici nella regione.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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