
Brad Cooper, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), è atterrato a Tel Aviv. Incontrerà il generale Eyal Zamir, capo di stato maggiore israeliano. Nel contesto della situazione regionale e del cessate il fuoco unilaterale annunciato dagli Stati Uniti all’Iran, questi colloqui sono chiaramente finalizzati a rafforzare l’allineamento militare tra Washington e Tel Aviv, preparando il terreno per una nuova ondata di attacchi e ostilità contro l’Iran.
Naim Qassem, Segretario Generale di Hezbollah nella giornata del 14 aprile ha dichiarato: “Questa guerra non ha alcuna considerazione umana o morale. È un’occupazione contro la quale noi, l’Asse della Resistenza, e il popolo libanese abbiamo resistito con fermezza, e siamo riusciti a raggiungere un punto in cui il governo ha firmato un accordo indiretto con il nemico nel novembre 2024. Tale accordo prevedeva la cessazione completa dell’aggressione, il rilascio dei prigionieri e l’inizio della ricostruzione. Abbiamo resistito per 15 mesi e Israele non ha attuato nessuna delle clausole dell’accordo. Nonostante centinaia di martiri e feriti, la diplomazia non ha fatto un solo passo avanti e la continua aggressione contro il Libano è stata portata avanti con il pieno sostegno degli Stati Uniti. Abbiamo aspettato 15 mesi e la portata della distruzione durante i 60 giorni di cessate il fuoco è stata di gran lunga superiore a quella dell’intera battaglia di Al-Aqsa e di Olia al-Baas”.
E ancora il numero uno di Hezbollah dichiara: “Abbiamo reagito al momento opportuno. Abbiamo appreso che era stato preparato un piano d’attacco di vasta portata contro il Libano e abbiamo negato al nemico l’elemento sorpresa. L’obiettivo del nemico è chiaro: distruggere la forza del Libano per preparare il terreno al progetto del “Grande Israele”. Siamo presi di mira a livello esistenziale perché il Libano si trova al centro del progetto del Grande Israele. Questa battaglia non riguarda la sicurezza degli insediamenti settentrionali; è un’aggressione volta a inghiottire il Libano e a distruggere il suo popolo e la sua resistenza”.
“Per informazione di alcuni, tutto il Libano è nel mirino. Il governo libanese deve affrontare questa situazione e schierare il suo esercito e le sue forze per contrastare l’aggressione. L’incapacità di contrastare l’attacco può essere attribuita alla debolezza e all’incapacità del governo, ma non si può giustificare il fatto che il governo diventi uno strumento di Israele per minare la situazione interna. Signor Presidente, la stanno pressando affinché affronti il suo stesso popolo, ma siamo tutti figli di un unico Paese e lo costruiremo insieme. Signor Primo Ministro, cosa le hanno offerto coloro che la stanno pressando fin dalla formazione del suo governo? Tutto ciò che vogliono è far precipitare la situazione interna in una crisi e dare pretesti al nemico. Affrontiamo insieme l’aggressione e poi concordiamo sul futuro”.
Ed ora uno sguardo alla linea del fronte in Libano aggioranta alle ore 15:00 del 14 aprile. Nelle ultime ore, aerei da guerra, droni e artiglieria del regime israeliano hanno bombardato in Libano: le aree di Khaldeh, Arab Salim, la strada per Mseileh, Ansariyeh, Mahmoudiyeh, Tebnine, Haris, Sahmar e Mashghara nella Beqaa occidentale, nonché Adloun, Shebaa, Bafliyeh, Deir Amas, Qalila, Smaaiyeh e altre località. A seguito di queste aggressioni, un gran numero di civili libanesi, tra cui donne e bambini, nonché un soccorritore della Croce Rossa di nome Hassan Badawi, sono stati uccisi e molti altri feriti. Secondo il Ministero della Salute libanese, il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani sul Paese ha raggiunto i 2.089 morti e 6.762 feriti.
Durante uno degli attacchi di Hezbollah contro un veicolo blindato israeliano, un soldato israeliano è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti. Con queste perdite, il numero di soldati israeliani uccisi nei recenti scontri con Hezbollah in Libano è salito a 13. Questa cifra si basa sugli annunci dell’esercito israeliano; ma il bilancio reale è certamente più alto.
Secondo fonti locali, l’esercito israeliano ha distrutto ieri il Santuario di Shamaoun al-Safa nella città di Shama. Il Santuario di Shamaoun al-Safa (Simon Pietro, uno dei discepoli di Gesù Cristo) è un sito storico nel villaggio di Shama (o “Shem”), situato nel Libano sudoccidentale. Questo sito era già stato attaccato e scavato da archeologi israeliani durante la guerra precedente, ma questa volta è stato completamente demolito. Inoltre, in questo villaggio si trova il quartier generale dell’UNIFIL (Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano), guidata dall’esercito italiano.
Circa 15-20 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 36 ore utilizzando la nuova rotta di navigazione designata dall’Iran (la rotta vicino a Qeshm) e con il permesso dell’Iran, dopo aver pagato i pedaggi.
Dal Quartier generale di Khatam al-Anbiya: “La sicurezza dei porti nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman è per tutti o per nessuno!” Il colonnello Zolfaqari, portavoce del quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya, ha annunciato in un nuovo messaggio: “Le navi affiliate al nemico non hanno il diritto di transitare nello Stretto di Hormuz e non lo avranno in futuro. Le altre navi, a condizione che rispettino le normative delle forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran, saranno ancora autorizzate a transitare nello stretto. Anche dopo la fine della guerra, la Repubblica Islamica dell’Iran manterrà una ferma attuazione di un meccanismo permanente per il controllo dello Stretto di Hormuz. Se la sicurezza dei porti della Repubblica Islamica dell’Iran viene minacciata, nessun porto del Golfo Persico o del Golfo di Oman sarà al sicuro”.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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