#ISRAELIRANWAR. Israele attacca Beirut e Tiro, oltre 100 i morti e 837 i feriti. Hormuz chiuso. Gli Emirati attaccano l’Iran che risponde con attacchi agli impianti sauditi, kuwaitiani ed emiratini. Accordo in bilico

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Nella notte una intesa è stata siglata tra Stati Uniti e Iran. Oman e Pakistan sono stati i mediatori e la Cina è il paese che insieme alla Russia ha fatto pressione sull’uno o sull’atro. Abbas Araghchi, Ministro degli Esteri iraniano, ha annunciato nell’immediato che il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz sarà possibile per due settimane “grazie al coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo conto delle limitazioni tecniche”.  Il piano proposto dall’Iran è composto di 10 punti e prevede secondo l’annuncio del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano i seguenti elementi: Impegno degli Stati Uniti alla non aggressione; Mantenimento del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz; Accettazione dell’arricchimento dell’uranio; Rimozione di tutte le sanzioni primarie e secondarie; Abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e del Consiglio dei Governatori delle Nazioni Unite; Pagamento di un risarcimento all’Iran; Ritiro delle forze combattenti statunitensi dalla regione; Cessazione della guerra su tutti i fronti, compresa quella contro Resistenza islamica in Libano. Le ultime due clausole non sono state rese note. 

Secondo un rapporto dell’Associated Press, Iran e Oman riscuoteranno pedaggi da tutte le navi che transitano nello Stretto di Hormuz durante il cessate il fuoco di due settimane. 

La risposta americana al piano iraniano diverge in alcuni punti, vediamola: cessazione completa di qualsiasi aggressione contro l’Iran e i gruppi di resistenza alleati. Ritiro delle forze combattenti statunitensi dalla regione, divieto di qualsiasi attacco dalle basi contro l’Iran e astensione dall’assumere posizioni di combattimento. Passaggio giornaliero limitato di navi attraverso lo Stretto di Hormuz per un periodo di due settimane, nell’ambito del protocollo di transito sicuro, soggetto alla supervisione e alle norme specifiche di questo Paese. Revoca di tutte le sanzioni primarie, secondarie e ONU. Fornitura di un risarcimento all’Iran attraverso l’istituzione di un fondo di investimento e finanziario. Impegno dell’Iran a non costruire armi nucleari. Riconoscimento da parte degli Stati Uniti del diritto dell’Iran all’arricchimento dell’uranio e negoziazione sul livello di arricchimento. L’Iran accetta di negoziare trattati di pace bilaterali e multilaterali con i paesi della regione, in linea con i propri interessi. L’estensione del patto di non aggressione a tutti gli aggressori e a tutti i gruppi di resistenza. L’abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio dei Governatori e del Consiglio di Sicurezza, e l’approvazione di tutti gli impegni assunti tramite una risoluzione ufficiale delle Nazioni Unite.

Cuore dell’accordo per l’Iran è la cessazione delle ostilità in Libano, gli Stati Uniti hanno detto di sì. Il primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif ha dichiarato l’8 mattina, dopo l’annuncio del cessate il fuoco, in un tweet: “L’Iran e gli Stati Uniti d’America, insieme ai loro alleati, hanno concordato un cessate il fuoco immediato ovunque, Libano compreso e altre aree, con effetto immediato”. Israele però ha detto no. Israele ha emesso nel pomeriggio dell’8 aprile un avviso di evacuazione immediata per il Libano meridionale. Avichay Adraee, portavoce in lingua araba dell’esercito israeliano, ha pubblicato un avviso urgente rivolto ai residenti del Libano meridionale che vivono a sud del fiume Zahrani, chiedendo loro di evacuare immediatamente la zona. Israele afferma che i combattimenti in Libano sono in corso e che il cessate il fuoco non si applica a questo fronte. Questi attacchi sono stati descritti dalle fonti libanesi “come i più pesanti raid aerei israeliani sul Libano dalla guerra del 2000, con un elevato numero di civili libanesi uccisi o feriti. Molte persone risultano ancora disperse e i soccorritori e i civili stanno cercando di estrarle. Nella città di Shamshtar, non hanno mostrato alcuna pietà nemmeno verso un cimitero, bombardando il corteo funebre”. Secondo il bilancio preliminare del Ministero della Salute libanese, i raid aerei israeliani di oggi sul Libano hanno ucciso 112 persone e ne hanno ferite 837.

La nuova operazione di Israele contro il sud del Libano si chiama Oscurità Eterna. Obbiettivi: annientare tutto quello che è a sette chilometri dal fiume Litani e distruggere Hezbollah. Imponenti attacchi hanno distrutto edifici a Beirut. Un giornalista della televisione di stato iraniana ha riferito che Israele ha tentato di assassinare il Segretario Generale di Hezbollah, Naim Qassem e il Presidente del Parlamento libanese, Nabih Mustafa Berri ma fonti libanesi affermano che il tentativo è fallito.

L’Iran ha già fatto sapere che se Israele non termina gli attacchi in Libano venerdì non si presenteranno in Pakistan per gli accordi. Il comandante delle Forze Aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, Majid Mousavi, su X: “Qualsiasi aggressione contro l’orgoglioso Hezbollah è un’aggressione contro l’Iran. Il campo si sta preparando a una dura risposta ai brutali crimini del regime. Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato bloccato in seguito agli attacchi israeliani in Libano.

Nel tardo pomeriggio missili dagli Emirati Arabi Uniti hanno attaccato l’Iran, raffineria di Levan. L’Iran ha risposto attaccando. Attività di difesa aerea ed esplosioni segnalate in tutto l’Iran, missili pronti a intercettare sui cieli di Teheran. Attacchi iraniani con droni contro obiettivi specifici negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Arabia Saudita. Si segnala inoltre che le infrastrutture e il porto di Fujairah, così come l’oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita, sono stati presi di mira dalle forze armate iraniane.

Attacchi iraniani effettuati la notte dell’accordo Iran Usa in Arabia Saudita. si tratta di: La raffineria e gli impianti petroliferi della compagnia americana Chevron a Ras Al-Ju’aymah; il più grande impianto di lavorazione di GNL e un fornitore chiave di energia per gli Stati Uniti. Gli impianti petroliferi e petrolchimici di ExxonMobil e Dow Chemical a Jubail. Gli impianti petroliferi di compagnie americane a Yanbu, sulla costa del Mar Rosso, con una capacità produttiva di 250.000 barili al giorno. La raffineria della compagnia americana Satrop, con una capacità di 460.000 barili al giorno, una delle fonti di combustibile per le centrali elettriche. La raffineria di gas americana di Manifa, con una capacità di separazione di petrolio e gas di 900.000 barili al giorno.

Negli Emirati Arabi Uniti: gli impianti petroliferi di proprietà americana a Habshan: l’oleodotto Dubai-Fujairah, progettato per aggirare lo Stretto di Hormuz. La raffineria americana Das negli Emirati Arabi Uniti, con una capacità di lavorazione del petrolio greggio di 60.000 barili al giorno. Impianti di compagnie petrolifere americane a Fujairah, tra cui un deposito di serbatoi con una capacità di un milione di metri cubi. Il terminal petrolifero dell’isola di Zirku, con una capacità di produzione di petrolio greggio di 750.000 barili al giorno. La fabbrica di droni di Israele situata negli Emirati Arabi Uniti.

In Qatar: principali impianti petroliferi di ExxonMobil a Ras Laffan, in Qatar, con una capacità produttiva di 146.000 barili al giorno. Principali impianti petroliferi della compagnia americana BAPCO in Bahrain, con una produzione giornaliera di 267.000 barili. La compagnia americana Dolphin Gas con sede in Qatar, con una capacità di esportazione di 2 miliardi di piedi cubi al giorno.

In Kuwait: raffineria Al-Ahmadi in Kuwait, con una capacità produttiva di 346.000 barili al giorno. Impianti petroliferi di proprietà di compagnie americane a LSB, in Kuwait. La base americana ad Ali Al-Salem, in Kuwait.

In Israele: centri di tecnologia informatica e industrie avanzate a Dan’ur, a Beersheba, Israele meridionale. Centri di intelligence e intercettazione di segnali dell’esercito e dei servizi di sicurezza nelle Torri Azrieli e Diamond, Gerusalemme. Aeroporto Ben Gurion nella città di Giaffa. Raffineria di petrolio di Haifa, con una capacità produttiva di 300.000 barili al giorno. Complesso governativo di Israele a Tel Aviv, sede dei centri di comando e controllo del governo.

In Giordania, Il centro di comando regionale del Comando Centrale degli Stati Uniti ad Al-Azraq.

La Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha inoltre preso di mira i seguenti obiettivi: la portaelicotteri d’assalto anfibio LHA7 è stata colpita da missili da crociera e, dopo aver subito danni e un incendio sul ponte, si è ritirata nelle profondità dell’Oceano Indiano. La portaerei CVN-74 è stata colpita da diversi droni e, dopo aver subito danni allo scafo, si è ritirata nell’Oceano Indiano.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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