#ISRAELIRANWAR. Incertezze sugli accordi, gli Stati Uniti adottano due pesi e due misure. Si prepara una coalizione per aprire lo Stretto di Hormuz nel silenzio più totale

86

Un accordo bicefalo, dove Donald Trump e J.D Vance stanno operando per lo stesso obiettivo e apparentemente in modo opposto. Mentre Trump sta cercando di coinvolgere la NATO in una azione contro l’Iran per la riapertura di Hormuz, motivando il tutto affermando che è per la sicurezza dei Paesi NATO e che nessuno deve pagare il pedaggio per il passaggio delle navi, J.D.Vance sta portando avanti, almeno su carta, i colloqui che iniziano oggi a Islamabad. 

“Gli Stati Uniti intendono negoziare con l’Iran solo a condizione che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Caroline Leavitt. Secondo la Leavitt, l’Iran ha presentato agli Stati Uniti un piano di pace in dieci punti “completamente diverso”, che viene utilizzato come base per i negoziati. La Leavitt ha anche confermato che l’inviato speciale presidenziale statunitense Steve Witkoff, il genero del presidente Jared Kushner e il vicepresidente J.D. Vance si recheranno a Islamabad per i colloqui.

La controparte iraniana sarà rappresentata da una delegazione guidata dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, agenzia di stampa ISNA; è il preferito di Trump. Tra le dichiarazioni di Trump che contraddicono gli impegni dell’accordo in 10 punti: “L’Iran non arricchirà l’uranio; gli Stati Uniti collaboreranno con l’Iran per rimuovere l’uranio arricchito”. Senza voler sottolineare che Trump è da un anno che dice che le scorte di uranio iraniano sono state distrutte, rimarchiamo che l’Iran ha detto più volte che non intende rinunciare all’arricchimento di Uranio per fini civili, Khamenei aveva emanato una fatwa in cui vietava il nucleare per fini bellici.

E ancora: “Siamo onesti, il cessate il fuoco è solo una breve pausa. Tutte le forze sono pronte per un ritiro su larga scala, se necessario” Dan Kaine, Capo di Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti. La CNN inoltre ha detto che “non esistono documenti ufficiali scritti sull’accordo di cessate il fuoco”. Fox News: “Nessuno degli obiettivi di guerra dichiarati da Trump è stato raggiunto”. Contraddicendo ancora una volta la portavoce della Casa Bianca Caroline Leavitt: “Gli Stati Uniti hanno raggiunto i loro principali obiettivi militari in Iran in 38 giorni, rispetto al periodo originariamente previsto di 4-6 settimane”. 

A mostrare che qualcosa non va in questi accordi c’è anche la questione libanese che prima faceva parte dell’accordo poi è diventata un malinteso a detta di Trump e di Vance: “È successo un malinteso, gli iraniani credevano che il Libano fosse incluso nel cessate il fuoco, ma non è mai stata fatta alcuna promessa in tal senso”. Ma quando il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha dichiarato che l’attacco israeliano al Libano costituiva una violazione del cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Iran; e che questo avrebbe annullato di fatto gli accordi e alla sua voce si sono unite tutte le più importanti in Iran, si è trovato il modo di far rientra il Libano negli accordi. Nella giornata del 9 aprile il primo Ministro, Benjamin Netanyahu ha annunciato che il Libano ha chiesto accordi diretti e sono stati concessi. C’è da sperare che non sianosimili a quelli siglati in precedenza. 

Per tornare a Vance: “gli accordi raggiunti prevedono un cessate il fuoco immediato e l’apertura dello Stretto, strategicamente importante”. Ma l’Iran ha detto che Hormuz sarà riaperto alle sue condizioni. E quindi “Tutte le navi, gli aerei e il personale militare statunitensi rimarranno di stanza dentro e intorno all’Iran” fino all’attuazione dell’accordo raggiunto, ha annunciato Trump. “Se per qualsiasi motivo ciò non dovesse accadere, il che è estremamente improbabile, allora inizieranno gli scontri a fuoco, più intensi, più sofisticati e più potenti che mai”, ha scritto Trump sul social network Truth Social. Sulla Tripoli dal 2 aprile si sono succeduti gli addestramenti e la notte prima della sigla degli accordi più di 50 obiettivi attaccati sull’isola di Kharg, che piace tanto a Trump.

L’Iran ha detto più volte che lo Stretto di Hormuz sarà di certo aperto e per passarci si dovrà pagare un pedaggio un dollaro a barile che comporta l’esborso di 2 milioni di dollari circa a petroliera che l’Iran dividerà con l’Oman. Trump ha detto che vuole fare una joint venture stile Venezuela, e ci si chiede perché uno stato – l’Iran – che ha dichiarato di avere ancora 15.000 missili e 45.000 droni dovrebbe accettare tale proposta. 

Nel frattempo Trump ha umiliato per l’ennesima volta la NATO e Mark Rutte “gli ha dato corda”. Così emerge dal nulla, si fa per dire, una coalizione a guida britannica di 30 paesi che dovrebbe garantire il passaggio a Hormuz. 

Il primo Ministro britannico Keir Starmer ha iniziato il suo tour dei paesi del Golfo Persico, per capire come fare la missione Hormuz, dovendo capeggiarla ma essendo di fato senza navi, danneggiate dagli Iraniani. E quindi in attesa della risposta italiana in tal senso, leggasi ad esempio l’utilizzo della componente d’altura della GdF italiana in una missione benedetta da ONU – UE, in un clima di crescente malcontento in alcune parti della regione per la presunta lentezza di Londra nel rispondere al conflitto in Medio Oriente Starmer sta visitando Bahrein, Arabia Saudita e Qatar.

Tra le patate bollenti italiane, il Ministero degli Esteri italiano ha convocato l’ambasciatore israeliano a Roma per protestare contro un incidente in cui soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno sparato un colpo di avvertimento contro soldati italiani delle forze UNIFIL nel sud del Libano. Il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha dichiarato che “l’Italia esige il pieno rispetto del ruolo dell’UNIFIL”. Il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso solidarietà al governo libanese “alla luce delle azioni ingiustificate e inaccettabili che sta subendo per mano di Israele”, aggiungendo: “Vogliamo impedire una seconda Gaza”. Nel frattempo, il Ministero degli Esteri spagnolo ha convocato il responsabile delle relazioni presso l’ambasciata israeliana a Madrid per protestare contro un incidente in cui soldati delle IDF hanno fermato un soldato spagnolo dell’UNIFIL.

La Spagna ha fatto la sua scelta, il Ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albarez: “Stiamo riaprendo la nostra ambasciata a Teheran”. E forse la scelta è prematura. Soprattutto alla luce delle parole di Volodymyr Zelenskyy che ha dichiarato che le squadre ucraine anti-drone continueranno il loro lavoro in Medio Oriente: si tratta di circa 200 uomini.

Anche il presidente turco Erdogan ha avuto una conversazione telefonica con il presidente statunitense Donald Trump. Durante la conversazione, i due leader hanno discusso degli eventi in corso in Medio Oriente, in particolare del cessate il fuoco annunciato in Iran. Il leader turco, esprimendo soddisfazione per il cessate il fuoco, ha affermato che, dopo 40 giorni piuttosto difficili e impegnativi per il mondo intero, è imperativo sfruttare al meglio la finestra di opportunità di due settimane per raggiungere un accordo di pace duraturo e impedire che il processo deraglia. Il presidente Erdogan ha sottolineato che la Turchia continuerà a sostenere gli sforzi per trovare una soluzione, intrapresi congiuntamente con i paesi amici e fratelli, in primis il Pakistan. Ricordiamo che la Turchia insieme alla Siria, Iraq e Ucraina stanno lavorando ad un’alternativa a Hormuz che porterebbe il petrolio direttamente nel Mediterraneo facendo della Turchia un hub energetico di primo piano, un sogno che la Turchia culla dal 2008. Ma questo richiede tempo.

Ed ora uno sguardo agli scenari militari aperti in Medio Oriente e Asia occidentale aggiornato alle 17:30 del 9 aprile. Diversi aerei cisterna dell’aeronautica statunitense hanno volato in Israele la notte dell’8 aprile. Un aereo da trasporto militare strategico C-17A Globemaster III dell’aeronautica statunitense è arrivato in Medio Oriente nelle ultime ore. E un B-747 da Atlanta a Rzeszów. Probabilmente trasportavano missili per i sistemi HIMARS MLRS e caccia F-16. Un caccia F-35B Lightning II del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, assegnato allo Squadrone di Manutenzione Aerei dei Marines 121 (VMFA-121), 31ª Unità di Spedizione dei Marines, atterra a bordo della USS Tripoli (LHA-7) in una località non specificata nell’area di operazioni del Comando Centrale degli Stati Uniti, il 6 aprile 2026. 

Alle 10:00 circa ore italiane dell’8 aprile, l’esercito israeliano ha annunciato di aver sospeso gli attacchi contro l’Iran in conformità con le direttive della leadership del Paese e di mantenere un elevato stato di prontezza al combattimento. L’aeroporto Ben Gurion si sta preparando a riaprire completamente secondo quanto riportato dall’Autorità aeroportuale israeliana.

Il 9 aprile alle 17:30 dopo aver sparato e ucciso in Libano più di 100 persone e aver fatto una serie di attacchi pesanti a Beirut, il Primo Ministro israeliano Netanyahu annuncia negoziati diretti con il Libano: “Alla luce delle ripetute richieste del Libano di avviare negoziati diretti con Israele, ieri ho incaricato il governo di iniziare al più presto negoziati diretti con il Libano”. “I negoziati si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano. Israele accoglie con favore anche l’appello odierno del Primo Ministro libanese alla smilitarizzazione di Beirut”.

I negoziati diretti con il presidente libanese Joseph Aoun saranno guidati dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, secondo quanto riportato da Channel 12, che cita un alto funzionario israeliano.

La Siria sta riaprendo il suo spazio aereo e riprendendo le operazioni presso il suo aeroporto internazionale, secondo quanto riportato dall’Autorità per l’Aviazione Civile.

L’Autorità per l’aviazione civile irachena annuncia l’apertura dello spazio aereo iracheno a partire da dall’8 aprile.

L’esercito kuwaitiano segnala gravi danni materiali a impianti petroliferi, centrali elettriche e impianti di desalinizzazione a seguito di una recente ondata di attacchi.

Il Bahrein riapre il suo spazio aereo per la prima volta dal 28 febbraio, dopo averlo chiuso a causa degli eventi nella regione, riporta Reuters.

Per il secondo giorno consecutivo, l’UKMTO non ha segnalato alcun attacco nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman e nello Stretto di Hormuz. Lo Stretto di Hormuz è rimasto praticamente bloccato durante tutti gli attacchi che Israele ha compiuto sul Libano. L’Iran ha anche deriso Trump: “Vi scriviamo dall’età della pietra e controlliamo lo Stretto di Hormuz”. Ancora alle 21:30 ore italiane dell’8 aprile l’Agenzia di stampa Fars: “Stretto di Hormuz completamente chiuso, petroliere che tornano indietro”.

La portavoce della Casa Bianca Carolyn Leavitt ha dichiarato che “le notizie secondo cui l’Iran avrebbe chiuso lo Stretto di Hormuz a causa dei continui attacchi israeliani contro il Libano sono false, affermando che oggi c’è stato un “aumento del traffico” nello stretto, nonostante il monitoraggio marittimo mostri che solo due petroliere hanno attraversato lo Stretto di Hormuz mercoledì”. Quindi secondo Leavitt il tracciamento marittimo satellitare mostra dati falsi. Secondo la CNN, che cita dati di sorveglianza marittima, solo circa il 5% del volume di traffico marittimo pre-ostilità attraversa attualmente lo stretto. Secondo l’emittente, l’Iran starebbe chiedendo fino a 2 milioni di dollari per nave. Non è noto se qualche armatore abbia pagato un simile pedaggio.

La Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ordinato alle forze armate iraniane, comprese le unità Artesh e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), di cessare tutti gli ulteriori attacchi contro Israele e altri paesi del Medio Oriente, secondo quanto riportato dalla televisione e dalla radio iraniane.

Anche se l’Iran non ha risposto direttamente agli attacchi di Israele in Libano, l’Alto funzionario iraniano ad Al Jazeera: “Puniremo Israele per aver violato il cessate il fuoco in Libano”.

L’oleodotto East-West in Arabia Saudita, che trasporta 7 milioni di barili al giorno dal Golfo Persico ai porti di esportazione sul Mar Rosso, è stato attaccato nel pomeriggio dell’8 aprile nessuno al momento ha rivendicato l’attacco. 

Non sappiamo cosa significhi realmente il cessate il fuoco, fanno sapere dalla Resistenza Islamica in Iraq, “ma aerei cisterna e droni da ricognizione americani sono ancora in volo e gli Emirati Arabi Uniti stanno trasportando con urgenza armi e munizioni”.

Il 7 aprile Stati Uniti e Israele hanno effettuato almeno 135 attacchi contro l’Iran, il numero giornaliero più alto dal 28 febbraio. Questo porta il numero totale di attacchi a oltre 3.000, di cui almeno 934 a Teheran, 246 a Isfahan, 215 a Hormozgan e 185 nel Khuzestan. L’aprile alle 18:30 ancora difese aere attive a Teheran. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/