
L’Arabia Saudita sta portando avanti un’iniziativa per escludere Israele dal progetto del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC) e reindirizzare il carico attraverso la Siria invece che attraverso Israele, secondo due fonti a conoscenza della questione. Il progetto del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC) è un piano per il trasporto di merci tra il subcontinente indiano e l’Europa attraverso gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, la Giordania, Israele e la Grecia, annunciato dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden al vertice del G20 nel settembre 2023.
Inizialmente, nell’ambito della normalizzazione delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita, la linea ferroviaria avrebbe dovuto attraversare Arabia Saudita, Giordania e Israele, da dove le merci sarebbero state trasportate in Europa attraverso il porto di Haifa. Tuttavia, le difficoltà nel portare avanti tale normalizzazione e i cambiamenti nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nella regione del Golfo di Aden hanno costretto l’Arabia Saudita a riconsiderare il percorso.
Un altro paese del Golfo che comincia a non gradire la lunga mano di Israele è il Qatar. A quanto si apprende dai media tedeschi, l’accordo di difesa previsto da Volkswagen con Israele bloccato dagli investitori del Qatar. Il fondo sovrano del Qatar, terzo maggiore azionista di Volkswagen, avrebbe respinto la proposta di produrre componenti per sistemi missilistici nello stabilimento Volkswagen di Osnabrück.
In antitesi alle intenzioni di Qatar e Arabia Saudita di frenare le mire israeliane: gli Stati Uniti che con Israele e l’Azerbaigian stanno portando avanti il progetto del corridoio di Zangezur, cercando di interrompere le rotte commerciali, energetiche e di trasporto dell’Iran nel nord e di posizionare la propria potenza militare lungo il confine settentrionale.
Secondo alcune fonti, i leader azeri e i loro sostenitori turchi starebbero cercando di impadronirsi delle province settentrionali dell’Iran, abitate da azeri di etnia. A tal fine, da anni conducono operazioni di influenza clandestine in quelle zone. L’Azerbaigian è uno dei principali fornitori di energia di Israele. Il petrolio greggio azero ha rappresentato il 46,4% delle importazioni petrolifere israeliane nel 2025.
Baku acquista una vasta gamma di sistemi di difesa israeliani avanzati, concentrandosi su difesa aerea e missilistica, armi d’attacco a lungo raggio, droni e tecnologie di intelligence.
Nel frattempo Benjamin Netanyahu e Recep Tayyip Erdoğan stanno cercando una quadra, la Turchia nolenti o volenti, sarà l’ago della bilancia nel nuovo Medio Oriente. Israele attraverso il ministro per l’energia Eli Cohen nei giorni scorsi ha dichiarato che Israele risponderà con misure analoghe a qualsiasi presenza militare turca in Siria, affermando che a ogni base militare turca corrisponderà la creazione di una base israeliana nella stessa area. In realtà Israele si è preso il monte Hermon e l’area Drusa siriana.
La Turchia d’altra parte non ha mai ben visto il nuovo gasdotto tanto voluto da Israele verso Cipro. Sempre Cohen: “il gasdotto previsto per Cipro verrà costruito, respingendo qualsiasi opposizione”.
Si tratta di un gasdotto di 200 km che collegherà i giacimenti di gas israeliani di Karish e Tanin (2,4 trilioni di piedi cubi di riserve) a Cipro. La Capacità stimata: da 0,5 a 1 miliardo di metri cubi di gas all’anno. Lo Sviluppatore: Energean, che ha investito 1,6 miliardi di dollari nei giacimenti alla costruzione del gasdotto parteciperanno anche Grecia e Cipro e non hanno “alcun interesse” nella partecipazione turca.
Mentre la Turchia ha a lungo cercato di ottenere un ruolo in qualsiasi progetto di gasdotto nel Mediterraneo, volendo diventare un hub internazionale e sopratutto del Medio Oriente. Tel Aviv considera sempre più Ankara una delle principali minacce strategiche nella regione. Non si tratta solo di gas; si tratta di potere negoziale.
Israele d’altra parte sta costruendo un corridoio energetico che aggira la Turchia, cercando di escluderla di fatto dal futuro energetico del Mediterraneo orientale. Erdogan non è il tipo da accettare passivamente l’esclusione. Il gasdotto sarà anche sottomarino, ma il conflitto potrebbe sorgere in superficie.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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