
Il vicepresidente USA Vance ha contattato direttamente i vertici militari del Paese in Medio Oriente per ottenere una valutazione oggettiva del conflitto militare con l’Iran, riferisce il New York Times citando alcune fonti. Secondo la testata, i funzionari militari hanno espresso preoccupazione al vicepresidente riguardo all’esaurimento delle scorte di missili intercettori per i sistemi Patriot e di altre munizioni critiche.
Nel frattempo adottate misure di ritorsione di Israele contro il Regno Unito riguardo al Centro di coordinamento per Gaza. Dopo che il Regno Unito ha imposto restrizioni all’importazione di merci prodotte negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, Israele ha deciso di escludere i rappresentanti britannici dal Centro di coordinamento per Gaza. In precedenza, Israele aveva anche allontanato il personale militare spagnolo da questo centro, istituito per sostenere il cessate il fuoco e coordinare gli aiuti umanitari a Gaza. Le recenti decisioni di Israele hanno suscitato nuove discussioni su come i disaccordi politici possano influire sul coordinamento degli aiuti umanitari e sulla ricostruzione post-bellica a Gaza. Il Regno Unito, a sua volta, ha reagito alle decisioni di Israele e le tensioni diplomatiche tra i due paesi si sono intensificate in seguito all’imposizione di sanzioni contro gli insediamenti.
In ottemperamento agli accordi di la Mecca e sotto pressione Occidentale la Turchia ha deciso di sospendere l’accettazione di merci aeree dirette in Iran, a darne notizia l’agenzia di stampa Rokna secondo la quale tutti gli aeroporti turchi hanno interrotto l’accettazione di carichi e spedizioni in transito aventi come destinazione finale l’Iran.
In Israele il ministro per le Finanze Bazalel Smotrich: “L’Iran possiede ciò che possiede il Canada, distruggeremo tutti i suoi impianti energetici, inclusi quelli interni. Niente, niente gas, nulla… È una situazione terribile, ma non c’è altro da fare È una situazione incandescente. Se l’Iran ci attacca, distruggeremo semplicemente tutti i suoi impianti energetici, compresi quelli interni. Petrolio, gas, raffinerie… non ne hanno più molti, ma distruggeremo anche quel che resta. Questo distruggerebbe un Paese”. Sempre Smotrich, ha rilasciato dichiarazioni franche e dirette, che stanno circolando anche sui media iraniani e curdi: “Il momento è giunto… Non c’è bisogno di altro, non c’è bisogno di fare altro, non c’è bisogno di lavoro o azioni frenetiche; alla fine, c’è un’ingente somma di denaro destinata a questo scopo. E, per dirla chiaramente: di fronte a questa grave povertà e privazione economica, questo è il governo che sta per crollare, e questo è l’obiettivo finale supremo”.
Secondo informazioni fornite alla CBS News, diversi velivoli statunitensi hanno subito danni durante gli attacchi lanciati dall’Iran contro la base aerea Muwaffaq Salti, in Giordania, mercoledì scorso. I rapporti indicano che un aereo d’attacco A-10 “Warthog” ha riportato danni tali da causare il distacco di un’ala, mentre circa otto caccia F-15 sono rimasti danneggiati ma sono successivamente tornati in servizio. Inoltre, durante il bombardamento notturno sono stati lanciati oltre 30 missili terra-aria Patriot.
Le IDF hanno diffuso dei video sostenendo che mostrino i tunnel di Ali Al-Taher prima della loro demolizione. In queste immagini, i tunnel appaiono comuni; non vi sono riprese delle grandi e ben equipaggiate sale operative di cui Israele aveva affermato l’esistenza, né sono visibili depositi di armi o alloggi. Si tratta semplicemente di tunnel grezzi ed essenziali. L’esercito israeliano ha dato ai membri di Hezbollah all’interno dei tunnel la scelta tra alzare bandiera bianca e arrendersi o morire; non si sono arresi. 50 persone hanno mantenuto il controllo dei tunnel per tre mesi. Benjamin Netanyahu, primo Ministro ha visionato un arsenale di armi rinvenuto nell’area di Ali Taher.
Le immagini satellitari mostrano ulteriori danni agli impianti petroliferi della Aramco nella città di Jazan, nel sud dell’Arabia Saudita, risalenti al 9 settembre di quest’anno. Le immagini mostrano gli effetti dell’incendio: due serbatoi di stoccaggio sono stati completamente distrutti e altri due danneggiati.
Ieri, 11 settembre si è tenuta una riunione diplomatica d’emergenza in Oman; gli Stati arabi del Golfo Persico cercano un accordo temporaneo con l’Iran riguardo allo Stretto di Hormuz! Secondo il Financial Times, i ministri degli Esteri degli Stati arabi che si affacciano sul Golfo Persico si sono riuniti a Salalah per consultazioni approfondite con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. L’obiettivo era negoziare l’istituzione di un meccanismo e di un accordo temporaneo per garantire la sicurezza e riprendere il transito di petroliere e navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz: uno sviluppo cruciale che avviene nel contesto della crisi di carenza energetica e della paralisi delle rotte di esportazione della regione. I colloqui, promossi dall’Oman, segneranno il “primo incontro tra diplomatici di alto livello del GCC e dell’Iran” dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Repubblica Islamica.
Il Consolato Generale della Repubblica Islamica dell’Iran a Dubai ha annunciato il rilascio di 10 pescatori iraniani che erano stati arrestati negli Emirati Arabi Uniti. Secondo il consolato, questi 10 pescatori hanno lasciato Dubai diretti a Bandar Abbas.
Secondo la Reuters il Pakistan ha trasmesso all’Iran avvertimenti da parte dell’Arabia Saudita sulla necessità di fare pressione sugli Houthi affinché allentino la tensione del conflitto; si spera che l’eventuale invocazione dell’accordo trilaterale di difesa congiunta Accordo della Mecca possa influenzare in modo significativo le decisioni dei vertici politici iraniani. La notizia segue le indiscrezioni circolate oggi stesso, secondo cui il Pakistan starebbe valutando attacchi contro gli Houthi su richiesta dell’Arabia Saudita. Un funzionario pakistano ha riferito alla Reuters che il Pakistan sta cercando di mantenere una posizione neutrale nell’attuale conflitto, poiché gli interessi nazionali del Paese sono di grande importanza e non si vuole compromettere le relazioni con l’Iran.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari in Medio Oriente e Asia occidentale aggiornato alle ore 15:30 dell’11 settembre. Il Segretario della Marina USA Hung Cao in un’intervista: “Gli iraniani hanno inflitto gravi danni al Bahrein. Non è rimasto alcun luogo in cui la Marina USA possa attraccare. Abbiamo una task force che sta valutando se abbandonare questa base”.
La CNN riferisce che gli Stati Uniti hanno ampliato la portata del supporto di intelligence e dell’assistenza nell’individuazione degli obiettivi, forniti specificamente per la campagna militare dell’Arabia Saudita contro gli Houthi sostenuti dall’Iran in Yemen. Secondo quanto riferito, oltre 100 militari statunitensi sono coinvolti in questa attività – con un funzionario USA che cita una cifra di circa 200 unità – operando all’interno di un comando congiunto di nuova costituzione. Il personale militare statunitense non partecipa direttamente agli attacchi condotti dall’Arabia Saudita, né effettua il rifornimento in volo di velivoli sauditi o fornisce altro supporto operativo. Secondo gli Stati Uniti l’Iran sta fornendo un supporto significativo ad AnsarAllah. CNN: “Centinaia di membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) si trovano attualmente in Yemen per aiutare gli Houthi a sviluppare capacità tali da minacciare lo stretto di Bab el-Mandeb”.
Trump respinge la richiesta di Bin Salman di attaccare lo Yemen. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiamato due volte il presidente statunitense Trump giovedì, chiedendogli di attaccare il movimento yemenita Ansarallah; tuttavia, Trump ha respinto la richiesta. In concomitanza con queste telefonate, l’ammiraglio Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), si è recato a Riyadh giovedì per coordinare le azioni relative a situazioni di emergenza.
Secondo Israele: “L’assedio di Bab el-Mandeb è peggiore di quello dello Stretto di Hormuz”.
Una vasta parte delle infrastrutture sotterranee di Hezbollah, situate sotto la cresta di Beaufort e l’altopiano di Nabatieh, è stata distrutta dall’IDF. Si tratta di un totale di otto tunnel. La lunghezza complessiva di questi tunnel supera i 5,4 km. Secondo lo United States Geological Survey, in Libano è stato registrato un terremoto di magnitudo 4.1 dopo che Israele ha distrutto le infrastrutture sotterranee di Hezbollah.
Il satellite FIRMS della NASA ha rilevato incendi in punti insoliti lungo l’oleodotto Yanbu-Ras Tanura, che trasporta petrolio dal più grande complesso petrolchimico dell’Arabia Saudita al suo hub di esportazione sul Mar Rosso. Dopo che l’Iran ha bloccato lo Stretto di Hormuz alle petroliere saudite, questa rotta è diventata il principale terminale di esportazione del Regno dell’Arabia Saudita. Le immagini satellitari mostrano fumo nero che si alza dall’area, suggerendo che gli Houthi potrebbero aver attaccato l’oleodotto e interrotto il collegamento tra Yanbu e il complesso di Ras Tanura. Immagini di fumo denso da Ras Al-Arah, nella provincia di Lahij, dopo che l’esercito yemenita guidato dal movimento Ansarallah ha lanciato tre missili balistici. Nella giornata dell’11 settembre attacchi missilistici hanno preso di mira il porto di Ras al-A’ra, nella provincia di Lahj.
Nelle ultime 24 ore, nel conflitto contro i mercenari sauditi ed emiratini, le forze yemenite di Ansarallah hanno assunto il controllo di quattro aeroporti lungo la costa occidentale dello Yemen e il Mar Rosso: l’isola di Mayun, l’isola di Zuqar, Al-Mokha e Dhubab.
Gli Houthi hanno catturato una quantità significativa di veicoli corazzati, armi ed equipaggiamento militare all’ingresso della base strategica Khalid, nell’area di Al-Mukha (Mocha). Durante gli scontri con l’esercito governativo yemenita, gli Houthi hanno preso il controllo della città di Mocha e di tutte le isole della repubblica nel Mar Rosso, fonti russe. In precedenza, il portavoce del movimento, Mohammed Abdulsalam, aveva dichiarato che il commercio internazionale attraverso il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb rimane stabile e sicuro. Le operazioni militari in corso nelle aree costiere sono di portata limitata e di natura difensiva. Oltre 2.000 mercenari al soldo dell’Arabia Saudita catturati insieme al loro equipaggiamento militare, sulle isole di Zuqar, Hanish e Mayyun. Le forze fedeli agli Emirati Arabi Uniti hanno minacciato di espellere le forze fedeli all’Arabia Saudita dall’Hadhramaut.
Nel pomeriggio dell’11 settembre Ansar Allah, ha iniziato ad avanzare verso la città di Marib. Contemporaneamente al ritiro dei mercenari di “Dara’ Al-Watan” da Al-Dhale. Le forze yemenite hanno catturato 250 militari, inclusi comandanti delle forze leali all’Arabia Saudita, dopo aver preso il controllo delle isole Hanish. A poche ore di distanza le forze di Ansar Allah hanno raggiunto la sede del consiglio locale del distretto di Dhubab, che si affaccia su Bab al-Mandab.
Notizia da confermare invece: il generale di brigata Tariq Saleh, insieme al fratello, è entrato negli Emirati Arabi Uniti. Abbandonando dunque le coste dello Yemen occidentale che ora passano sotto controllo Houthi. Al termine degli scontri, le forze yemenite hanno assunto il pieno controllo dell’isola di Socotra e catturato oltre 1.500 militari. Le Forze Armate yemenite annunciano il successo dell’operazione militare denominata “Dio è il più potente in forza e punizione”, che ha portato alla presa di 5.400 chilometri quadrati di territorio lungo la costa del Mar Rosso. Viene inoltre reso noto che la navigazione marittima internazionale rimane sicura e consentita, fatta eccezione per le imbarcazioni riconducibili all’Arabia Saudita. Nel corso dell’offensiva sono stati abbattuti complessivamente 9 droni sauditi e centinaia di soldati sostenuti dall’Arabia Saudita sono stati fatti prigionieri. Le Forze Armate yemenite ribadiscono che l’assedio contro l’Arabia Saudita proseguirà e che verrà mantenuta la politica di “escalation per escalation”.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha colpito un veicolo di superficie senza equipaggio (USV) “Saildrone” statunitense nello Stretto di Hormuz. Segnalazioni di danni a due imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, vicino all’Oman.nL’ente UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations) ha diramato un avviso di sicurezza confermando che due navi sono state colpite da proiettili di ignota provenienza a 4 miglia a ovest del porto di Khasab, nelle acque dell’Oman. Le forze navali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno preso di mira oggi un’imbarcazione americana senza equipaggio nelle acque iraniane.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/










