#ISRAELIRANWAR. Censura violata: IDF conferma l’attacco alla base aerea di Ramat David e l’Iran lamenta attacchi Usa contro infrastrutture civili

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Le maglie della censura da tutti latini guerra cominciano cedere. O forse no, e quanto trapela è fa parte di una tattica ben congegnata per ingannare il nemico. La censura militare israeliana ha autorizzato la diffusione della notizia che parte di un missile iraniano ha colpito la base aerea di Ramat David. L’esercito israeliano ha annunciato che, a seguito dell’impatto, uno degli hangar della base è stato danneggiato, ma nessuna delle capacità operative della base è stata compromessa. L’incidente è ancora oggetto di indagine.

Diversi giorni dopo l’attacco iraniano contro Israele, l’esercito israeliano ha quindi ammesso che un frammento di un missile balistico ha colpito un hangar nella base aerea di Ramat David; come dicevano gli iraniani.

L’esercito israeliano ha inoltre reso noto che alcuni edifici della base sono stati danneggiati dall’impatto e che l’incidente è oggetto di indagine. Tuttavia, l’esercito ha sottolineato che l’attacco non ha causato interruzioni alle attività operative e che nessuna capacità militare è stata danneggiata.

A seguito dell’annuncio sono state diffuse immagini satellitari della società Soar che mostrano i danni al sito, sebbene con una risoluzione relativamente bassa. Nelle immagini diffuse, confrontandole con quelle del 5 giugno, si può notare un segno in un punto che probabilmente corrisponde al punto d’impatto del missile. Si ricorda che all’inizio della scorsa settimana, in risposta all’attacco dell’esercito israeliano contro il quartiere di Dahieh a Beirut, l’Iran ha lanciato circa 30 missili verso Israele.

In Iran invece, il 10 giugno, durante l’ultima ondata di attacchi, gli Stati Uniti hanno colpito un impianto idrico nella provincia iraniana di Hormozgan. Sebbene il CENTCOM statunitense abbia descritto l’operazione come un attacco di precisione, l’attacco ha interrotto l’accesso all’acqua per circa 20.000 residenti in una regione già alle prese con temperature estreme e una forte dipendenza da riserve idriche limitate.

Alcuni osservatori indicano una strategia più ampia alla base di questi attacchi. I bacini idrici colpiti si trovano vicino allo Stretto di Hormuz, un punto di strozzatura marittima globale di fondamentale importanza, dove le comunità dipendono da infrastrutture idriche fragili a causa del clima arido della regione. I danni a questi sistemi possono minacciare la sopravvivenza della popolazione civile, oltre a paralizzare porti e città costiere.

Gli attacchi statunitensi hanno ripetutamente preso di mira infrastrutture civili, tra cui ponti, ferrovie, centrali elettriche e oleodotti, con l’obiettivo di interrompere la vita quotidiana e aumentare la pressione sull’Iran. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche potrebbero far parte – secondo gli analisti iraniani – di una campagna più ampia che potrebbe danneggiare l’agricoltura e la produzione alimentare, peggiorando potenzialmente le condizioni umanitarie.

Lo stesso schema elencano gli stessi emerge nei recenti conflitti statunitensi: “Jugoslavia (1999): i bombardamenti della rete elettrica nazionale e dei ponti hanno lasciato molte aree senza elettricità e acqua. Iraq (1991, 2003): la distruzione di centrali elettriche e impianti di trattamento delle acque ha contribuito a crisi igienico-sanitarie ed epidemie. Libia (2011): gli attacchi avrebbero colpito infrastrutture civili, inclusi ponti e impianti energetici, al di fuori dell’area soggetta al divieto di volo delle Nazioni Unite. Siria: i ripetuti attacchi alle infrastrutture energetiche e idriche sono stati giustificati in base alla dottrina del “duplice uso””.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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