
Gli accordi di Abramo, creati dal governo Trump 1, vedono ora tra i migliori alleati di Israele nella regione Medio Orientale gli Emirati Arabi Uniti. E questa nuova alleanza ha portato a una nuova frattura, sanata con tanta fatica con l’Arabia Saudita. E di conseguenza a un disequilibrio che sta portando a una nuova escalation anche nelle regioni africane.
Gli Emirati Arabi Uniti sostengono la rivolta in Sudan da parte delle RSF contro il governo in carica che invece è sostenuto da Russi e anche dall’Arabia Saudita. Per altro le armi ai ribelli passano per la Libia e questo ha fatto scalpore e ha turbato molto il principe bin Salman. Israele in questa aerea appoggia gli EAU.
In funzione di questa escalation in Sudan, l’Arabia Saudita ha mosso i suoi pedoni in Yemen e ha fatto crollare l’alleanza con gli Emirati Arabi Uniti mettendo sotto sopra il Consiglio presidenziale del Sud fino alle dimissioni e riportandolo sotto la sua egida, anche se alcuni, ancora non sono d’accordo.
Israele per tutelare i suoi interessi, e in funzione anti turca ha riconosciuto il Somaliland facendo arrabbiare tutti i paesi africani e l’Arabia Saudita, naturalmente anche la Turchia che sta investendo moltissimo in Somalia.
L’Arabia Saudita ha deciso di agire, sta finalizzando un accordo di coalizione militare con Somalia ed Egitto nell’ambito degli sforzi per limitare l’influenza regionale degli Emirati Arabi Uniti, riporta Bloomberg. Il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud dovrebbe visitare presto l’Arabia Saudita per concludere l’accordo, che si concentra sulla sicurezza del Mar Rosso e su una più ampia cooperazione militare.
I funzionari sauditi hanno incoraggiato la Somalia a ridurre i legami con gli Emirati Arabi Uniti, a fronte delle crescenti tensioni tra i due membri dell’OPEC+. Nello scenario è sceso anche l’Iran attraverso gli Houthi, residenti nel nord dello Yemen, che non hanno proferito parola sui bombardamenti a sud del loro paese, ma hanno detto che bombarderanno il Somaliland se Israel, come ha già detto, costruirà bei militari.
On line fonti OSINT riportano che Israele ha costruito una struttura militare avanzata presso l’aeroporto di Berbera, in Somaliland, che comprende dodici hangar sotterranei per aerei da combattimento e droni. L’aeroporto di Berbera, situato sul Golfo di Aden, ha una delle piste più lunghe d’Africa, originariamente costruita durante l’era sovietica.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno mantenuto una forte presenza militare presso l’aeroporto dal 2017. Hanno sviluppato l’aeroporto e il porto adiacente tramite DP World e hanno creato una base utilizzata per le operazioni in Yemen e per il monitoraggio delle rotte marittime.
Appare chiaro che il dominio del Mar Rosso è in piena contesa regionale con la speranza che la contesa che vede: Egitto, Arabia Saudita, Turchia (Qatar) e Iran (membro OPEC) con gli Houthi versus Israele, USA, EAU ( Oman, Bahrein) dall’altro.
A complicare la situazione ci potrebbe essere anche la Russia che sta svolgendo ora il ruolo di mediatore tra Iran e Israele ma che potrebbe decidere di rinunciare viste le scelte di Israele di appoggiare il governo ucraino militarmente.
Israele sta addestrando silenziosamente piloti ucraini per pilotare caccia F-16. Recenti rapporti indicano la presenza di piloti di lingua ucraina che studiano presso l’Accademia aeronautica israeliana. Israele, da tempo utilizzatore di F-16 e con una vasta esperienza nell’addestramento di piloti sia uomini che donne, sembra stia addestrando piloti ucraini al pilotaggio di jet da combattimento.
Dallo scoppio del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, le autorità israeliane hanno ripetutamente e pubblicamente negato di aver inviato aiuti militari all’Ucraina. Tuttavia, le prove – raccolte da fonti OSINT dimostrano che: “Alla fine di novembre 2025, un aereo da trasporto An-124 dell’Aeronautica Militare ucraina è atterrato all’aeroporto Ben Gurion. La missione dell’aereo era quella di caricare un carico militare. Alla vista di tutti e davanti alle telecamere dell’aeroporto di Tel Aviv, pezzi di ricambio e missili PAC-2 dismessi per il sistema di difesa aerea Patriot sono stati caricati sull’aereo. Israele ha poi alla fine ammesso di aver mandato sempre nel 2025 un sistema di difesa Patriot a Kiev.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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