
Secondo Donald Trump: “Due mesi in Iran e stiamo vincendo!”. I medi americani però lo sconfessano: il New York Times sostiene che la “guerra imposta da Trump” all’Iran stia indebolendo gli Stati Uniti in 4 modi: Esaurimento delle costose scorte di armi statunitensi; Tensione nei rapporti con gli alleati; Erosione dell’autorità morale americana; Espansione dell’influenza iraniana sul mercato petrolifero globale.
Sempre Trump che ha detto a: “J.D. Vance e il Segretario Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore congiunto Dan Kane, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una PACE duratura. Ho avuto l’onore di risolvere nove guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi”.
E mentre il presidente degli Stati Uniti si riempie la bocca di parole, gli americani a bordo delle navi d’assalto anfibio USS Tripoli e USS Abraham Lincoln lamentano la scarsa qualità del cibo e le porzioni limitate durante una lunga missione vicino all’Iran. Il budget del Pentagono è di quasi 1 trilione di dollari. Le difficoltà nelle catene di approvvigionamento hanno portato al razionamento e al basso morale, con le famiglie che affermano che i marinai spesso soffrono la fame e non riescono a ricevere rifornimenti a causa delle interruzioni del servizio postale.
Secondo l’Intelligence statunitense: “la Cina ha preso in considerazione la possibilità di fornire all’Iran radar avanzati all’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Israele, potenzialmente migliorando il rilevamento di droni e missili, ma non vi è stata alcuna conferma di un trasferimento”.
Trump afferma che la sua amministrazione indagherà sulla scomparsa/morte di 10 scienziati, definendoli “molto importanti”, e si aspetta di avere chiarimenti entro una settimana. Questi scienziati lavoravano in settori sensibili come quello nucleare e aerospaziale. Nel frattempo altre navi da guerra statunitensi hanno attraversato Suez in direzione Iran.
IlDipartimento di Stato americano in merito al cessate il fuoco tra Libano e Israele: “Israele manterrà il diritto di adottare tutte le misure necessarie per l’autodifesa al fine di eliminare le minacce alla sua sicurezza, siano esse immediate o a lungo termine”.
Problemi interni al governo israeliano. I ministri più vicini al premier hanno lamentato la mancata discussione in merito al cessate il fuoco con il Libano. Per Yedioth Ahronoth: “Netanyahu ha rifiutato la richiesta del Gabinetto di Guerra di votare una risoluzione per il cessate il fuoco in Libano. Trump ha costretto Israele a cessare il fuoco in Libano”.
Secondo la testata, Ynet: “Netanyahu ha comunicato al gabinetto di sicurezza che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) manterranno le loro posizioni nel Libano meridionale dopo l’inizio del cessate il fuoco il 17 aprile”. La Radio israeliana: “un alto funzionario israeliano ammette che l’Iran ha avuto un ruolo nel cessate il fuoco in Libano, il che significa che il raggiungimento di un cessate il fuoco non è separato dalle richieste dell’Iran nei negoziati con gli Stati Uniti”.
Il cessate il fuoco tra Libano e Israele è entrato in vigore per 10 giorni, anche se il Movimento Amal libanese respinge i colloqui israelo-libanesi a Washington. Israele per gli Stati Uniti mantiene il diritto di adottare le misure necessarie per l’autodifesa in qualsiasi momento. Tutte le parti riconoscono che le Forze Armate libanesi sono le sole responsabili della sovranità del Libano e della difesa del suo territorio.
La base aerea di Kasrek ad Hasakah, da cui si erano ritirate le truppe americane, è passata sotto il controllo dell’esercito siriano. Gli Stati Uniti mantengono comunque una presenza a Qamishli e Hasakah, dove hanno delle basi, così come presso la base aerea di Istirhat al-Wazir.
Dallo Yemen, “Il cessate il fuoco è il risultato del fallimento di Stati Uniti e Israele nel raggiungere i propri obiettivi contro l’Iran” ha detto il leader di Ansar Allah, Al-Houthi, il quale ha sottolineato le ingenti perdite subite da Stati Uniti e Israele nelle ostilità contro l’Iran, evidenziando che l’attuale cessate il fuoco è una diretta conseguenza del fallimento di Washington e Tel Aviv nel raggiungere i propri obiettivi contro l’Iran. “Rovesciare il sistema islamico iraniano e dominare la sua nazione musulmana era uno degli obiettivi primari degli aggressori americani e sionisti, una missione che alla fine è fallita”, ha dichiarato Abdul-Malik al-Houthi. Riguardo alla situazione in Libano, il leader del Movimento Ansarullah ha osservato che le azioni di Israele in Libano rappresentano una grave aggressione contro un fronte chiave dell’Asse della Resistenza, già coperto dall’accordo di cessate il fuoco. “Sostenere il Movimento Hezbollah e il popolo libanese è essenziale. Non possiamo rimanere indifferenti o in silenzio di fronte al nemico israeliano”, ha aggiunto.
Per quanto concerne Hormuz, le petroliere stanno modificando le informazioni e la posizione delle navi, dichiarando anche legami con la Cina, per garantire il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, nonostante le restrizioni imposte da Iran e Stati Uniti, secondo quanto riportato da Nikkei Asia.
La corrispondente della BBC in lingua farsi, Pis Kohenoord, ha affermato che il cessate il fuoco in Libano è il risultato delle pressioni iraniane. Secondo Kohenoord, il cessate il fuoco in Libano è avvenuto sotto la pressione dell’Iran e dei paesi della regione, nonostante il desiderio di Trump di attribuirsene il merito.
Nella tarda serata del 16 aprileil Comandante dell’Esercito pakistano ha incontrato il Presidente Masoud Pezeshkian. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha affermato: La cessazione delle ostilità in Libano faceva parte di un accordo di cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti. “Fin dall’inizio, abbiamo sottolineato la necessità di un cessate il fuoco simultaneo in tutta la regione, Libano compreso. Lodiamo la fermezza del popolo libanese e dei combattenti della resistenza di fronte all’aggressione e ringraziamo il Pakistan per i suoi preziosi sforzi, soprattutto nelle ultime ore. Esprimiamo la nostra solidarietà al popolo e al governo libanese e sottolineiamo la necessità del ritiro completo dell’entità sionista dai territori occupati. Sottolineiamo la necessità di liberare i prigionieri, far tornare gli sfollati e ricostruire le aree e le infrastrutture distrutte con il supporto della comunità internazionale”.
Nonostante i buoni auspici, l’Iran sposta tutte le scuole online dal 21 aprile; gli asili nido sono chiusi fino a nuovo avviso, con sanzioni per le violazioni relative alle attività in presenza. In merito all’arricchimento di uranio, “la pressione per porre fine o limitare l’arricchimento mira a privare l’Iran della deterrenza, rendendolo vulnerabile a future guerre e frammentazioni” ha spiegato Ebrahim Rezaei, portavoce del Comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera dell’Iran.
L’Iran ha condannato le nuove minacce di sanzioni statunitensi definendole “terrorismo economico”. Esmaeil Baqaei, portavoce del Ministero degli Esteri ha definito le politiche di Washington “terrorismo economico” e “ricatto di Stato”. Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto nuove sanzioni a diverse società e petroliere legate all’Iran. Il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha affermato che qualsiasi Paese che acquisti petrolio iraniano o detenga risorse finanziarie di Teheran nelle proprie banche sarà soggetto a sanzioni.
“L’Iran cerca pace duratura, stabilità e legami fraterni nella regione” ha dichiarato a IRNA il presidente Masoud Pezeshkian. Che ha anche ringraziato Islamabad per il suo ruolo di mediazione e per aver stabilito un cessate il fuoco nella guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime israeliano all’Iran, affermando che Teheran è impegnata a raggiungere una pace e una stabilità durature nella regione, perseguendo al contempo i diritti della nazione iraniana nel quadro del diritto internazionale.
Nella giornata del 17 aprile, ebrei iraniani commemorano il martire Ayatollah Khamenei. La cerimonia si è svolta all’interno della sinagoga Yousef Abad di Teheran. In Iran vivono circa 10.000 ebrei, che godono di rispetto e protezione.
La portaerei a propulsione nucleare Dwight D. Eisenhower (CVN-69) sarebbe stata danneggiata da un incendio all’inizio di questa settimana, ferendo tre marinai. La Eisenhower sta per completare una revisione programmata presso il cantiere navale di Norfolk a Portsmouth, in Virginia, iniziata l’8 gennaio 2025. Dall’ultima immagine satellitare cinese Mizarvision, la portaerei Gerald Ford si sta avvicinando all’imboccatura del Canale di Suez. Se questa portaerei entra nel Mar Rosso, è probabile che la vedremo raggiungere il Mar Arabico la prossima settimana, con 5 gruppi d’attacco di portaerei della Marina statunitense schierati a sud dell’Iran: Lincoln, Bush, Ford, Tripoli e Boxer.
Il 17 aprile il gruppo d’attacco della portaerei a propulsione nucleare Gerald R. Ford, incluso il cacciatorpediniere Mahan, ha attraversato il Canale di Suez, è entrato nel Grande Lago Amaro e ha proseguito la navigazione verso sud. Il gruppo d’attacco americano, guidato dalla portaerei a propulsione nucleare George H.W. Bush, che comprende, oltre ai tre cacciatorpediniere lanciamissili Mason, Ross e Donald Cook, anche la nave di rifornimento Artica.
Prima dell’entrata in vigore de Cessate il fuoco con il Libano le IDF e Hezbollah hanno attaccato. “Circa 10 razzi sono stati lanciati contro la Galilea occidentale – la maggior parte è stata intercettata e i restanti sono caduti in aree aperte; altri due droni lanciati dal Libano sono stati intercettati”, IDF. 6 israeliani feriti, uno gravemente, in un attacco missilistico dal Libano contro la città di Karmiel. Un ferito a Nahariya a seguito dell’ultima operazione di Hezbollah prima del cessate il fuoco.
Le Forze di Difesa Islamica dell’Iran affermano di mantenere e di voler mantenere il controllo di tutte le aree liberate e occupate in Libano. Il ministro della Difesa Israel Katz starebbe già pianificando nuovi attacchi dopo la fine del cessate il fuoco.
Continuano gli attacchi a Gaza,bombardamenti da veicoli israeliani a est di Gaza City le IDF hanno fatto saltare per aria edifici. Bombardamenti israeliani nel sud di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale.
Secondo l’Esercito israeliano: il numero di feriti nell’esercito israeliano durante i combattimenti nel Libano meridionale è salito a 653, di cui 41 in gravi condizioni e 90 in condizioni moderate. Nella notte prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco: Due raid israeliani sulle città di Burj Qallawiyah e Burj Al-Shamali; due raid israeliani sulla città di Kfardounin e ancora raid su Shebaa.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) stanno attualmente attaccando le postazioni di lancio da cui Hezbollah ha recentemente sparato missili verso gli insediamenti settentrionali. L’ultimo attacco delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) sul Libano prima del cessate il fuoco è stato sulla città di Sur. Un alto funzionario di Hezbollah ha dichiarato a un corrispondente di RT: “Non abbiamo fretta di raggiungere il cessate il fuoco. Se il nemico viola l’accordo, risponderemo. E non torneremo alla situazione precedente”. Alle 23:45 Israele bombardava ancora il sud del Libano. Meno di 30 minuti dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, le forze israeliane hanno sparato colpi di artiglieria contro i villaggi che non erano riuscite a conquistare e hanno demolito abitazioni civili a Bint Jbeil, nel Libano meridionale. Le forze israeliane avevano effettuato un raid aereo contro la città di Tiro, nel sud del Libano, pochi istanti prima che il cessate il fuoco entrasse in vigore.
A partire dal 17 mattina gli abitanti del Libano meridionale hanno iniziato a tornare alle proprie case. Le autorità libanesi hanno riaperto le strade per Dahiyeh, nella zona sud di Beirut, mentre i residenti iniziano a tornare a casa.
L’UNIFIL e l’esercito libanese hanno ricevuto l’ordine dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di non riaprire il ponte di Qasmiyeh per impedire ai civili di tornare nelle città del Libano meridionale, in particolare nella zona di Litani. Il portavoce arabo delle Forze di Difesa Israeliane (IOF), Avichay, ripete l’avvertimento delle IOF: “Ai cittadini del sud del Libano non tornare a casa fino a nuovo avviso”. Nonostante le minacce israeliane, strade e ponti vengono sgomberati e riparati, incluso il ponte di Qasmiyeh, preso di mira la scorsa settimana. Tutto opera di civili.
Intorno alle 12:00 ore italiane i media israeliani riportano: “Un ordigno esplosivo è detonato tra le forze israeliane nel Libano meridionale, causando gravi feriti. 6 soldati e ufficiali tra morti e feriti. L’ordigno era attaccato a un edificio; è crollato dopo l’ingresso delle truppe. Alcuni soldati hanno subito amputazioni a causa della potenza dell’esplosione. Il dispositivo è stato localizzato vicino ai nostri soldati”.
Lo Stretto di Bab el-Mandeb entra in una nuova fase di tensione militare, Fars. Nella serata del 16 aprile, uno dei comandanti della resistenza ha lanciato un avvertimento serio e senza precedenti da parte di “Combattenti Senza Frontiere” a tutte le navi commerciali e militari nello Stretto di Bab el-Mandeb, affermando: “Vi preghiamo di notare che da domani a mezzogiorno, chiunque intenda attraversare lo Stretto di Bab el-Mandeb dovrà prestare la massima attenzione possibile alle sue direzioni.”
Nouraldin Aldaghir, corrispondente di Al Jazeera a Teheran: “Da domani, Bab el-Mandeb potrebbe entrare nell’arena delle pressioni e delle contropressioni tra Teheran e Washington, aumentando la pressione sul commercio e sull’economia globali. L’emergere di Bab el-Mandeb sotto i riflettori potrebbe essere una risposta ai tentativi di Washington di bloccare i porti ed è probabilmente un meccanismo per fare pressione sui negoziati tra Iran e Stati Uniti”.
I movimenti delle navi, come si evince da MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz e all’ingresso del Golfo dell’Oman nelle ultime 36 ore, mostrano che il traffico attraverso lo stretto rimane ben al di sotto dei livelli normali, mentre il blocco navale della Marina statunitense contro l’Iran continua. Audio del CENTCOM di un cacciatorpediniere statunitense che “devia una nave mercantile” nell’ambito del blocco navale. Altre due petroliere sanzionate dagli Stati Uniti, però hanno forzato il blocco. Filmati lo mostrano. TankerTrackers conferma, tramite dati AIS di 3 giorni, che diverse petroliere sanzionate dagli Stati Uniti si stanno muovendo liberamente attraverso la linea di blocco tra l’Oman orientale e il confine tra Iran e Pakistan, nonostante la presenza militare statunitense. Vengono conteggiate solo le navi con AIS attivo; altre potrebbero essere passate inosservate. Ciò contraddice l’affermazione del CENTCOM secondo cui nessuna nave ha attraversato il confine nelle prime 48 ore.
Scoperta di un importante deposito di munizioni semi-pesanti a Hoveyzeh secondo la procura: “Grazie al monitoraggio dell’intelligence dell’Organizzazione di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie del Khuzestan, sono stati scoperti 18 razzi e cariche per lanciarazzi RPG in una zona della contea di Hoveyzeh”.
Ritornano a casa i marinai sopravvissuti dell’IRIS Dena dopo il loro ritorno in Iran: “Durante l’evacuazione, il secondo siluro ha colpito l’area di evacuazione dei marinai. Siamo rimasti in acqua per 10 ore fino all’arrivo delle navi di soccorso”. I corpi di 20 marinai risultano ancora dispersi.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha sottolineato che l’Esercito e le Guardie Rivoluzionarie hanno il “dito sul grilletto” e sono pronti a dare una risposta potente, distruttiva e che susciti rimpianti a qualsiasi azione aggressiva o criminale da parte del nemico USA-Israele e dei suoi alleati contro la nazione iraniana.
Il comunicato aggiunge che l’incapacità degli Stati Uniti e Israele di attuare potenziali scenari di aggressione contro l’Iran – comprese operazioni terrestri e navali e complotti per impadronirsi di isole iraniane nel Golfo Persico – era il risultato dell’elevata prontezza al combattimento e della postura operativa dell’Esercito iraniano, unitamente al coordinamento e alla sovrapposizione delle forze di terra del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC): “Qualsiasi atto sconsiderato da parte del nemico verrebbe indubbiamente contrastato con “colpi letali” dai combattenti dell’Islam, lasciando ai nemici solo umiliazione, sconfitta strategica e disonore”.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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