#ISRAELIRANWAR. Accordi di pace non rispettati, dimenticati o che non vengono siglati, vita quotidiana in Medio Oriente e Asia occidentale 

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Non sembra essere dietro l’angolo la pace in Medio Oriente e inAsia centrale. Almeno non dalle dichiarazioni dei leader coinvolti nelle questione e le recenti scoperte dei media internazionali. Per esempio secondo la CNN: “Israele ha segretamente schierato le sue forze speciali militari e di intelligence nella Repubblica dell’Azerbaigian durante la guerra con l’Iran. Questa mossa fa parte degli sforzi di Israele per stabilire una rete segreta di basi e posizioni operative in tutto il Medio Oriente (Asia occidentale) per facilitare le operazioni contro l’Iran”.

Fonti vicino alla resistenza islamica hanno sempre parlato di base del Mossad in Azerbaijan, sin dai tempi della caduta dell’elicottero che ha portato alla morte dell’allora presidente iraniano Ebrahim Raisi. Nessuno ha mai confermato o smentito la notizia.

Donald Trump in una delle sue tante dichiarazioni ha spiegato, facendo irritare gli iraniani, che la sua Amministrazione ha preso in considerazione l’invio di truppe per prendere l’uranio iraniano, ma alla fine ha scartato l’idea perché troppo rischiosa e perché avrebbe potuto causare vittime tra il personale americano, un paragone con la fallita missione di salvataggio degli ostaggi di Carter.

In risposta il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è intervenuto sulla questione Emirati Arabi Uniti, che di recente hanno chiesto una risposta severa contro l’Iran per aver attaccato il Kuwait e il Bahrein: “Abbiamo prove che gli Stati Uniti e il regime israeliano hanno utilizzato lo spazio aereo e il territorio degli Emirati Arabi Uniti contro di noi durante la recente guerra. Possediamo documenti che dimostrano la partecipazione diretta degli Emirati Arabi Uniti ad alcune operazioni militari contro l’Iran. La ragione principale del deterioramento delle nostre relazioni con gli Emirati Arabi Uniti è il fattore israeliano e gli stretti legami politici, commerciali ed economici degli Emirati Arabi Uniti con Tel Aviv. Se gli Emirati Arabi Uniti avessero adottato una politica diversa, come altri stati del Golfo Persico, avremmo potuto avere relazioni di gran lunga migliori con loro”.

A seguito di queste dichiarazioni è stata segnalata un’esplosione sull’isola di Das negli Emirati Arabi Uniti; sembra che l’attentato fosse mirato. L’isola di Das è uno dei centri più importanti per l’esportazione di gas naturale liquefatto negli Emirati Arabi Uniti. L’incendio è durato circa 12 ore, il che significa che l’incidente, l’esplosione o il possibile attacco si sono verificati di giorno, non di notte.

Ribadita inoltre da parte iraniana l’importanza di includere il Libano negli accordi di pace, il generale Mohsen Rezaee: “Sarebbe bastato che il nemico si muovesse verso Dahieh, tutti i nostri missili erano pronti, avremmo trasformato i territori settentrionali occupati in un inferno per Israele molte volte rispetto alla guerra dei 40 giorni”. 

A riprendere la questione libanese, il leader di Hezbollah, Naim Qassem che ha respinto i negoziati, definendoli “assurdi e umilianti” per il Libano. “Se l’obiettivo primario dei negoziati è disarmare la resistenza come precondizione per qualsiasi accordo, ciò significa distruggere la forza del Libano e rappresentare una minaccia esistenziale per annientare il suo popolo resistente. È una dichiarazione di distruzione e instabilità del Libano e un incitamento alla lotta settaria tra i libanesi a beneficio di Israele. Israele mira a raggiungere i suoi obiettivi attraverso la politica, non la guerra. Non abbiamo dato a nessuno la promessa di fermare la resistenza. Finché esisterà l’occupazione, la resistenza continuerà. Ringraziamo l’Iran per averci aiutato a riconquistare la nostra terra. Finché i nostri paesi saranno insicuri, bombardati e distrutti, e la nostra gente verrà uccisa, gli insediamenti non saranno mai sicuri. Continueremo a resistere e a restare saldi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda ma dalla parte opposta della barricata i coloni israeliani che vivono nel nord di Israele. Il Quotidiano ebraico Maariv scrive: “Il Capo di Stato Maggiore: Se si deve raggiungere un accordo, è meglio farlo al più presto. I capi delle città della linea di confine settentrionale, che vivono sotto il fuoco durante il ‘cessate il fuoco’, hanno incontrato il generale Eyal Zamir, il quale ha affermato che, anche se venisse occupato altro territorio in Libano e distrutte altre infrastrutture, i risultati dopo due mesi non sarebbero sostanzialmente diversi. L’esercito israeliano continua la distruzione su vasta scala delle infrastrutture di Hezbollah e intende insistere affinché l’area fino al fiume Litani rimanga smilitarizzata.”

Vladimir Putin nei giorni scorsi è invece intervenuto su altri accordi di pace quelli tra Israele e Hamas sulla Palestina: “Attualmente, sullo sfondo degli eventi in corso in Iran e nello Stretto di Hormuz, ci siamo dimenticati della tragedia della Palestina, ma essa è ancora presente. La Russia ritiene che la soluzione fondamentale a questo problema sia la creazione di uno Stato palestinese”.

Il ministro delle Finanze israeliano Smotrich, non è d’accordo con Putin ha invitato milioni di coloni ebrei ad andare a vivere in Cisgiordania. “Uccidere l’idea di uno Stato palestinese”. “Vedo un colono ebreo. Gli bacio i piedi”.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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