
Ufficialmente, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione statunitense su Gaza (Risoluzione 2803). La bozza di risoluzione statunitense su Gaza è stata approvata dal Consiglio di Sicurezza con il numero 2803, dopo aver ottenuto il sostegno di 13 paesi, con l’astensione di Russia e Cina senza veto.
Con ciò, la risoluzione entra in vigore, aprendo la porta a una nuova fase nel modo in cui il mondo affronta Gaza, in linea con la visione americana che viene portata avanti passo dopo passo.
Hamas, in una dichiarazione, respinge qualsiasi “tutela internazionale” su Gaza: “Questa risoluzione non si avvicina minimamente al rispetto dei diritti politici o umanitari del nostro popolo palestinese, soprattutto a Gaza, che ha dovuto affrontare due anni interi di brutale genocidio e crimini senza precedenti commessi da Israele di fronte al mondo intero. Gli effetti e le conseguenze sono ancora in corso, nonostante il piano di Trump dichiari la fine della guerra”.
“La risoluzione impone sostanzialmente un sistema di tutela internazionale a Gaza, qualcosa che il nostro popolo e tutte le fazioni rifiutano. Istituisce inoltre un meccanismo per raggiungere gli obiettivi dell’occupazione, gli stessi obiettivi che non è riuscita a raggiungere con la sua guerra genocida. La decisione separa Gaza dal resto del territorio palestinese e cerca di creare nuove realtà lontane dai principi e dai legittimi diritti nazionali del nostro popolo, privando i palestinesi del loro diritto all’autodeterminazione e a fondare un proprio stato con Quds come capitale”.
“Resistere all’occupazione con ogni mezzo è un diritto legittimo garantito dalle leggi e dai trattati internazionali. Le armi della resistenza sono legate all’esistenza stessa dell’occupazione e qualsiasi discussione sulle armi deve rimanere una questione nazionale interna, legata a un percorso politico che garantisca la fine dell’occupazione, l’istituzione dello Stato e il raggiungimento dell’autodeterminazione”.
Israel Katz, Ministro per la guerra nei giorni scorsi aveva detto: “Non ci sarà nessuno Stato palestinese, la Striscia di Gaza sarà smilitarizzata”.
Una delegazione del Ministero della Difesa russo, guidata dal Vice Ministro Yevkurov, ha discusso di cooperazione militare e di rafforzamento del coordinamento con le controparti siriane a Damasco “al fine di realizzare gli interessi e le aspirazioni comuni di entrambi i Paesi”, ha riferito il Ministero siriano.
L’inviato statunitense, il terrorista Tom Barrack, sul al Jawlani: “Questo tipo di leadership straordinaria capita una volta nella vita”. Secondo fonti siriane, “Il consigliere del Jawlani, solo tre anni fa, attaccava il comandante delle operazioni al Qassam, Haj Muhammad al-Sinwar, perché aveva annunciato un comitato congiunto con Hezbollah e l’IRGC iraniano”.
Le Brigate Al-Qassam hanno consegnato i resti di un israeliano a una squadra della Croce Rossa a Gaza City. Secondo Channel 12, citando un funzionario di Israele: “Non si tratta di consegnare il corpo di un prigioniero stasera. Gli oggetti sono stati rinvenuti ieri durante le operazioni di rastrellamento nel quartiere di Zeitoun e, su nostra richiesta, saranno inviati a “Israele” per essere esaminati tramite la Croce Rossa”.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornati alle 13:00 del 18 novembre. Il sito americano Task & Purpose: “Abbiamo scoperto che le difese aeree dello Yemen sono più forti e avanzate del previsto, rendendo gli attacchi diretti degli aerei americani più pericolosi”.
Dal Libano si hanno notizie di rinnovate tensioni interne tra partiti che appoggiano Hezbollah e quelli che voglio disarmare le milizie e ancora lo scontro si è acceso per proteggere l’esercito che chiede la fine dell’assedio delle IDF nel sud del paese. Il deputato Ghassan Hasbani, rappresentante del partito delle Forze Libanesi, ha commentato la richiesta all’esercito di respingere l’incursione israeliana nel sud: “Non accetteremo che l’esercito libanese diventi una forza di difesa per gruppi armati che si nascondono dietro di esso e provocano vicini e nemici”.
Fares Saeed: “Hezbollah è sotto assedio, tanto da arrivare al blocco elettorale. Bisogna impedire al duo di stringere alleanze con chiunque”.
Waddah al-Sadiq, deputato sunnita indipendente: “Smettetela di parlare di armare l’esercito libanese. Nessun esercito nel mondo arabo può resistere a Israele. Armare l’esercito protegge diplomaticamente i confini. Nessun esercito può proteggere i confini se Israele vuole attaccare il Libano”.
Un veicolo libanese è stato preso di mira da un attacco di droni israeliani a Bint Jbeil.
Secondo i media israeliani: “Gli uomini armati trincerati all’interno della rete di tunnel di Rafah si rifiutano di arrendersi. Si stima che il loro numero sia di circa 100 combattenti, alcuni esperti e altri appena reclutati”. L’IDF ha distrutto oltre 1.500 edifici nelle aree di Gaza sotto il suo controllo dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025. Le ultime immagini satellitari mostrano interi quartieri sotto il controllo dell’esercito israeliano rasi al suolo in meno di un mese. La distruzione si è verificata principalmente nella parte orientale di Jabalia, nella città di Gaza, a Khan Younis e a Rafah. Il numero effettivo di edifici distrutti è probabilmente molto più alto, poiché le immagini satellitari di alcune aree non sono disponibili.
Continuano gli attacchi dei coloni in Cisgiordania. In un attacco su larga scala, decine coloni hanno bruciato veicoli e assaltato case nel villaggio di al-Jab’ah, a sud-ovest di Betlemme. Soldati delle IDF hanno arrestato un giovane nella città di Al-Yamun, a ovest di Jenin.
Coloni attaccano il villaggio di Al-Jib’a, a sud-ovest di Betlemme.
Soldati delle IDF abusano di uno dei feriti da arma da fuoco all’interno del campo di Far’a, a sud di Tubas.. Coloni ebrei protestano contro la demolizione di un avamposto illegale di coloni in Cisgiordania a est di Gush Etzion (un gruppo di insediamenti situati a sud di Gerusalemme e Betlemme). Arrestato un adolescente Daniel al-Rifai dalla sua casa nella città di Anata, a nord-est della Città Vecchia di Gerusalemme.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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