#ISRAELHAMASWAR. Houthi: colpiremo fino quando non si fermerà la guerra a Gaza. Hamas non accetta la tregua. Khan Yunis inizia l’accerchiamento

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Molto attesa dai sostenitori della causa palestinese a Gaza la decisione della Corte internazionale sulla inchiesta di genocidio ad opera di Israele. Sulle fonti social tutti ne parlano. 

La Corte internazionale di giustizia ha annunciatore oggi emetterà la sua decisione sulle “misure provvisorie” richieste dal Sudafrica nel caso contro Israele relative all’applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nella Striscia di Gaza.

Ieri in Italia è arrivato il Ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, che ha incontrato il Vice primo Ministro e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Nella seconda parte dell’incontro, i ministri Katz e Tajani hanno incontrato le famiglie degli israeliani rapiti Almog Meir Jan, Tamir Nimrodi e Yair Yaakov. Ricordiamo che l’Italia piange tra i rapiti che poi sono morti a Gaza, Elia Todeano. 

Il Ministro Katz ha ringraziato il Ministro Tajani per gli sforzi e l’attività dell’Italia contro i finanziatori di Hamas in Europa e ha chiesto di proseguire l’attività contro i sostenitori dell’organizzazione terroristica in Europa e in Italia. Il ministro Katz ha chiesto al ministro Tajani di collaborare con il governo libanese per il ritiro di Hezbollah dal Libano meridionale e ha messo in guardia contro una guerra che danneggerebbe gravemente i cittadini libanesi.

I due Ministri hanno concordato di lavorare per la ripresa delle attività delle compagnie aeree italiane e di promuovere ulteriormente la cooperazione nei settori dell’energia e del turismo. «Il Ministro Tajani è un vero amico dello Stato di Israele. Io e le famiglie dei rapiti gli abbiamo detto che non abbiamo altra scelta che quella di portare a termine la nostra missione a Gaza: riportare a casa tutti gli ostaggi ed eliminare Hamas. Gli ho chiesto di collaborare con il governo libanese per il ritiro di Hezbollah dal Libano meridionale, altrimenti lo Stato libanese subirà un colpo dal quale non si riprenderà», ha dichiarato Katz.

Continua invece la pressione iraniana sui paesi che commerciano con Israele. Il presidente iraniano Ibrahim Raisi il 24 gennaio, in un incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha sottolineato la necessità di interrompere le relazioni politiche ed economiche «con il regime di Israele e di assumere una posizione deterrente nei suoi confronti”, sottolineando che “dobbiamo sforzarci di stabilire un ordine mondiale più giusto».

Il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian ha confermato che l’aggressione militare americano-britannica contro lo Yemen è un “errore strategico che porta solo ad un ampliamento della portata della guerra”. E ancora ha detto: «Se oggi gli Stati Uniti smettessero di sostenere il genocidio del popolo palestinese che Israele sta commettendo, anche in termini logistici, di armi, politici, mediatici e di sostegno, allora vi assicuro che Netanyahu non durerebbe nemmeno 10 minuti. La soluzione a questo problema è a Washington, non a Tel Aviv. Senza il diretto sostegno americano, Israele non sarà in grado di condurre una lunga campagna in Palestina per banali ragioni legate alle risorse, per non parlare di tutte le altre. Quindi gli Stati Uniti hanno la piena e diretta responsabilità del genocidio di Gaza».

Un funzionario delle Nazioni Unite ha dichiarato che: “L’assedio dei civili a Khan Yunis durante i bombardamenti è inaccettabile e deve finire”. L’inviato cinese a Bruxelles, Fu Cong, ha detto che gli attacchi dello Yemen sono un’estensione dell’aggressione di Gaza e ha avvertito che le operazioni americane e britanniche contro lo Yemen “peggiorerebbero le cose”.

Il 25 gennaio il Ministero della Difesa cinese ha precisato: «Non abbiamo mai fornito armi al conflitto di Gaza. Adottiamo sempre un approccio responsabile nei confronti delle esportazioni di armi».

Il ministro degli Esteri britannico David Cameron ha detto il 24 gennaio in un incontro con il primo Ministro Netanyahu che Londra “crede ancora in una soluzione a due Stati”.

Il ministro degli Esteri finlandese Alina Veltonen in un messaggio a Israele: “Sarò chiaro: il tempo dell’autodifesa di Israele è passato, basta, i residenti della Striscia di Gaza hanno bisogno di un cessate il fuoco umanitario immediato”. Ha aggiunto che il governo israeliano “non ha fatto abbastanza per proteggere i cittadini della Striscia di Gaza”.

Doha denuncia con forza le “dichiarazioni di Netanyahu” e le considera un ostacolo agli sforzi di mediazione. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar Majid Al-Ansari ha espresso la sua “forte” denuncia delle dichiarazioni attribuite al primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, riguardo alla mediazione qatariota. Nel frattempo si apprende però che a rinunciare a una tregua è stato Hamas che ha rifiutato l’offerta di Israele di cessare le ostilità nella Striscia di Gaza per due mesi, subordinatamente al rilascio di tutti gli ostaggi, Associated Press. Israele ha chiesto ad Hamas l’espulsione di 6 leader di Hamas dalla Striscia di Gaza, tra cui Al-Deif e Sinwar, e il movimento ha respinto la proposta. Hamas, inoltre in una nota per la stampa ha detto che le dichiarazioni di Kirby sul futuro di Gaza sono una palese interferenza. “Il Movimento di Resistenza Islamica Hamas ha considerato come una palese ingerenza le dichiarazioni del funzionario americano John Kirby riguardo al futuro della Striscia di Gaza dopo la guerra”.

Hamas ha ancora scritto: “Il Movimento di Resistenza Islamica Hamas ha apprezzato la posizione dell’Egitto riguardo alle minacce di Israele, riguardo all’asse Salah al-Din (il confine egiziano con la Striscia di Gaza, ndr)”.

In Israele le famiglie dei prigionieri intensificano la protesta. Il sito web Ynet ha rivelato mercoledì che le famiglie dei prigionieri stanno bloccando la strada davanti ai camion degli aiuti diretti verso la Striscia di Gaza via Kerem Shalom, indicando che questi aiuti fanno parte di ciò che il governo israeliano è stato costretto a consegnare a Gaza sotto pressione. Secondo un’altra fonte si tratta di coloni israeliani radicali che hanno bloccato con la forza l’accesso degli aiuti umanitari a Gaza.

L’IDF riferisce che il 25 mattina è stato concesso il permesso di entrare in territorio libanese, nei pressi del villaggio di Hanita. “L’IDF ha condotto perquisizioni nell’area ed ha escluso qualsiasi sospetto di infiltrazione o qualsiasi incidente di sicurezza”, hanno detto i militari.

Fallisce il tentativo di Washington di ricorre ai mediatori per fermare gli attacchi delle forze yemenite nel Mar Rosso. E gli Houthi il 24 gennaio hanno attaccato di nuovo navi americane. Secondo la dichiarazione di Maersk, la Marina degli Stati Uniti stava accompagnando due navi che trasportavano merci per il Pentagono e altre agenzie americane ad attraversare il Mar Rosso, ma vicino a loro si sono verificate delle esplosioni, costringendole a tornare. Maersk afferma che la Marina americana li ha accompagnati nel Golfo di Aden. Ciò significa che le navi da guerra sono entrate per proteggere l’uscita dal Mar Rosso e non per attraversarlo.

Secondo gli Houthi una nave da guerra americana che proteggeva due navi commerciali nel Golfo di Aden e nello stretto di Bab al-Mandab è stata colpita.

Secondo Fox News, il cacciatorpediniere americano DDG 107 Gravley ha intercettato tre missili lanciati dagli Houthi contro la nave portacontainer Maersk battente bandiera americana. Il portavoce ufficiale delle forze armate yemenite, generale di brigata Yahya Sarie chiosa i fatti così: «Oggi c’è stato uno scontro con alcuni cacciatorpediniere e navi da guerra americane nel Golfo di Aden e Bab al-Mandab mentre queste navi proteggevano due navi commerciali americane». «Lo scontro ha provocato un colpo diretto su una nave da guerra americana, costringendo le due navi commerciali americane a ritirarsi e tornare, e alcuni dei nostri missili balistici hanno raggiunto i loro obiettivi nonostante le navi da guerra ‘ tentasse di intercettarli». «Le forze armate yemenite hanno utilizzato diversi missili balistici nello scontro, durato più di due ore». «Le Forze Armate yemenite confermano che continueranno a impedire la navigazione israeliana o quella diretta ai porti della Palestina occupata nel Mar Rosso e nel Mar Arabo finché non cesserà l’aggressione e l’assedio il popolo palestinese nella Striscia di Gaza verrà tolto».

«Le forze armate yemenite sottolineano l’adozione di tutte le misure militari necessarie nell’ambito del diritto di legittima difesa del nostro paese, del nostro popolo e della nostra nazione, prendendo di mira tutti gli obiettivi ostili americani e britannici in il Bahrein rosso e arabo».

L’unità americana Maersk Line Limited gestisce le due navi e l’unità trasporta merci per il Dipartimento della Difesa, il Dipartimento di Stato, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale e altri enti governativi. Maersk ha successivamente annunciato la sospensione della traversata delle navi appartenenti alla sua unità americana dal Mar Rosso

Il 25 gennaio a parlare in diretta televisiva il comandante yemenita Abdul-Malik Badr al-Din al-Houthi sugli ultimi sviluppi alle quattro del pomeriggio: “Mai prima d’ora nella storia del conflitto arabo-israeliano si è verificata un’aggressione che sia durata per un periodo così lungo e con lo stesso livello di criminalità e su un livello così basso. scala limitata come la Striscia di Gaza”. “Il numero dei feriti è ora calcolato come percentuale della popolazione di Gaza, e questo non ha precedenti negli eventi verificatisi in vari paesi del mondo”. […] “Le perdite del nemico israeliano ammontano a migliaia di morti e feriti tra i suoi soldati, con uno sconvolgimento senza precedenti dell’entità e un completo fallimento di ciò che sperava di ottenere”. […] “Grazie alla fermezza dei Mujaheddin e del popolo di Gaza, l’equazione è diventata l’equazione ‘Se soffri, loro soffriranno come soffri tu’”. […] “I musulmani hanno la grande responsabilità di sostenere la fermezza del popolo palestinese in circostanze difficili, gravi sofferenze e grande oppressione. Se i musulmani avessero fornito il sostegno necessario al popolo palestinese e ai suoi mujaheddin, l’equazione sarebbe cambiata completamente”. “Leader della Rivoluzione: Mentre gli americani lottano per far arrivare i rifornimenti agli israeliani, impediscono che cibo e medicine raggiungano Gaza”. […] “Gli americani si sono rifiutati di fornire medicine e cibo alla popolazione di Gaza e hanno lanciato un’escalation contro il nostro Paese nonostante il prezzo che l’escalation ha pagato a lui”. “L’escalation americana contro il nostro Paese costa molto sul piano economico e ha risultati negativi nell’allargare il conflitto”. “Agli americani non importava della minaccia al trasporto marittimo internazionale e della trasformazione del Mar Rosso in un campo di battaglia, né del fatto che cibo e medicine raggiungessero la popolazione di Gaza”. “Non c’è battaglia nel Mar Rosso per la navigazione internazionale. C’è una battaglia in mare per sostenere il popolo palestinese contro l’aggressione americana e per proteggere dai crimini di Israele”. […] “Il risultato delle nostre operazioni finora è stato il bombardamento con più di 200 droni e più di 50 missili balistici e alati”. “Il nostro Paese continuerà le sue operazioni finché cibo e medicine non raggiungeranno tutti i residenti di Gaza e il crimine sionista non avrà fine”. 

Ed ora uno sguardo allo scontro tra Israele e Hamas aggiornato alle 17:00 del 25 gennaio

Secondo il Financial Times, l’IDF ha demolito 1.100 edifici per creare una zona cuscinetto all’interno della Striscia di Gaza. Secondo Hamas, i soldati israeliani hanno fatto saltare in aria 21 case civili a Gaza per commemorare i 21 morti a Khan Yunis. 

Sono continuate per la giornata del 25 gennaio gli scontri tra Hezbollah e Israele con lanci di razzi e bombardamenti dal sud del Libano verso l’Alta Galilea e attacchi nei villaggi del sud del Libano, la social sfera libanese parla di munizioni al fosforo usate da Israele. 

A Gaza sud sono continuati gli scontri nel centro e ad ovest di Khan Yunis. Israele è entrato in porosità e ora sta operando nei pressi del cimitero. Scontri registrati a nord a ovvero e sud di Khan Yunis. 

Le forze di terra israeliane, con il supporto dell’aviazione, hanno controllato i raid nella città di Khan Yunis, dove nel giro di 24 ore hanno scoperto tunnel, magazzini di armi e una grande officina per la produzione di razzi. Le unità del genio hanno distrutto strutture difensive ed edifici utilizzati dai militanti come punti di tiro. Gli aerei hanno effettuato dozzine di attacchi contro gruppi di palestinesi armati che stavano pianificando attacchi contro la fanteria e i veicoli blindati delle forze armate israeliane. Dall’inizio della settimana l’esercito ha neutralizzato più di un centinaio di militanti. Il Ministero della Difesa prevede di circondare Khan Yunis il prima possibile e di iniziare il rastrellamento casa per casa.

L’IDF è entrata ha effettuato degli arresti a Jenin, in mezzo a degli scontri. 

Dagli account della resistenza islamica in Iraq si apprende che questa ha preso di mira il porto di Ashdod con i droni. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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