
Il presidente americano Trump minaccia la Repubblica Islamica, dicendo che se l’Iran continuerà a sparare e uccidere i manifestanti, gli Stati Uniti interverranno direttamente per salvarli. Secondo le fonti iraniane queste dichiarazioni di Trump fanno il paio e sono in realtà una escalation per ribaltare il governo in Iran; ultimo paese che potrebbe osteggiare il piano Trump – Netanyau di controllo del Medio Oriente fino al Centro Asia da parte di Israele.
Il Mossad il primo gennaio, ha chiesto che 800.000 iraniani vengano uccisi combattendo il “regime” affinché il cambio di regime possa avvenire.
A rispondere alle parole di Donald Trump, Il Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani: “Con le dichiarazioni dei funzionari israeliani e di @realDonaldTrump, ciò che sta accadendo dietro le quinte è ora chiaro. Distinguiamo tra la posizione dei negozianti in protesta e le azioni di attori destabilizzanti, e Trump dovrebbe sapere che l’interferenza degli Stati Uniti in questa questione interna significherebbe destabilizzare l’intera regione e distruggere gli interessi americani. Il popolo americano dovrebbe saperlo: Trump ha dato inizio a questo avventurismo. Dovrebbero preoccuparsi della sicurezza dei loro soldati”.
Il ministro della Difesa iraniano, Generale Aziz Nasirzadeh ha aggiunto: “Nessuno in Iran sostiene i negoziati sul programma missilistico. Le capacità missilistiche dell’Iran non possono essere distrutte, né dalle bombe né dai negoziati”.
La versione delle manifestazioni in Iran cambia notevolmente se si ascoltano le voci del governo iraniano e della Tv di stato. “Gli iraniani si stanno radunando in massa presso la tomba del martire Qassem Soleimani in vista dell’anniversario della sua uccisione con persone provenienti da tutto il Paese per rendergli omaggio”.
Televisione iraniana: “le forze di sicurezza hanno arrestato diversi individui coinvolti in attentati alla sicurezza nella provincia di Kermanshah”. “Intorno alle 12:30 ore italiane in Iran sono iniziate le Manifestazioni a sostegno del sistema islamico in Iran contro i sabotatori”.
Altro fonte caldo su cui si registra una escalation è lo Yemen. Il 31 dicembre gli Emirati Arabi Uniti hanno accettato il ritiro volontario dallo Yemen Il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, in una dichiarazione in risposta all’annuncio del governo yemenita di porre fine alla cooperazione, ha annunciato il ritiro volontario delle sue rimanenti squadre antiterrorismo dallo Yemen. Il Ministero aveva confermato che le forze emiratine erano attive dal 2015 come parte della coalizione araba a sostegno del governo deposto dello Yemen. Ha osservato che gli Emirati Arabi Uniti hanno formalmente terminato la loro presenza militare nel 2019, dopo aver adempiuto ai compiti concordati, con solo un numero limitato di squadre specializzate rimaste”.
Nonostante la dichiarazione però, Abu Dhabi continua a esercitare influenza sugli sviluppi nel sud e nell’est del Paese. I leader del Consiglio di Transizione Meridionale hanno duramente criticato la decisione di Rashad al-Alimi, definendola illegittima. Gli sforzi per aprire la strada alla dichiarazione di secessione dello Yemen meridionale sono ancora in corso, con gli Emirati Arabi Uniti in attesa di un più ampio sostegno internazionale prima di riprendere a impegnarsi più direttamente nel dossier yemenita. Il due gennaio il governatore di Hadramawt, nello Yemen meridionale, sostenuto dall’Arabia Saudita, annuncia l’avvio di un’operazione pacifica per riconquistare i siti militari. Governatore di Hadramawt: “Questa operazione non è una dichiarazione di guerra”.
L’ambasciatore saudita in Yemen ha dichiarato: “Il Regno ha fatto ogni sforzo con il Consiglio di Transizione Meridionale per porre fine all’escalation e ritirare le sue forze dai campi al di fuori dei due governatorati per consegnarle alle forze dello Scudo Nazionale nell’Hadramawt, ma ha dovuto affrontare il continuo rifiuto e l’intransigenza del suo presidente, Aidarus al-Zubaidi”.
Le forze governative del Sud avanzano verso la regione di Al-Abr dopo aver respinto l’offensiva saudita settentrionale. Le forze governative del Sud lanciano un contrattacco contro l’intervento saudita settentrionale e avanzano verso le sue posizioni. Secondo l’AFP, citando un funzionario del Consiglio di Transizione del Sud: “Morti e feriti sono stati causati dagli attacchi aerei sauditi contro uno degli accampamenti del Consiglio ad al-Khasha”.
In Israele secondo i media israeliani si registrano “interruzioni del GPS nella regione settentrionale”.
Tutto questo accade mentre aerei da combattimento israeliani hanno bombardato le alture di Iqlim al-Tuffah, Jabal Mashghara, Wadi Azzeh, Tebna. Jabal al-Rihan, e le aree circostanti la città di Ansar, nel Libano meridionale. L’esercito israeliano sostiene che questi attacchi abbiano preso di mira i campi di addestramento e i depositi di armi di Hezbollah nel Libano meridionale.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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