
Secondo Channel 12: “Ci sono dichiarazioni contrastanti all’interno dell’amministrazione americana riguardo al piano di Trump, Marco Rubio, la portavoce della Casa Bianca Carolyn Levitt e l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff hanno negato alcuni aspetti delle dichiarazioni di Trump, indicando che l’attuazione del piano è ancora lontana”. Infine il Segretario di Stato americano: “l’offerta di Trump a Gaza è di intervenire, rimuovere le macerie e ripulire il luogo da tutta la distruzione”.
Per il sito web Walla: “Solo poche ore dopo che Trump si è lanciato in dichiarazioni sullo sfollamento volontario della popolazione della Striscia di Gaza e al controllo americano su di essa, la Casa Bianca ha chiarito che non aveva intenzione di inviare soldati americani nella Striscia o di controllarla”. Il sito ricorda: “Ciò che è accaduto ricorda il salto di qualità di Trump nel primo mandato, quando promise di trasformare la Corea del Nord in una “Riviera” e il piano fu destinato alla spazzatura”.
Il presidente degli Stati Uniti, comunque ha firmato un decreto sul ritiro degli Stati Uniti dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, riferisce Reuters. E continua a tagliare i finanziamenti all’agenzia di soccorso palestinese delle Nazioni Unite, UNRWA.
Nella giornata del cinque febbraio, Benjamin Netanyahu ha incontrato il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth al Pentagono. Pete Hegseth ha assicurato a Netanyahu che la nuova amministrazione degli Stati Uniti darà a Israele armi che prima non aveva. Netanyahu ha detto: “Non servono truppe USA a Gaza. Gli USA possono aiutare a trasferire i palestinesi in un altro paese e a ricostruire Gaza”.
Il primo Ministro britannico Keir Starmer afferma che i palestinesi devono avere il diritto di tornare a casa e ricostruire. “Sosterremo i palestinesi e la soluzione dei due Stati”. Il Portavoce dell’Unione Europea, Delphine Colard ha detto: “Siamo consapevoli delle dichiarazioni di Trump e siamo impegnati nella “soluzione dei due Stati” come unica via verso uno Stato palestinese”. “Gaza fa parte di qualsiasi futuro stato palestinese e non può esservi alcuno spostamento forzato da esso”.
Il re di Giordania Abdullah II afferma di respingere qualsiasi tentativo di annettere terre e sfollare i palestinesi. La Casa Reale giordana ha annunciato che il re Abdullah si è recato nel Regno Unito e da lì proseguirà la sua visita negli Stati Uniti, durante la quale è previsto un incontro con il presidente Donald Trump. Il presidente francese Macron ha avuto un colloquio telefonico con il presidente egiziano al-Sisi. I presidenti hanno sottolineato che “qualsiasi spostamento forzato della popolazione palestinese, sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania, sarà inaccettabile.”
Mohammed Al-Bukhaiti, dell’Ufficio Politico del Ansar Allah, Mohammed Al-Bukhaiti: “Se Egitto o la Giordania decidessero di sfidare l’America, lo Yemen starebbe al loro fianco con tutte le sue forze, fino in fondo e senza limiti”.
Channel 14 sul Ministro delle Comunicazioni: “Faremo ogni sforzo per restituire il maggior numero di persone rapite fino al punto in cui saremo costretti ad entrare a Gaza e a prenderle con la forza”. Ben Gvir: “Le dichiarazioni di Trump e Netanyahu sono importanti, ma finché non verranno prese misure, non sarò partner di un governo che rilascia (terroristi) di Hamas”.
Il ministro degli Esteri israeliano ha annunciato il ritiro del Paese dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Israele non può ritirarsi dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) perché non è uno dei 47 membri dell’organismo. Lo ha detto alla TASS il rappresentante ufficiale dell’organismo delle Nazioni Unite Pascal Sim.
Il ministro degli Esteri israeliano Sa’ar ha annunciato che Israele si ritirerà dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi: “Il ritiro di Israele dal Consiglio per i diritti umani è estremamente pericoloso.”
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz ha incaricato l’esercito di preparare un piano che consenta agli abitanti di Gaza di lasciare volontariamente l’enclave e andare in qualsiasi parte del mondo. Mentre fonti militari israeliane affermano: “Nei prossimi giorni potremmo vedere alcuni leader di Hamas che pensavamo erroneamente fossero stati uccisi”. I servizi di sicurezza hanno affermato che “decine di membri di Hamas sono stati uccisi, ma ciò non è stato pienamente confermato.”
La Presidenza Palestinese: “la Palestina, con la sua terra, la sua storia e i suoi luoghi sacri, non è in vendita, non è un progetto di investimento e i diritti del popolo palestinese non sono negoziabili. Il nostro popolo e la sua leadership non permetteranno che si ripetano le catastrofi del 1948 e del 1967 e ostacoleranno qualsiasi piano volto a liquidare la loro giusta causa. Il nostro popolo non rinuncerà ad un centimetro della propria terra, sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, la capitale dello Stato di Palestina”.
Le Nazioni Unite premono per un cessate il fuoco permanente: “dobbiamo premere per un cessate il fuoco permanente a Gaza e per il rilascio di tutti gli ostaggi”.
Un funzionario della famiglia reale saudita: “Vogliamo uno stato palestinese con Gerusalemme Est come capitale come condizione di base; altrimenti, non ci sarà alcuna normalizzazione con Israele”.
Il 6 febbraio, l’Imam Khamenei riafferma la piena sovranità palestinese, dal suo portale ufficiale ha scritto: “Tutta la Palestina, dal fiume al mare, appartiene al popolo palestinese”.
In Libano si è vicini alla proclamazione del nuovo governo, si prevede che al partito delle Forze libanesi vengano assegnati ministeri importanti per partecipare al governo come il Ministero degli Esteri, Ministero dell’Energia, Ministero delle Telecomunicazioni e un 4° dicastero. Il presidente Aoun ha chiesto all’ambasciatore francese Hervé Magro di sostenere la posizione del Libano che chiede il ritiro completo delle forze israeliane dai territori occupati durante l’ultima guerra e di fare pressione su Israele affinché ponga fine alle sue violazioni quotidiane, oltre a lavorare per liberare i prigionieri libanesi entro la scadenza specificata.
Gli Stati Uniti hanno espresso il loro desiderio che Hezbollah non venga incluso nel nuovo governo e hanno sollecitato che il PM designi ministri del gabinetto che siano esenti da corruzione, irreprensibili e rappresentino un nuovo giorno per il Libano. Il viaggio dell’inviato statunitense Morgan Ortega in Libano si concentrerà sulla cessazione delle ostilità e sulla formazione del nuovo governo. Secondo alcune fonti, Nawaf ha escluso FPM (Gebran Basil) dal governo, favorendo il Partito delle Forze libanesi.
Il 6 febbraio, il primo Ministro designato Nawaf Salam visita il Gran Mufti sunnita della Repubblica, Sheikh Abdul Latif Derian, a Dar Al-Fatwa, infine un incontro tripartito tra il Presidente libanese Joseph Aoun, il Primo Ministro designato Nawaf Salam e il Presidente del Parlamento Nabih Berri.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornato alle ore 16:00 del 6 febbraio.
Si registrano scontri tra HTS e forze libanesi vicino a Hezbollah sul confine siriano-libanese. Gli scontri sarebbero avvenuti nella campagna di Qusayr al confine tra Libano e Siria. Due militanti di HTS sono stati catturati. Il villaggio interessato sarebbe Haweik, al confine libanese-siriano. Secondo la radio “Voice of Lebanon 93.3”: “A margine della battaglia interna alla Siria, “si sente nei villaggi del Libano settentrionale del distretto di Hermel tra i clan delle famiglie Zuaiter e Jaafar dal lato libanese e Hay’at Tahrir al-Sham dal lato siriano”. Il motivo sarebbe che alcune tribù vivono all’interno del territorio siriano, al confine con il Libano e sono libanesi. Secondo HTS le tribù gestiscono il traffico di stupefacenti nei valichi illegali.
Il quotidiano Al-Nahar, sostiene che la città di confine di Haweik è stata sottoposta a pesanti bombardamenti effettuati dalle forze della nuova amministrazione siriana dal vicino villaggio di Hit, “usando colpi di mortaio e artiglieria antiaerea da 23 mm, mentre un certo numero di residenti si confrontavano con i loro sforzi per stabilire barriere avanzate nell’area per rafforzare il loro controllo e fermare il contrabbando.” Una fonte importante affiliata ad Al-Jawlani ha confermato al giornale che “i rinforzi militari sono arrivati ieri, mercoledì, nella regione con l’obiettivo di mettere in sicurezza la striscia di confine e di chiudere i valichi illegali”. Da parte loro, pagine fedeli all’amministrazione hanno rivelato che a Haweik, Blouza, Al-Fadhiliyah, Akum e Al-Juroud era in corso un’operazione di rastrellamento “fino al confine libanese, con la partecipazione di carri armati, veicoli blindati e droni”.
In Libano, uno dei quartieri orientali della città di confine di Yaroun, nel sud del Libano, a 3 giorni di distanza, si registrano bombardamenti di Israele.
L’analista militare israeliano Noam Amir: “Il piano del ministro dell’Esercito Katz di sfollare i palestinesi da Gaza non è possibile senza il completo controllo militare israeliano sulla Striscia”.
Nella giornata del 6 febbraio Donald Trump: “Israele consegnerà la Striscia di Gaza agli Stati Uniti una volta finiti i combattimenti. Non ci sarà bisogno della presenza di soldati americani a Gaza. Gli Stati Uniti inizieranno lentamente e con attenzione la costruzione di quello che diventerà “uno dei progetti immobiliari più grandi e unici nel suo genere”.
Il Portavoce di Hamas, Abdul Latif Al-Qanou, riferisce che gli sfollati nelle tende e nei campi di accoglienza hanno vissuto una notte dura perché il gli israeliani hanno impedito l’ingresso di carovane, aiuti e riparo per gli sfollati. Il vento ha distrutto le tende appena istallate. Tra le accuse il fatto che Israele non rispetta il numero concordato nell’accordo per l’uscita dei malati e dei feriti dalla Striscia di Gaza.
Channel 14 Israelianoinforma che due soldati sono in condizioni critiche dopo essere rimasti feriti nell’incidente del “crollo della gru” nel nord della Striscia di Gaza, che ha ucciso un ufficiale e un soldato e ferito altri 8 militari.
In Cisgiordania, il Club dei prigionieri palestinesi informa che almeno 120 detenuti sono stati arrestati dalle IDF a Jenin e nel suo campo nel corso di 17 giorni di aggressione. Mentre il numero sale a 174 cittadini sue si aggiunge gli arresti a Tammun.
In una dichiarazione congiunta dell’esercito e dello Shin Bet: “Abbiamo sventato un attentato con bomba contro un autobus a Gerusalemme che avrebbe dovuto essere eseguito da una cellula di resistenza dell’area di Ramallah. L’esercito afferma di aver arrestato la cellula Fatah e Hamas di Ramallah durante i mesi di novembre e dicembre 2024 e di aver confiscato un ordigno esplosivo che la cellula aveva fabbricato e che avrebbe dovuto essere testato per testare il meccanismo di attivazione a distanza, oltre a un’arma”.
Shin Bet, esercito e polizia hanno inoltre la documentazione delle loro operazioni a Nablus la notte del 5 febbraio e dell’attacco di una stanza a Khallet al-Amud. Israel Today afferma che per la prima volta in 20 anni “è stato stabilito un nuovo insediamento israeliano nel blocco di insediamenti “Gush Etzion” tra Hebron e Betlemme”.
Un drone israeliano ha bombardato la città di Tammoun, a sud di Tubas, nel nord della Cisgiordania. Un veicolo dell’esercito israeliano si è ribaltato durante l’aggressione contro la città di Tammun, a sud di Tubas. Anche nel pomeriggio del 6 febbraio l’esercito israeliano continua a prendere d’assalto la città di Tamoun nel governatorato di Tubas e vi invia incursioni militari.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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