#ISRAELHAMASWAR. Tel Aviv nella morsa della tregua che non vuole

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Hamas vuole allungare i termini della tregua, ha detto sì per altri quattro giorni portando così la tregua a 12 giorni. Il Qatar ha da giorni riferito che il suo intento diplomatico è quello di arrivare a una tregua perpetua a Gaza. E nella giornata del 29 novembre Washington ha dichiarato che sta cercando di raggiungere un accordo che porti a una tregua a lungo termine a Gaza. Il segretario di Stato americano, Anthony Blinken: «Ci concentreremo sugli sforzi per estendere la tregua a Gaza».

Ma Israele non accetterà facilmente la tregua perpetua oltre il tempo necessario per il rilascio dei prigionieri israeliani soprattutto se si riuscirà a portare a casa i soldati. L’israeliano Channel 12 ha detto che: “Smotrich e Ben Gvir minacciano di smantellare il governo e di ritirarsi da esso se verrà raggiunto un cessate il fuoco definitivo nella Striscia di Gaza, a seguito dei colloqui in corso in Qatar”. 

Nella giornata del 29 novembre Hamas ha liberato due detenuti di origine russa al di fuori dell’accordo, “in segno di apprezzamento per le encomiabili posizioni del presidente Putin”, si legge nel comunicato del gruppo e si appende anche che altri 10 israeliani saranno rilasciati arrivando così a sei rilasci da entrambe le parti. A rilasciare i prigionieri israeliani è sempre lo stesso gruppo delle brigate Qassam con la brigata al Quds che utilizzano gli stessi mezzi. Segno evidente che la detenzione spetta a questione gruppi. 

Di interesse che il Pentagono abbia dichiarato che dall’inizio della tregua sono stati interrotti i voli dei droni dell’intelligence su Gaza. Segno questo che ora a Gaza, Hamas e alleati possono muoversi liberamente nelle reti dei tunnel senza essere nei mirini dei droni. E quindi non si sa dove sono detenuti i prigionieri. Dando un vantaggio alle milizie rispetto all’esercito israeliano che ancora non ha completato la serie di arresti nei confronti degli aggressori del sette ottobre. 

Sempre Hamas congiuntamente con Jihad Islamico ha fatto sapere che i termini e le regole dell’accordo sullo scambio dei soldati israeliani prigionieri saranno completamente diversi dai termini dell’attuale tregua. Fonti stampa egiziane parlano di trattative per liberare 44 detenuti con l’accusa di ergastolo, guidati da “Marwan Barghouti, Ahmed Saadat, i 6 eroi del Tunnel della Libertà”, in cambio del rilascio del generale israeliano detenuto, “ex comandante della Divisione di Gaza”, e di un cessate il fuoco per un mese. Nessuna conferma da fonti ufficiali di questo possibile scambio. 

Il Direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito che 1,3 milioni di persone vivono attualmente in rifugi a Gaza. La Mezzaluna Rossa ha dichiarato che: «L’associazione ha distribuito il maggior numero di aiuti umanitari che hanno raggiunto i governatorati di Gaza e di Gaza Nord. La missione affidata alla Mezzaluna Rossa Palestinese, in particolare, deve far fronte a numerose sfide e difficoltà«. Tra le sfide: «la difficoltà di ricevere e scaricare camion egiziani e poi caricarli su camion palestinesi, a causa dell’inadeguatezza del passaggio pedonale di Rafah ad accogliere un gran numero di camion contemporaneamente. Uno dei motivi principali che limitano l’ingresso di un maggior numero di camion nel nord di Gaza è la presenza di un gran numero di camion assegnati alle organizzazioni internazionali nelle prime file che devono essere svuotate. E uscire dall’incrocio per consentire l’ingresso dei camion destinati al Crescent» .

L’associazione non è ancora riuscita a portare carburante e sono in corso i lavori per consegnarne diecimila litri, consentendo alle ambulanze dell’associazione di continuare a funzionare per due settimane, poiché il servizio ambulanze sta ancora lavorando nel nord di Gaza. L’associazione sta coordinando pienamente il movimento degli aiuti attraverso il checkpoint di Wadi Gaza, attraverso l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli aiuti umanitari (OCHA), ringraziandoli per i loro sforzi. Chiediamo alla comunità internazionale di lavorare per facilitare l’ingresso di aiuti umanitari in quantità molto maggiori di quelle consegnate finora e di aprire altri valichi per facilitare l’ingresso degli aiuti, compreso il valico di Kerem Shalom.

Mentre in Israele venivano accolti i prigionieri del quinto scambio cominciava la caccia degli esecutori materiali degli assalti del 7 ottobre. L’assalto è durato 18 ore: trentacinque le persone arrestate tra cui un leader di Hamas, Mahmoud Shabana. Il Movimento Mujaheddin Palestinesi ha dichiarato a seguito dell’attacco in Cisgiordania che: «L’aggressione sionista contro la Cisgiordania occupata richiede un’escalation di resistenza. Attraverso l’aggressione, l’occupazione sta cercando di commercializzare una falsa vittoria dopo la sua sconfitta davanti agli eroi della resistenza nell’alluvione di Al-Aqsa». 

A Gaza nel frattempo gli agricoltori stanno cercando di raccogliere le olive alla ricerca di una pseudo normalità. L’Ufficio Centrale di Statistica di Gaza afferma che è di circa 2 milioni di dollari il valore delle perdite giornaliere nella produzione agricola nella Striscia di Gaza a causa dei bombardamenti. 

I leader degli insediamenti al confine libanese hanno ridicolizzato e preso in giro la dichiarazione rilasciata dal ministro della Difesa israeliano Gallant su Hezbollah: Gallant ha affermato di aver danneggiato Hezbollah e di averlo allontanato dal confine. In una dichiarazione del 29 novembre, il capo dell’insediamento di Metulla ha affermato che i residenti non torneranno a casa finché l’IDF non troverà una soluzione.

Afferma che i “Ridwan di Hezbollah” sono tornati al confine e può vederli attraverso le riprese della CCTV. Ha concluso respingendo le affermazioni dei funzionari israeliani secondo cui la pressione occidentale e russa sta ostacolando la loro capacità di operare e lanciare una guerra in Libano, accusando la leadership politica di essere codarda.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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