#ISRAELHAMASWAR. Sondaggio choc negli USA: i giovani americani sostengono Hamas contro Israele. Trump darebbe l’OK all’annessione israeliana della Cisgiordania. Morto il portavoce dell’ala militare di Hamas: Abu Obeida 

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Il 60% degli elettori statunitensi di età compresa tra 18 e 24 anni sostiene Hamas nella guerra contro Israele. L’ultimo sondaggio di Harvard Harris mostra che un cambiamento generazionale è già molto evidente. Mentre gli elettori più anziani sostengono ancora in modo schiacciante Israele (89% tra gli anziani, 65% nella fascia di età 25-34 anni), le generazioni più giovani di americani vedono il conflitto israeliano a Gaza in modo molto diverso.

Stando ai media israeliani, Edan (Idan) Alexander, il soldato israeliano-americano della Brigata Golani liberato dalla prigionia di Hamas, starebbe per rientrare in servizio, probabilmente con un ruolo di intelligence. Alexander è diventato un simbolo nazionale israeliano durante la sua prigionia; è cresciuto nel New Jersey, e si è arruolato nell’IDF. Dopo essere tornato a casa, Alexander sta valutando di rientrare in servizio: l l’IDF lo destinerebbe all’intelligence se tornasse a vestire l’uniforme.

Secondo The Washington Post: ci sarebbe un piano di Trump per la ricostruzione di Gaza che prevede l’istituzione di un’enclave sotto il protettorato degli Stati Uniti per almeno 10 anni. Nel documento si parla anche del trasferimento temporaneo di tutti gli abitanti del settore, reinsediandovi poi 2 milioni di persone. Questo è quanto emerge da un piano di 38 pagine dedicato alla ricostruzione postbellica della Striscia, scrive il Washington Post. Addirittura, l’amministrazione presidenziale statunitense sta discutendo le opzioni per trasformare Gaza in una “Riviera mediorientale”. In particolare, si propone di creare uno speciale fondo fiduciario GREAT, con i cui fondi si prevede di costruire fabbriche, città intelligenti dotate di intelligenza artificiale e infrastrutture turistiche nell’enclave. Dettagli – nella recensione della stampa estera:

“Da enclave iraniana distrutta a prospero alleato abrahamitico”, sarebbe questo il titolo di un piano dettagliato per il ripristino della Striscia di Gaza, di cui le fonti del Washington Post sono venute a conoscenza. Secondo i loro dati, ogni palestinese che deciderà di lasciare volontariamente Gaza riceverà 5.000 dollari in contanti. E ai proprietari terrieri verrà consegnato un token digitale, che potrà essere scambiato con immobili in una delle future città intelligenti o utilizzato per finanziare una nuova vita altrove. Il progetto è stato discusso in una riunione informale alla Casa Bianca. 

Tuttavia, il piano “Gaza 2035” non ha ancora ricevuto l’approvazione inequivocabile del Presidente degli Stati Uniti. Una delle fonti del Washington Post ha riferito che Trump “prenderà una decisione coraggiosa” al termine delle ostilità.

Da canto suo, Gerusalemme non ha ancora espresso la sua visione per il futuro di Gaza. Almeno, nei dettagli. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha solo dichiarato che Israele intende assumere temporaneamente il controllo del territorio libero da Hamas. L’enclave è attualmente nella fase attiva dell’operazione per la conquista di Gaza City, la più grande della Striscia. Secondo fonti della CNN, l’IDF intenderebbe limitare l’ingresso di camion con aiuti umanitari. Questo, secondo quanto affermato dalle fonti del canale, verrebbe fatto in previsione di un’offensiva su larga scala.

Gli abitanti di Gaza stanno cercando di trovare rifugio nelle aree meridionali relativamente sicure dell’enclave. Si parla di circa 1 milione di rifugiati. Tuttavia, non ci sono più posti, riporta Al Jazeera, citando dipendenti delle Nazioni Unite.

La nuova offensiva israeliana a Gaza ha già suscitato ampie condanne da parte della comunità internazionale. Francia e Gran Bretagna sono le più contrarie ai piani di Gerusalemme: a quanto pare intendono riconoscere la Palestina come stato indipendente a settembre. Il Primo Ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato ilm 31 agosto, durante la riunione del gabinetto di sicurezza, che il Presidente degli Stati Uniti Trump gli ha detto: “Dimenticate gli accordi parziali. Entrate con tutte le vostre forze. Concludete”.

Axios riporta che Israele ha annunciato l’annessione di parti della Cisgiordania in risposta al previsto riconoscimento della Palestina da parte dei paesi occidentali. Funzionari israeliani hanno avvertito l’Europa che Israele potrebbe annettere territori della Cisgiordania, con Ron Dermer che ha affermato che potrebbe estendersi a tutta l’Area C (60%). Funzionari europei hanno avvertito che l’annessione potrebbe comportare sanzioni da parte dell’UE; funzionari arabi hanno affermato che potrebbe danneggiare gli accordi di pace e bloccare la normalizzazione saudita. L’amministrazione Trump ha ordinato un’ampia sospensione dei visti per visitatori palestinesi in possesso solo di passaporto palestinese. La decisione blocca, almeno temporaneamente, i viaggi per cure mediche, studi universitari, visite familiari e affari.

Trump ha precedentemente bloccato Netanyahu dalle annessioni nel 2020. L’attuale posizione della sua amministrazione rimane indecisa. La risposta degli Stati Uniti a Israele, infatti, è stata che non c’è un via libera totale all’annessione di parti della Cisgiordania, ma nemmeno un via libera, secondo il Jerusalem Post. I funzionari statunitensi avrebbero detto a Netanyahu e ad alti funzionari israeliani di decidere prima cosa vogliono e poi di consultarsi con Washington. Gli Stati Uniti avrebbero, il 1 settembre, informato Israele del loro sostegno alla dichiarazione di una sovranità israeliana limitata sulla Cisgiordania. Movimento Fatah: “Non resteremo a guardare se Israele dichiara la sovranità sulla Cisgiordania”.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi, UNRWA, ha annunciato che circa 600.000 bambini nella Striscia di Gaza soffrono la fame e soffrono di problemi di salute mentale invece di andare a scuola. Il rapporto afferma che gli israeliani hanno distrutto le scuole e il sistema educativo, causando gravi danni.

Dopo il raid israeliano in cui sono rimasti uccisi premier e ministri del governo di Ansarhullah, gli Houthi hanno preso d’assalto la sede delle Nazioni Unite nella capitale yemenita Sanaa, arrestando diversi dipendenti. L’avvertimento dello Yemen houthi a Israele è stato: “Apriremo le porte dell’inferno ai sionisti”.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito yemenita, il Generale Mohammed Abdul Karim Al-Ghammari, ha sottolineato il 31 luglio che l’assassinio del primo Ministro del Paese non impedirà allo Yemen di mantenere una posizione ferma e solidale nei confronti del popolo di Gaza e della Palestina. Al-Ghammari ha affermato a questo proposito che il “regime sionista dovrebbe sapere benissimo che, commettendo questo orribile crimine, sta aprendo le porte dell’inferno a se stesso”, riporta Fars

Fonti militari Houthi hanno riferito ad Al-Akhbar che la loro risposta agli assassinii israeliani di ministri Houthi, incluso il Primo Ministro, “non sarà emotiva come alcuni si aspettano”. Piuttosto, le operazioni che le forze Houthi stanno preparando saranno “precise e dolorose”. 

“La nostra lista di obiettivi potrebbe allungarsi e la casa e il quartier generale di Netanyahu non saranno al sicuro: non saranno lontani dalla portata delle nostre forze armate”, hanno aggiunto le fonti houthi.

A chiarire la strada è stato il leader Houthi Abdul-Malik al-Houthi: “Il reato di aver preso di mira ministri e lavoratori civili si aggiunge alla fedina penale del nemico israeliano nella regione (…) Il recente attacco del nemico non influirà sulla posizione del nostro Paese, né a livello ufficiale né a livello popolare”.

Fonti social della sfera araba riportano che con il declino di Hamas e dei gruppi filo-iraniani, molti palestinesi si stanno rivolgendo all’ISIS come alternativa, facendo quindi giuramento di fedeltà al Califfo Daesh.

La radio dell’esercito israeliano riferisce che un alto ufficiale della Direzione dell’intelligence militare israeliana AMAN, comandante dell’Unità 9900, ha scritto un libro su Hassan Nasrallah, già Segretario generale di Hezbollah, e lo sta pubblicando, “mentre ricopre ancora un ruolo di alto livello nell’intelligence militare e durante la guerra”. La notizia ha suscitato forti critiche nei media israeliani.

E adesso diamo un veloce sguardo alla situazioni militari aggiornate alle 17 del 1° settembre.

L’UKMTO ha ricevuto una segnalazione di un incidente a 40 miglia nautiche a sud-est di Yanbu, in Arabia Saudita, la notte tra il 31 agosto e il 1° settembre. Un comandante ha riferito a UKMTO di aver assistito a uno schianto in prossimità della propria imbarcazione causato da un proiettile sconosciuto e di aver sentito un forte botto. Tutto l’equipaggio era al sicuro e la nave proseguiva il suo viaggio. Il 1° settembre Il portavoce delle Forze Armate Houthi, Yahya Saree annuncia: Abbiamo attaccato la nave petroliera israeliana SCARLET RAY nel Mar Rosso settentrionale usando un missile balistico”. La nave batte bandiera della Liberia. 

Restando in mare, la flottiglia salpata domenica per Gaza, con a bordo aiuti e attivisti filo-palestinesi, tra cui l’attivista svedese per il clima Greta Thunberg, è rientrata nel porto di Barcellona a causa del maltempo. Un funzionario della sicurezza israeliano ha dichiarato a Israel Hayom: “Nessuna imbarcazione potrà raggiungere Gaza e saranno intercettate in acque territoriali”.

Il primo Ministro israeliano Netanyahu ha annunciato: ”Abbiamo condotto un’operazione militare in Siria qualche giorno fa, e non entrerò nei dettagli”. Un alto funzionario delle SDF ha dichiarato all’Autorità Israeliana per la Radiodiffusione di aver espresso a Israele “le proprie preoccupazioni riguardo alle pericolose implicazioni” dell’accordo di sicurezza che sta prendendo forma tra Israele e Siria. “Un accordo potrebbe stuzzicare la voglia di Damasco di compiere ulteriori massacri”, hanno detto i curdi a Israele.

A quanto pare torna di moda anche la guerra delle ombre: fonti israeliane hanno dichiarato a Channel 12: “Le dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir sui leader di Hamas all’estero erano intenzionali e non casuali”. SI fa riferimento all’annuncio di voler intraprendere eliminazioni mirate dei leader della Resistenza anche all’estero. 

Nella prima serata del 31 agosto, il Ministro della Difesa israeliano Katz afferma che il portavoce di Hamas Al-Qassam, Abu Obaida, è morto. I canali social della resistenza annunciano alle 22.30 circa del 31 agosto l’amore del portavoce Abu Obeida: ”Annunciamo alla nostra nazione e ai popoli liberi del mondo il martirio del mujahid Hudhayfa Samir Al-Kahlout “Abu Ibrahim”, noto come Abu Ubaida, portavoce ufficiale delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, che fu martirizzato insieme alla moglie, ai figli e a più di 40 martiri della sua famiglia, in un massacro sionista a tradimento che li prese di mira nella salda Gaza. Abu Ubaida se n’è andato fiero come era vissuto, portando con sé la fiducia della parola e la voce della resistenza, scrivendo con il suo sangue e il sangue puro della sua famiglia una nuova pagina nell’epopea della fermezza. La sua partenza con la moglie e la famiglia è una testimonianza vivente dell’entità dei sacrifici offerti dagli uomini della Palestina, affinché la causa rimanga una fiducia incrollabile e il loro sangue rimanga il carburante del cammino verso la liberazione e la netta vittoria”. Le prime notizie erano già circolate da alcune ore, seguite da una serie di smentite, per poi giungere all’ammissione nella tarda serata. 

Accanto al Portavoce delle Brigate Al-Qassam, ala militare di Hamas, viene commemorato anche Abu Hamza, Portavoce delle Brigate Al-Quds, l’ala militare della Jihad Islamica

Segnalati bombardamenti IAF eni pressi del Friendship Club nel campo profughi di Shati, a nord-ovest di Gaza City.

Brigate Al-Qassam: “Siamo riusciti a distruggere un veicolo trasporto truppe sionista con una bomba terrestre altamente esplosiva, che ha provocato un incendio. I nostri combattenti hanno monitorato l’atterraggio di un elicottero per evacuare la zona di Al-Nazla, a ovest della città di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza”.

Gli elicotteri israeliani hanno lanciato nella mattinata del 1° settembre una serie di raid nella Striscia di Gaza centrale.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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