#ISRAELHAMASWAR. Quale sarà il futuro della Resistenza in Libano? 

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In recenti dichiarazioni, il presidente libanese Joseph Aoun ha annunciato di voler raggiungere il disarmo di Hezbollah entro il 2025. Ha fatto riferimento all’esperienza irachena con le Forze di Mobilitazione Popolare, affermando: “Non ripeteremo l’esperienza delle Forze di Mobilitazione Popolare integrando Hezbollah nell’esercito. Inoltre, Hezbollah non funzionerà come un’unità indipendente all’interno dell’esercito; i suoi membri potranno arruolarsi dopo il periodo di reclutamento come i membri di altri partiti libanesi”.

Sempre il presidente in una dichiarazione del 14 aprile ha detto: “L’esercito sta facendo il suo dovere a sud del fiume Litani, smantellando tunnel e confiscando armi senza obiezioni da parte di Hezbollah. Sì, Hezbollah rispetta la legge 1701 e dà allo Stato tutto il potere di fare ciò che deve fare. Il dialogo sul monopolio delle armi sarà bilaterale tra la Presidenza della Repubblica e Hezbollah, e la decisione di limitare le armi allo Stato è stata presa e sarà attuata attraverso il dialogo e senza ricorrere alla forza. Hezbollah è consapevole degli interessi del Libano e le circostanze internazionali e regionali lo favoriscono. Ci stiamo coordinando con la leadership siriana per il controllo dei confini e speriamo di nominare commissioni per demarcare i confini terrestri e marittimi”.

E ha insistito sul fatto che: “il processo per l’attuazione del disarmo dovrebbe essere definito attraverso il dialogo con i leader di Hezbollah”. Il presidente Joseph Aoun, secondo le fonti libanesi, sta perseguendo l’obiettivo di disarmare Hezbollah in linea con le richieste di Stati Uniti, Israele, Qatar e Arabia Saudita, sostenendo che questa è una richiesta libanese. In realtà fa parte degli accordi siglati tra Libano e Israele in cui appunto la gestione delle armi e della sicurezza deve essere solo in mano all’esercito libanese. 

Gli elementi delle milizie di Hezbollah lamentano questa decisione del governo libanese e affermano che la recente rimozione di striscioni in onore dei “leader martiri della resistenza – da Sayyed Hassan Nasrallah e Saleh Al-Arouri all’Imam Musa Sadr – dai muri e dalle strade di Beirut è una delle conseguenze più lieve di questa tendenza sbagliata, a indicare che potrebbero esserci ripercussioni più gravi per la resistenza”.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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