#ISRAELHAMASWAR. Progressi sul rilascio dei prigionieri israeliani solo su carta. Israele-USA-Iran: possibile allargamento del conflitto

53

A quanto si apprende dalla social sfera palestinese e yemenita si sono conclusi a Parigi i colloqui tra funzionari e mediatori israeliani per raggiungere un accordo sullo scambio di prigionieri. Ci sarebbero stati progressi. Notizia confermata anche dall’ufficio del primo Ministro israeliano Netanyahu ha affermato che in Europa si è svolto un incontro “costruttivo” su Gaza con la partecipazione dei capi dell’intelligence di Israele, Stati Uniti, Egitto e del primo ministro del Qatar. 

Secondo Hamas: “La conferenza di risoluzione rivela le intenzioni del nemico di sfollamento e pulizia etnica contro il nostro popolo”. “Il Movimento di Resistenza Islamico Hamas ritiene che il fatto che la coalizione fascista al potere nell’entità sionista abbia tenuto il 28 gennaio una conferenza in cui chiedeva l’annessione della Cisgiordania e di Gaza all’entità occupante e gli insediamenti ivi presenti, con la partecipazione di decine di ministri e rappresentanti della Knesset sionista, rivela intenzioni nascoste di attuare il crimine di sfollamento e pulizia etnica contro il nostro popolo palestinese”. Chiude la nota di Hamas lanciata nella social sfera. 

Nel frattempo sale il numero dei morti a Gaza: 26.637; peggiorano le condizioni igienico sanitarie a Rafah e Gaza. Le autorità palestinesi hanno chiesto supporto internazionale. Sale a 122 il numero dei giornalisti morti a Gaza. Muhammad Atallah è stato ucciso in bombardamento nemico del campo di Al-Shati, a ovest di Gaza City. Un giornalista della CNN si è lamentato delle dure condizioni in cui si trova: “Uomini esausti furono arrestati dai soldati dell’IDF della Striscia di Gaza per essere interrogati in territorio israeliano”. Dall’inizio della guerra sono rimasti feriti 2771 soldati israeliani, di cui 1276 dall’inizio dell’attacco di terra.

L’amministrazione del presidente americano Joe Biden potrebbe rallentare o sospendere la vendita di armi a Israele come leva per convincere lo stato ebraico a ridimensionare le sue operazioni militari nella Striscia di Gaza, ha riferito NBC News, citando un funzionario americano. Si precisa che non è stata ancora presa alcuna decisione. 

Le autorità americane intendono esercitare pressioni sullo Stato ebraico affinché apra corridoi umanitari e fornisca maggiore assistenza alla popolazione civile dell’enclave, indica il canale. Secondo le fonti, tra le armi le cui scorte potrebbero essere ridotte ci sono le bombe aeree con kit di guida di precisione JDAM e proiettili di artiglieria da 155 mm. L’amministrazione ha iniziato a pensare a tali misure dopo che gli Stati Uniti per diverse settimane non sono riusciti a convincere Israele a cambiare la sua tattica a Gaza e a fare sforzi per ridurre al minimo le vittime civili, nota NBC News.

John Spencer, direttore di Urban Warfare a West Point, l’Accademia militare nazionale degli Stati Uniti, e uno dei maggiori esperti mondiali di guerra urbana ha dichiarato: «Il tasso di progresso dell’IDF, sopra e sotto terra, è storicamente elevato. La campagna di Gaza non può essere paragonata a nessun’altra campagna della storia militare moderna per la portata delle sfide che pone – forse solo se torniamo alla Seconda Guerra Mondiale. Considerati questi problemi, anche il numero delle vittime dell’IDF è storicamente basso. La strategia di Hamas si basa sul tempo e sui tunnel: sperano che Israele utilizzi il tempo a sua disposizione nei tunnel.»

Tra le notizie del giorno di certo quella che ha occupato di più la social sfera afferente all’aggravamento dei rapporti tra Hamas e alleati e Israele è la questione dell’attacco alla base americana in Siria al Tanf che ha provocato la morte di tre militari statunitensi e il ferimento di altre 30 persone. Per otto di loro è stato necessario provvedere ad una evacuazione. 

Gli Stati Uniti hanno subito incolpato l’Iran che ha smentito ogni coinvolgimento, attraverso un post dell’agenzia di stampa IRNA; mentre si è assunta la responsabilità dell’attacco la Resistenza islamica irachena. L’Iran ha dichiarato che non ha potere sulle decisioni dei gruppi della resistenza islamica. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanaani in una dichiarazione conferma che le fazioni della resistenza nella regione prendono le proprie decisioni e non ricevono ordini dall’Iran riguardo al sostegno del popolo palestinese o alla difesa del proprio paese contro qualsiasi aggressione e occupazione.

L’esercito iraniano però è in allerta dal 28 gennaio, le unità di difesa aerea stanno cambiando il loro livello di prontezza al combattimento in rosso. Non solo nei giorni scorsi la nave multiruolo iraniana Shahid Mahdavi si è spostata nel Golfo di Oman. Negli ultimi anni in quest’area molte navi commerciali sono state attaccate da UAV e missili.

L’Iran ha giustiziato il 29 mattina quattro persone perché lavoravano per il Mossad. L’amministrazione americana, secondo Bloomberg, “in risposta sta valutando la possibilità di colpire un obiettivo iraniano, ma non se ne assume la responsabilità. Un’altra opzione è eliminare funzionari iraniani del livello di Qassem Soleimani”. 

Per la prima volta, il 29 gennaio, l’Iran riesce a lanciare tre satelliti nello spazio contemporaneamente tramite il missile Simorgh. Un processo che gli iraniani considerano un passo avanti verso la competizione con i paesi leader in questo campo e una conquista per loro nel campo dell’esplorazione spaziale.

Sempre nella giornata del 29 gennaio, gli americani hanno mosso sei aerei da rifornimento KC-135 che hanno volato dagli Stati Uniti all’Europa durante la notte, ma è improbabile che possano rifornire i bombardieri B-52H (sebbene ci siano rapporti non confermati di tre B-52H atterrati in Israele). Si può quindi presumere che anche gli Stati Uniti stiano inviando un gran numero di aerei tattici nella regione.

A rispondere all’attacco contro la base al Tanf, ci hanno pensato gli israeliani che hanno colpito il quartier generale dell’IRGC a Sayyida Zeinab a Damasco. Ricordiamo che queste aree prima della guerra civili siriana erano abitate dai sunniti costretti a fuggire con l’arrivo della guerra e con i sostanziosi acquirenti iraniani e libanesi di Hezbollah. L’IDF ha colpito, inoltre, le fattorie appartenenti a ufficiali iraniani, a un gruppo di intelligence iraniano e a Hezbollah. In risposta canali non ufficiali legati all’IRGC hanno scritto intorno a mezzogiorno del 29 gennaio: “Sembra che Israele abbia tentato di uccidere di nuovo i comandanti iraniani”

Il primo ministro britannico Rishi Sunak chiede all’Iran di ridurre le tensioni in Medio Oriente

Il 27 gennaio il Ministero della Difesa britannico ha pubblicato il filmato della distruzione di un UAV Houthi da parte del cacciatorpediniere D34 Diamond. Nella stessa giornata le forze Houthi colpiscono la petroliera “Marlin Luanda” che trasportava carburante per rifornire gli aerei ed era registrata come diretta in Grecia, ma la sua vera destinazione era, secondo gli Houthi, in Israele

In un post della social sfera yemenita si legge: “Le navi da guerra americane e britanniche che accompagnavano la petroliera nel Mar Rosso hanno ricevuto una richiesta di soccorso, ma si sono ritirate sotto gli attacchi delle forze armate yemenite, e il risultato è stato che gli incendi hanno continuato a bruciare a bordo della petroliera fino ad ora. Le forze armate yemenite erano a conoscenza in anticipo del carico della petroliera e della sua destinazione finale e, nonostante la scorta anglo-americana che la accompagnava, furono prese di mira direttamente”.

Sempre le forze armate yemenite via agenzia di stampa SABA, rilasciano una dichiarazione il 29 gennaio dove asseriscono che hanno preso di mira una nave della Marina americana nel Golfo di Aden: “La ESB-3 Lewis B Puller, mentre navigava nel Golfo di Aden. Tra i compiti di questa nave c’è quello di fornire supporto logistico alle forze americane che partecipano all’aggressione contro il nostro Paese”. Si legge nel comunicato ufficiale delle forze militari yemenite. 

“Il processo di presa di mira rientra nelle misure militari adottate dalle forze armate yemenite in difesa del caro Yemen e a conferma della decisione di sostenere il popolo palestinese oppresso. Le forze armate yemenite continuano ad attuare la decisione di impedire la navigazione israeliana o la navigazione verso i porti occupati della Palestina nel Mar Rosso e nel Mar Arabo fino a quando l’aggressione non cesserà e l’assedio al popolo palestinese nella Striscia di Gaza non sarà revocato”.

Secondo alcuni analisti militari della social sfera : “Le dichiarazioni del servizio stampa Ansarallah, l’obiettivo questa volta era la base mobile di spedizione del Corpo dei Marines della Marina statunitense Lewis Puller. Non ci sono ancora dettagli sull’attacco. È piuttosto sorprendente che il Comando Centrale degli Stati Uniti non abbia rilasciato alcuna dichiarazione, poiché di solito cerca di confermare o smentire questo tipo di informazioni in modo tempestivo”.

E ancora si legge: “Quattro giorni fa, la nave madre si trovava al largo di Gibuti. Elicotteri da trasporto stavano volando dalla nave all’aeroporto di Chabeley, quindi è stata colpita da qualche parte in questa zona. Inoltre, lì, a circa 70-80 km a est di Gibuti, opera la nave da ricognizione iraniana Bekhshad. Ciò semplifica enormemente il processo per gli Houthi di cercare e puntare i missili contro navi e navi in navigazione”. 

Ed ora uno sguardo al fronte tra Israele e Hamas aggiornato alle 16:00 del 29 gennaio. 

Secondo i media israeliani si registrano feriti durante un’operazione di speronamento da parte di un commando all’ingresso del Comando della Marina ad Haifa dopo lo speronamento vi sarebbe stato un tentativo di accoltellamento che ha provocato il grave ferimento di due israeliani e l’uccisione dell’autore del reato. Un soldato dell’IDF è stato gravemente ferito. Ricordiamo che in corso contro gli ebrei nel mondo ci sono due campagne mediatiche: una di al Qaeda e una di Daesh che pur avendo sulla questione di Hamas opinioni molto diverse hanno in comune l’odio verso gli ebrei e Israele.

A partire dal 27 gennaio l’IDF ha spostato grandi quantità di attrezzature e munizioni verso il confine settentrionale con il Libano. E nella giornata del 29 gennaio ha bombardato numerosi insediamenti nel sud del Libano. Con artiglieria e attacchina eri, in modo particolare le fattorie di Hezbollah e IRGC. Ricordiamo che Hezbollah e IRGC possiedono le fabbriche di droghe sintetiche proprio nel sud del Libano. Le aree colpite: Mis al-Jabal, Houla, Kfarkala, Al Naqoura, Majdal Zone, Al Jebbain e Tayirharfa, Taybeh.

Hezbollah ha risposto attaccando la base israeliana di Dvoranit con razzi Burkan; ha attaccato con diversi razzi l’avamposto di Shomera e gli assembramenti di soldati israeliani a sud dell’avamposto di Al-Abad e intorno all’avamposto di Dovev.

Hezbollah ha attaccato i sistemi di sorveglianza israeliani al confine libanese-israeliano con armi “rare”. È stato utilizzato l’ATGM Almas, che è una copia senza licenza dell’ATGM Spike di fabbricazione israeliana prodotto dall’Iran.

Le IDF in un comunicato hanno scritto: IDF: “Nel corso della giornata, sono stati identificati numerosi lanci che hanno attraversato il Libano nel nord di Israele. In risposta, i soldati dell’IDF hanno colpito le fonti dell’incendio, così come altre aree in Libano”.

“Inoltre, gli aerei da combattimento dell’IDF hanno effettuato attacchi mirati su due siti militari di Hezbollah nella zona di Yaroun, nel sud del Libano, in cui sono stati identificati diversi terroristi di Hezbollah. L’organizzazione terroristica Hezbollah incorpora deliberatamente le sue infrastrutture militari in aree civili, utilizzando i civili libanesi come scudi umani per le sue attività terroristiche”.

“Stamattina, i soldati dell’IDF hanno colpito un sito di lancio utilizzato per sparare nel nord di Israele. Le continue attività terroristiche di Hezbollah e gli attacchi contro Israele violano la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’IDF continuerà a difendere i confini di Israele da qualsiasi minaccia”.

La Resistenza Islamica in Libano tra gli attacchi ha rivendicato un attacco con missili contro un gruppo di soldati israeliani nelle vicinanze della caserma Mitat e ancora colpi contro l’insediamento di Metula, nel castello di Hunin e nei pressi della militare Meron senza che suonassero le sirene

L’Autorità per gli affari dei prigionieri e degli ex prigionieri e il Club dei prigionieri palestinesi ha riferito che le forze israeliane hanno lanciato una massiccia campagna di arresti che ha preso di mira almeno 40 cittadini della Cisgiordania, compresi ex prigionieri.

Si registrano ancora scontri a Gaza nord; nell’area di Sudaniya, a nord-ovest della Striscia di Gaza. Mentre vi sarebbero stati bombardamenti sull’ospedale Al Awda nel campo di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza da parte di Israele .

Bombardamenti israeliani anche al campo di Bureij nel centro della Striscia di Gaza e a a ovest del campo di Nuseirat. 

Israele avanza a Khan Yunis l’artiglieria bombarda la città di Khuza’a, a est di Khan Yunis, a sud della Striscia di Gaza. Resta comunque alta l’attività di Hamas e alleati che hanno in questi anni creato diverse brigate che operano una in ogni quartiere dell’area. Le al Quds sostengono che hanno preso di mira un gruppo di cecchini israeliani asserragliati in una casa nel quartiere di Al-Amal, a ovest della città di Khan Yunis.

La Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che il reparto di chirurgia dell’ospedale Al Amal di Khan Yunis ha smesso di funzionare completamente a causa dell’esaurimento delle scorte di ossigeno.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

Per la versione inglese dell’articolo, cliccare qui – To read the english version, click here
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/