#ISRAELHAMASWAR. OMS: a Gaza si muore di fame. Houthi non ci fermeremo. Il controllo del Mar Rosso è nostro

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L’OMS ha lanciato l’allarme: la popolazione di Gaza “muore di fame”. Sulla stessa lunghezza d’onda la libanese Associazione dei Mulini che avverte in merito alla crisi della farina: “Non è consentito imporre una tassa su una politica adottata dallo Stato e costringere le aziende ad attuarla”. Manca il grano e l’acqua non è potabile. 

Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato: “Abbiamo sollevato con gli israeliani la questione della creazione di una zona cuscinetto a Gaza e ci opponiamo a qualsiasi riduzione del territorio della Striscia.” Nel frattempo dalle immagini satellitari Gaza è scomparsa a livello infrastrutturale civile. L’esercito israeliano si aspetta che la guerra contro Hamas continui fino alla fine del 2024, e forse anche fino al 2025, ha detto un funzionario dell’intelligence israeliana.

Fonti yemenite riferiscono che la coalizione anglo-americana ha nuovamente attaccato lo Yemen nel tardo pomeriggio del 31 di gennaio. Il comando centrale dell’esercito americano ha annunciato che le forze statunitensi hanno distrutto un missile terra-superficie Houthi pronto per essere lanciato e che rappresentava una “minaccia imminente per la navigazione statunitense”.

E ancora di aver attaccato una base Houthi e di aver distrutto 10 droni pronti al lancio. Gli Houthi in risposta hanno annunciato il 1 febbraio di aver attaccato una nave civile nel Mar Rosso. 

Secondo la testata Al Masirah: “Gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno bombardando lo Yemen con rinnovato vigore, colpendo obiettivi Houthi in aree densamente popolate. La periferia nord della città di Saada, che è il centro amministrativo della provincia, dove vivono molte persone, è stata sottoposta a un potente attacco. Il numero delle vittime non è riportato”.

Il rappresentante permanente russo presso l’ONU Vitaly Nebenzya ha sottolineato che le azioni degli Stati Uniti e della Gran Bretagna nel Mar Rosso ricordano i “tempi peggiori” dei bombardamenti illegali della NATO su Jugoslavia, Afghanistan e Siria; gli attacchi dell’“Alleanza” contro lo Yemen rappresentano un minaccia diretta alla pace internazionale. 

Il 1° febbraio, sempre il Comando USA ha dichiarato: “È stato lanciato un attacco contro droni e una stazione di controllo a terra nelle aree controllate dagli Houthi. Abbiamo distrutto diversi proiettili che gli Houthi nello Yemen si preparavano a lanciare contro navi commerciali”. Secondo fonti locali sarebbe stata colpita la zona di Al-Jabbana nella città di Hodeidah. Il viceministro degli Esteri Hussein Al-Ezzi ha confermato che la minaccia britannica di utilizzare gli aiuti umanitari come arma contro il popolo yemenita è una caduta vergognosa.

Il Portavoce delle forze armate, generale di brigata Yahya Saree ha dichiarato il primo febbraio: «Abbiamo effettuato un’operazione militare di qualità prendendo di mira una nave commerciale americana diretta verso la Palestina». 

L’Autorità britannica per le operazioni del commercio marittimo segnala un incidente a 57 miglia nautiche a ovest di Hodeidah nello Yemen. 

Nel pomeriggio del 1° febbraio in diretta televisiva in tutte le regioni dello Yemen del Nord Leader Houthi, Abdulmalik Badr al-Din al-Houthi che ha fatto inizialmente il resoconto delle operazioni compiute: «Il risultato delle nostre operazioni militari durante questa settimana: 10 operazioni nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandab contro navi legate al nemico israeliano. Per me, americano e britannico». 

E poi ha detto che continueranno ad attaccare: «Il nemico israeliano desidera disperatamente la possibilità di continuare la navigazione marittima a suo favore nel Mar Rosso dallo stretto di Bab al-Mandab. Il traffico commerciale verso il porto di Umm al-Rashrash e i porti palestinesi occupati è diventato debole e il movimento è raro (…) Le nostre forze armate sono quelle che effettivamente forniscono l’assicurazione per la navigazione internazionale nel Mar Rosso, e abbiamo effettivamente dimostrato che gli obiettivi sono navi legate al nemico israeliano. Chi si coordina con le forze navali passa senza problemi, e talvolta gli americani intervengono per causare problemi ad alcune navi (…) Continueremo la nostra posizione militare nelle operazioni navali finché continuerà l’aggressione e l’assedio di Gaza». 

E ancora Abdulmalik Badr al-Din ha chiarito gli obiettivi dello Yemen del Nord: «Quando il presidente americano ha deciso di attaccare il nostro paese per proteggere le navi israeliane, ha violato la Costituzione americana, e ci sono proteste all’interno del Congresso da parte di alcuni membri. Il presidente americano, invece di iniziare le guerre, dovrebbe prima preoccuparsi delle crisi del suo paese e dei problemi creati dalle sue politiche. Gli inglesi devono imparare la lezione da ciò che è accaduto alla loro nave, che ha bruciato di notte in notte. Gli attacchi americani e britannici sono falliti, non hanno alcun effetto e non limiteranno le nostre capacità militar. Gli attacchi americani e britannici sullo Yemen non hanno alcun effetto sui nostri missili o droni no dei segni del fallimento è il tentativo dell’America di chiedere assistenza alla Cina per cercare mediazione e persuasione per fermare le nostre operazioni a sostegno del popolo palestinese.

I cinesi si rendono conto che il loro interesse non è seguire gli americani e sanno cosa stanno facendo gli americani a Taiwan».

Abdulmalik Badr al-Dinha riferito che il suo esercito dispone di 165.429 persone addestrate e qualificate nei corsi militari nella comunità popolare. E ha affermato che durante il periodo dell’aggressione contro lo Yemen (guerra civile del 2014-2023) 600.000 persone sono state addestrate seguendo una formazione generale, dirigente e specializzata. «L’Esercito popolare yemenita è un esercito pronto, armato, esperto negli eventi, e la cosa più importante è la sua fiducia in Dio, il suo spirito jihadista e la sua posizione morale».

Come ad ogni chiusa dei suoi discorsi il leader degli Houthi ha chiamato la popolazione a nuove manifestazioni di piazza affermando: «Il numero dei cortei nella segreteria e nei governatorati è arrivato, secondo gli interessati, a 1.351, un numero enorme che non può essere raggiunto da nessun altro paese. Le veglie e le proteste che hanno avuto luogo in molte regioni sono state 43.646, un numero enorme».

Ed ora uno sguardo alla situazione tra Israele e Hamas aggiornata alle 17:00 del 1° febbraio

L’IDF lanciato nuovamente pesanti attacchi contro il centro della Striscia di Gaza nella giornata del 1° di febbraio. 

A Gaza sud continuano gli scontri tra le Qassam e l’esercito israeliano area a ovest di Khan Yunis. Le forze israeliane assaltano l’ospedale Al-Amal per la terza volta. La Mezzaluna Rossa Palestinese ha dichiarato: “All’alba di oggi, giovedì, i veicoli israeliani hanno preso d’assalto i cortili dell’ospedale Al-Amal per la terza volta, hanno preso posizione lì e hanno aperto un pesante fuoco nelle vicinanze dell’ospedale e sui suoi edifici, prima di ritirarsi più tardi.”

L’IDF fa sapere che le operazioni della 55a Brigata di Riserva a Khan Yunis hanno portato allo smantellamento di 70 pozzi di tunnel e numerosi agenti terroristici eliminati in battaglie con le truppe dell’IDF.

In un’altra operazione, le squadre di cecchini della Brigata hanno identificato ed eliminato diverse cellule terroristiche. Inoltre, è stato sparato fuoco incrociato contro le truppe, che hanno risposto al fuoco verso l’edificio da dove erano stati sparati i colpi. Durante questo scambio è morto il sergente maggiore Gideon Ilani ”l dell’IDF”. I soldati della 55a Brigata hanno lasciato il sud della Striscia di Gaza e sono stati sostituiti da altre forze presenti nella zona.

La resistenza irachena ha annunciato attacco al porto di Haifa con i droni. Si registra il lancio di missili dal Libano meridionale verso il sito radar israeliano nelle fattorie di Shebaa.

Le sirene hanno suonato nel nord di Israele a Kiryat Shmona e Margaliot, segnalando l’arrivo di proiettili di Hezbollah. 

In Galilea due missili lanciati dal sud del Libano colpiscono un sito israeliano a Metulla. Inoltre sono stati lanciati dal territorio libanese contro le postazioni dell’IDF a Hermon, ma non ci sono state vittime. L’IDF ha attaccato la fonte del fuoco con l’artiglieria. 

Nel Libano sud i bombardamenti dell’artiglieria israeliana colpiscono la periferia di Yarin, Al-Jebin e Umm Al-Tut

Continuano gli arresti israeliani in Cisgiordania. Il primo febbraio attaccata la città di Yatta, a sud di Hebron. Le Brigate Martire Izz al-Din al-Qassam e le forze di resistenza palestinesi nella città di Tubas e nel villaggio di Tayasir, ieri notte e all’alba di giovedì, hanno resistito ad una massiccia incursione da parte di le forze israeliane.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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