
Secondo la stampa israeliana, gli americani starebbero facendo pressione su Israele affinché attui la seconda fase del piano Trump, che include l’istituzione di forze internazionali di mantenimento della pace in conformità con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
Israel Hayom fa sapere però che l’Azerbaigian ha inviato messaggi (agli Stati Uniti e a Israele) per annunciare il suo ritiro dalla partecipazione alle forze multinazionali a Gaza. Sempre una testata israeliana , Yediot Ahronot, informa che “contrariamente a quanto riportato in precedenza, la forza multinazionale – se è effettivamente stabilito e diversi paesi, soprattutto quelli islamici, accettano di inviare truppe – saranno di stanza in una base all’interno della Striscia di Gaza, non alla periferia di Gaza”.
L’apparato di sicurezza israeliano insiste su questo, ma la decisione dei paesi partecipanti avrà un peso significativo, soprattutto se temono per la sicurezza dei loro soldati. Per preparare la forza multinazionale all’azione, i rappresentanti dell’intelligence militare israeliana presso il quartier generale degli Stati Uniti presentano agli ufficiali stranieri rapporti e analisi giornaliere che spiegano loro come Hamas opera come organizzazione militare: 1- Come appaiono i tunnel dall’interno. 2- Quanto tempo ci vuole per costruire o riparare l’apertura di un tunnel bombardato. 3- La struttura del battaglione e della compagnia di Hamas, i suoi tipi di armi e i modelli di attacco, in particolare le operazioni congiunte con missili anticarro e cecchini, che Hamas ha intensificato contro le forze armate lo scorso anno. L’obiettivo è semplice: la forza che atterrerà a Gaza dopo l’addestramento in basi speciali in Giordania ed Egitto, e probabilmente insieme alla polizia palestinese preparata per compiti simili, non venga sorpresa dal suo primo incontro con Hamas”.
Merav Cohen, ex ministro governo Lapid: “Quando ci ritiriamo dalla zona rossa di Gaza senza un piano “del giorno dopo”, ci troviamo, sorpresa, di fronte alla stessa situazione. Un governo “di Hamastan” è sfuggito alla formulazione di una strategia e ha permesso ad Hamas di rafforzarsi. Ora, che la zona gialla è nelle nostre mani, non dobbiamo più aspettare che Turchia e Qatar colmino il vuoto sotto il patrocinio americano. È tempo che Israele formuli una strategia, prima che altri decidano cosa è meglio per noi”.
Israel Today: “Israele stima che la forza internazionale per far rispettare il cessate il fuoco a Gaza non verrà istituita”. Il 25 novembre il Ministro Eli Cohen: “Alla fine, dovremo disarmare Hamas. C’è una possibilità teorica che consegnino le armi volontariamente, ma questo non accadrà. Se siamo realisti, l’unica parte che può portare a termine questo compito siamo noi”.
Yariv Levin ministro per la Giustizia ha assunto anche il ruolo di Ministro del Lavoro e del Welfare, Ministro dei Servizi Religiosi e Ministro di Gerusalemme e del Patrimonio Israeliano.
Il primo commento del Leader dell’opposizione Yair Lapid agli incarichi molteplici per Levin e alla pressione sul presidente Herzog per l’amnistia a Netanyahu: “Sanno che perderanno, ecco perché stanno facendo tutto il possibile per rinviare le elezioni. Questo è un governo corrotto fin dall’inizio che sta lentamente distruggendo lo Stato, non sono disposto a partecipare al discorso che ci spiega continuamente perché perderemo, ci saranno le elezioni e vinceremo”.
La testata Maariv in un articolo scrive: “Si stanno portando avanti azioni politiche e legali in segreto e con cautela, con l’obiettivo di formulare un’uscita giudiziaria che consentirebbe al primo ministro, Benjamin Netanyahu, di continuare a svolgere la sua attività politica nonostante il processo in corso”.
Dalle Nazioni Unite arriva la richiesta di un’indagine neutrale sugli attacchi israeliani in Libano. Il Rappresentante dell’Algeria al Consiglio di Sicurezza ha riferito: “Condanniamo i continui attacchi israeliani contro Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania. Chiediamo ai mediatori e ai garanti del piano di pace a Gaza di adottare misure per mantenere il cessate il fuoco e obbligare le forze di occupazione a rispettare i propri impegni Migliaia di crimini israeliani documentati non possono essere dimenticati e non devono rimanere impuniti”
Mentre rimane della sua idea il Premier Benjamin Netanyahu alla riunione di governo del 23 novembre ha dichiarato: “Continueremo a fare tutto il necessario per impedire a Hezbollah di ricostruire la sua capacità di minacciarci. È quello che stiamo facendo anche a Gaza: Hamas non smette di violare il cessate il fuoco e stiamo agendo di conseguenza senza dipendere da nessuno”. “Israele è responsabile della propria sicurezza e le decisioni per sventare gli attacchi vengono prese dall’esercito e decidiamo senza attendere l’approvazione di alcuna parte”.
Stime israeliane affermano che Hezbollah si sta preparando per una “operazione su larga scala nel nord” sotto l’egida iraniana. Le forze di sicurezza stanno lavorando contro il crescente potere di Hezbollah, le minacce di Hamas nei tunnel e un’ondata di “terrorismo” in Cisgiordania che minaccia di aggravare la situazione. L’Autorità per la Radiodiffusione Israeliana afferma: “Coordinamento senza precedenti tra Hamas e Hezbollah negli ultimi mesi… Centinaia di membri di Hamas in Libano si stanno preparando ad unirsi a Hezbollah in qualsiasi futuro scontro”.
Nel frattempo Hamas fa sapere che non intende aggravare la situazione né ritirarsi dall’accordo. Una delegazione, guidata da Khalil al-Hayya si è recata al Cairo per esprimere il proprio rifiuto dei raid israeliani. Dall’Iran, la Guardia Rivoluzionaria Iraniana: “Vendetta per Tabatabai; accadrà al momento stabilito e la risposta a Israele sarà schiacciante”.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornati alle ore 14:00 del 25 novembre. Un incontro armato delle tribù yemenite Al-Ahnoum per garantire la prontezza di fronte a qualsiasi escalation o sfida dovesse arrivare da Israele.
Nell’ambito dell’accordo di scambio di prigionieri Al Aqsa Flood, le Brigate Al-Quds e le Brigate Izz ad-Din al-Qassam consegneranno il corpo di un prigioniero israeliano trovato nella Striscia di Gaza alle 16:00 ora di Gaza del 25 novembre.
L’Ex coordinatore governativo dell’UNIFIL, Generale Manir Shhadeh a Netanyahu: “Siamo presenti in Siria per rimanerci per sempre e non permetteremo a gruppi islamici come Hayat Tahrir al-Sham di entrare. Fin dall’inizio, dico che Israele non si ritirerà dalla Siria meridionale o dal Libano meridionale se non con la forza”. Nel frattempo dove si registra la presenza di Israele in Siria, come a Quneitra, sono apparsi slogan pro-ISIS sui muri di edifici e scuole.
Il Corrispondente di Al-Manar riferisce dia attacchi israeliani tra l’area tra Yaroun e Rmeish con proiettili al fosforo. Il 24 sera due raid simultanei in due appartamenti residenziali nella zona di Ashrafieh a Beirut, dove ha trovato una grande quantità di armi e munizioni all’interno di due depositi di armi. La Sezione investigativa ha avviato le indagini per scoprire la provenienza delle armi e identificare il gruppo che occupava i due appartamenti.
Continuano gli scontri tra fazioni palestinesi e le IDF a Marka, a sud di Jenin, in Cisgiordania, Palestina. GLi scontri si stanno intensificando pesantemente a seguito dell’intensificarsi delle operazioni delle IDF nella regione. Il 24 novembre le IDF hanno circondato un’abitazione vicino al Forum degli Imprenditori nella zona occidentale di Nablus.
Il 23 novembre l’esercito e la polizia israeliani hanno preso d’assalto il centro di Gerico. È la prima volta che la polizia israeliana entra nel centro di Gerico.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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