#ISRAELHAMASWAR. L’IDF uccide i giornalisti a Gaza tacciandoli di essere terroristi. Dimostrino le loro accuse 

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Fa riflettere quanto scritto dal giornalista israeliano Yuval Abraham in merito all’uccisone della troupe di al Jazeera a Gaza: “Anas Al-Sharif ha condotto un lavoro giornalistico sistematico e coraggioso, documentando al mondo intero il genocidio perpetrato contro il suo popolo. Mentre la maggior parte del giornalismo israeliano normalizzava le uccisioni di massa, la fame e la distruzione, tradendo la propria professione. Questo tradimento continua ora nei titoli che riportano l’uccisione di Al-Sharif, adottando pienamente la dichiarazione del portavoce dell’esercito. Qualsiasi giornalista che non metta in discussione le dichiarazioni del portavoce dell’esercito in questa fase, dopo innumerevoli bugie, sta tradendo la propria professione”.

E ancora ha dichiarato: “Ma anche se dessimo per scontato che ciò sia vero, non cambia nulla, poiché secondo questa logica, la stragrande maggioranza dei giornalisti in Israele se un documento dimostrasse che hanno prestato servizio nell’esercito o hanno svolto servizio di riserva in un dato momento, diventerebbero legittimi bersagli per Eliminazione. La sua posizione era nota da mesi, quindi perché lo hanno ucciso ora? Alla vigilia dei piani per occupare Gaza City? La risposta è chiara”.

Non si può dunque rimane in silenzio di fronte a una sistematica eliminazione di chi ha voci contrastati con Israele. I giornalisti uccisi a Gaza sono 238 dall’inizio del conflitto contro Hamas. Tre settimane fa una giornalista è stata uccisa a casa sua con la sua famiglia mentre dormiva. 

Se Israele dice che Anas Al-Sharif, ucciso nella tenda per la stampa, vicino ad un ospedale mentre era in compagnia di colleghi, da un bombardamento era un terrorista aspettiamo di vedere le prove, e aspettiamo le prove per tutti gli altri 269. 

La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite in tal proposito ha detto: “Condanniamo l’uccisione di 6 giornalisti palestinesi durante un bombardamento israeliano della loro tenda nella Striscia di Gaza. L’uccisione di 6 giornalisti palestinesi a Gaza da parte di Israele costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario. Israele deve rispettare e proteggere tutti i civili, compresi i giornalisti. Chiediamo un accesso immediato, sicuro e senza ostacoli per tutti i giornalisti alla Striscia di Gaza”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Commissario dell’Unione Europea per gli Affari Umanitari: “L’uccisione di giornalisti di Al Jazeera a Gaza, tra cui Anas Al-Sharif, costituisce una violazione della libertà di stampa. Chiediamo la protezione dei civili a Gaza, compresi i giornalisti.”

Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla libertà di espressione ad Al Jazeera: “Israele sta cercando di nascondere al mondo ciò che sta accadendo a Gaza”. “L’esercito israeliano uccide e affama i civili e ha perso ogni credibilità. Israele impedisce ai media internazionali di entrare a Gaza per paura di essere smascherati. Chiediamo agli alleati di Israele di imporre sanzioni per fermare le uccisioni a Gaza”. “Il giornalismo non è terrorismo, ma una delle professioni più nobili”. “Chiediamo agli alleati di Israele di imporre sanzioni per fermare le uccisioni a Gaza”. 

Amnesty International: “L’esercito israeliano ha giustiziato altri giornalisti a Gaza e ha ammesso di averli presi di mira. Al Jazeera ha dichiarato che l’attacco aereo israeliano ha preso di mira una tenda destinata ai giornalisti vicino all’ospedale, mentre questi svolgevano il loro lavoro di reporter. Ha inoltre confermato che l’attacco ha causato la morte di tutti i giornalisti presenti in quel momento”. 

Da parte sua, l’esercito israeliano ha rilasciato una dichiarazione in cui annunciava di aver preso di mira il corrispondente di Al Jazeera Anas al-Sharif, accusandolo di essere un “terrorista”, un leader di una cellula di Hamas e responsabile di attacchi missilistici contro civili e forze militari. L’esercito ha accusato al-Sharif di “essersi spacciato per un giornalista di Al Jazeera”. Al-Sharif era una delle figure più importanti dell’emittente, che seguiva gli eventi sul campo a Gaza attraverso reportage quotidiani nell’ambito della sua copertura regolare hanno controbattuto da al Jazeera. 

Le professione di giornalista è al tramonto: sono già molte le redazioni che sostituiscono gli uomini con le macchine. Il giornalismo di guerra, forse, insieme alla cronaca, è l’ultimo baluardo di questa professione che non pretende di raccontare tutta la verità, ma ha sempre mostrato uno spaccato di vita reale, immediata. La guerra è abominevole e per fortuna c’è ancora qualcuno che vuole raccontare l’abominio a rischio della vita per fa si che le guerre siano fermate per parlare degli ultimi e perorare la causa della vita contro la morte.

E noi europei abbiamo poco da sorridere. La legge europea sulla libertà dei media è ora in vigore in tutti gli Stati membri dell’UE. La legge mira a proteggere “la libertà di stampa e la riservatezza delle fonti”. Tuttavia, gli articoli 3(b) e 4(c) della legge consentono l’arresto dei giornalisti se giustificato da un “interesse pubblico” cogente in ogni singolo caso.

E chi lo stabilisce l’interesse pubblico? Un governo di destra? Uno di sinistra? Il fatto che si parli di una guerra che non è appoggiata dai governi vigenti? 

Ricordiamo che in Italia qualcuno nel 2022 si è preso la briga di fare liste di proscrizione. 

Nella legge si legge: “Gli Stati membri non devono adottare alcuna delle seguenti misure… detenere, punire, intercettare o ispezionare i fornitori di servizi di media… a meno che ciò non sia ‘giustificato in ciascun caso da un interesse pubblico prevalente’”. La nuova legge contiene anche numerose disposizioni che invitano ad agire contro la presunta “disinformazione”. Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato: “Una stampa libera e indipendente è un pilastro essenziale della nostra democrazia”.

La legge include disposizioni per la supervisione di reati gravi come “terrorismo e razzismo”. Richiede la cooperazione tra le autorità nazionali di regolamentazione per “combattere la disinformazione”. Inoltre, devono essere create “liste nazionali” di proprietari e indirizzi di media, come previsto dall’articolo 6.

Parlare di quello che succede a Gaza senza abbracciare e sposare quello che dice Israele fa parte di terrorismo, del razzismo? Raccontare quello che succede in Ucraina non solo dal punto di vista ucraino è terrorismo? L’argomento è molto delicato e non c’è nessun dibattito internazionale in merito.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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