
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump descrive Gaza come “un po’ in disordine” ma è molto vicina a essere “perfezionata”, afferma, dopo il fragile cessate il fuoco da lui sostenuto. Nella giornata del 19 di novembre incontro ta leadership israeliana e statunitense a Eilat da dove sarebbero stati coordinati gli attacchi in Libano.
Il portavoce di Hamas, Hazem Qassem: “La dichiarazione israeliana del ministro Ze’ev Elkin, secondo cui la risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Striscia di Gaza, che include un percorso verso uno Stato palestinese, è “solo un discorso vuoto per salvare la faccia”, conferma l’intenzione di Israele di gestire la risoluzione in modo selettivo, in modo da servire i propri interessi, e che questa aggiunta alla risoluzione è stata solo un’aggiunta di facciata, senza reali percorsi pratici”.
La NATO sta affrontando una carenza di TNT a causa della guerra nella Striscia di Gaza, ha riportato il Daily Telegraph. Questa situazione è stata alimentata dalla fornitura attiva di armi americane a Israele. Il quotidiano osserva che la carenza di TNT sta anche ostacolando la capacità dell’Unione Europea di fornire munizioni all’Ucraina.
Trump ha annunciato durante la notte di voler elevare l’Arabia Saudita allo status di principale alleato non NATO, simile allo status che Biden ha assegnato al Qatar (principale alleato non NATO). L’Arabia Saudita è diventata il ventesimo Paese a ricevere questo status, unendosi a una breve lista di Paesi considerati stretti alleati degli Stati Uniti al di fuori della NATO, tra cui Australia, Colombia, Israele, Giappone, Pakistan, Corea del Sud e Qatar.
Il principe ereditario saudita Bin Salman “non collega la normalizzazione con “Israele” “all’inevitabilità della creazione di uno stato palestinese, ovvero alla normalizzazione dopo la dichiarazione di fondazione dello stato, ma piuttosto a un percorso negoziale. Abbiamo sempre sottolineato questo cambiamento nella posizione saudita, iniziato nel 2022”, afferma, e Trump lo ha dichiarato pubblicamente: “Vogliamo raggiungere un punto in cui possiamo aderire agli Accordi di Abramo, ma ciò è legato all’esistenza di un percorso per una soluzione a due stati”.
Tensioni tra esercito libanese e comando militare americano. Il risentimento americano nei confronti del comandante dell’esercito è dovuto al suo rifiuto di soddisfare le richieste “israeliane” e americane. Secondo fonti libanesi, “l’annullamento della visita del comandante dell’esercito libanese, Rudolf Heikal, non è solo legato alla dichiarazione, ma rientra in un contesto iniziato con la tensione nei rapporti tra lui e l’inviata americana Morgan Ortagus e la sua incitazione contro di lui di fronte a diversi politici libanesi, accusandolo di non aver adempiuto agli obblighi impostigli nell’affrontare Hezbollah”.
Il risentimento si è accumulato dopo il briefing che Heikal ha presentato al Consiglio dei Ministri, in cui si parlava “dei ripetuti insulti rivolti all’esercito in termini di sicurezza e politica, e di come i suoi membri siano soggetti a restrizioni e attacchi “israeliani” nel sud”, indicando “la possibilità che l’esercito possa sospendere tutte le sue attività a sud del fiume Litani a causa degli ostacoli “israeliani”, un briefing che gli “informatori” all’interno del governo hanno assicurato. fu trasmesso all’amministrazione americana.
Ha aggiunto: “Il risentimento americano nei confronti del comandante è aumentato a causa del suo rifiuto di soddisfare le richieste “israeliane” e americane, in particolare entrando nelle case dei residenti del sud in cerca di armi di Hezbollah, considerando che soddisfare tali richieste avrebbe portato a un grave problema e non avrebbe soddisfatto gli “israeliani”, che avrebbero poi chiesto di più al Libano.
Quindici ore dopo i gli attacchi israeliani contro il campo profughi di Ein al-Hilweh nel Libano meridionale, il governo libanese ha commentato: “Ancora una volta, il nemico ripete il suo crimine prendendo di mira i civili. Il Libano deve continuare a presentare denunce al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e chiede una sessione urgente per condannare le violazioni”, – Nabih Berri, Presidente del Parlamento libanese, membro del Movimento Amal e parte dell’asse pro Hezbollah-Amal.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornato alle 16:00 del 19 novembre.
Secondo fonti locali siriane: “Il gruppo di al – Jawlani, ha circondato una postazione dell’esercito libanese al confine tra Siria e Libano, nella zona montuosa nota come Halima Qara, sostenendo che la postazione si trova in territorio siriano e che l’esercito deve andarsene”. Arrestati 5 siriani e 18 israeliani, tra cui 6 soldati, tutti drusi, che hanno partecipato a un’operazione di contrabbando di armi dalla Siria. Secondo la radio dell’Esercito israeliano:; “Il contrabbando di armi dalla Siria a Israele è avvenuto tramite veicoli dell’esercito israeliano”. Il 19 di novembre la leadership israeliana ha effettuato un giro nella Siria meridionale. Vi hanno partecipato il primo Ministro, il ministro della Sicurezza, il ministro degli Esteri, il Capo di Stato Maggiore, il capo dello Shin Bet e il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale.
In Libano si registrano 160 morti nei campi palestinesi in Libano, di cui 46 nel campo di Ain Al-Hilweh da quando Israele a attaccato il Libano. Nella giornata del 19 di novembre il portavoce dell’esercito israeliano ha prima emesso un avviso di evacuazione per le aree di Ainatha e Tayr Falsay e ha chiesto a coloro che si trovano nelle zone minacciate di allontanarsi immediatamente.
Poco dopo sono iniziati i raid aerei a: Shhour, almeno 4 raid, un raid israeliano ha preso di mira la città di Arabsalim; tre raid separati hanno preso di mira la città di Deir Kifa, nel sud del Libano. Diversi residenti del sud, in diverse aree, ricevono chiamate registrate da numeri stranieri che chiedono loro di evacuare immediatamente le proprie case. Queste chiamate includevano le città di: Aita Al-Shaab, Tibnin, Majdal Zoun, Tiro, Qaqaeyat Al-Jisr e altre. Finora, il contesto e la fonte di queste chiamate non sono stati chiariti. Aerei israelaini, tipo Hermes 450, sorvolano Adashit e Jibshit. Ancora attacchi: Adloun – Loubia – Khrayeb – Jibchit – Zawtar Est e Ovest – Adeishat Al Shaqif. Tire Filsey e Ainata sotto attaccherei israeliani.
Un edificio a Tiro è stato evacuato per precauzione dopo aver ricevuto chiamate per verificarne la validità in Piazza Abu Deeb, e i suoi dintorni sono stati evacuati dopo aver ricevuto chiamate per evacuare i residenti. Le forze di sicurezza stanno lavorando per verificare la validità di queste comunicazioni e agire di conseguenza. Canale 12 afferma che una fonte di sicurezza israeliana ha detto che i raid di oggi in Libano sono una continuazione della politica precedente e non un’eccezione. Glia attacchi sono stati coordinati attraverso una sala operativa israelo-statunitense a Eilat, a sud dei territori occupati, e sono presenti forze dei Marines statunitensi.
Il sindaco di Lod, Yair Revivo, ha dichiarato: “La stragrande maggioranza delle armi usate negli omicidi nella comunità araba proviene dall’esercito israeliano; il governo e la polizia non si preoccupano degli omicidi arabi perché non sono ancora arrivati a Tel Aviv”.
Un’ondata di dimissioni scuote l’esercito israeliano: “Oltre 600 ufficiali permanenti chiedono di terminare il loro servizio”
Il ministero della Salute a Gaza afferma che 13 morti, 7 a seguito di attacchi diretti da parte dell’IDF. Il Corrispondente di Al-Mayadeen a Gaza: “L’artiglieria israeliana lancia proiettili e bombe incendiarie a est di Khan Yunis, a sud della Striscia di Gaza”.
Associazione dei Prigionieri Palestinesi: “Le sistematiche indagini sul campo condotte dall’esercito di Israele in Cisgiordania continuano a un ritmo crescente, mettendo in ombra di recente le vere e proprie operazioni di arresto. La città di Beit Ummar è stata teatro di continue aggressioni ieri sera fino a quest’ora, durante le quali le forze di occupazione hanno condotto estese indagini sul campo, colpendo, secondo testimoni della città, circa 200 cittadini, tra cui famiglie di martiri.”
“Le indagini sul campo sono accompagnate da politiche sistematiche, in particolare: abusi, gravi percosse, vandalismo diffuso e distruzione di beni domestici, nell’ambito di quella che è nota come politica del “prezzo da pagare”. “Le campagne di arresti in Cisgiordania, insieme alle estese indagini sul campo, dall’inizio della guerra, hanno colpito circa 20.500 palestinesi”.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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