#ISRAELHAMASWAR. La tregua finirà con lo scambio dei civili. Qassam in prontezza al combattimento

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I ministri degli Esteri di Giordania, Qatar, Palestina, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto il 29 novembre hanno dichiarato: «Vogliamo un cessate il fuoco permanente a Gaza». Bloomberg ha riferito che secondo una fonte informata: i negoziatori, tra cui il Qatar e gli Stati Uniti, hanno insistito per prolungare la tregua a Gaza per altri due giorni. Sono ancora in corso colloqui con il Qatar per prolungarla. Hamas ha sposato questa istanza mentre Israele prende tempo. Ha già fatto sapere ad Hamas e gruppi collegati che non è interessato a ricevere il corpo dei suoi defunti. E non intende rilasciare i “big” di Hamas detenuti in carcere. 

E non lo vorranno soprattutto ora che un prigioniero rilasciato è stato tra gli autori dell’attentato a Gerusalemme che ha portato alla morte di tre persone e dodici feriti di varia entità. Si tratta dei fratelli i fratelli Murad e Ibrahim Al-Nimr, di 38 e 30 anni, il primo, prima di essere liberato come parte dello scambio scontava una pena di 10 anni per affiliazione ad Hamas. 

A rivendicare l’agguato alla stazione degli autobus del quartiere Ramot a Gerusalemme, le Brigate Al-Qassam: «L’operazione è un messaggio di avvertimento diretto contro le violazioni commesse da Ben Gvir e dalla sua banda contro i prigionieri maschi e femmine nelle carceri dell’occupazione». Si legge nel comunicato. Anche le Brigate Izz ad-Din al-Qassam hanno commentato l’attacco terroristico a Ramot affermando: «Questa operazione rientra nella responsabilità di rispondere ai crimini dell’occupazione che uccide bambini e donne nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata, e dissacrando la Moschea di al Aqsa e i luoghi santi, e un messaggio di avvertimento diretto contro le violazioni praticate da Ben Gvir e dalla sua banda contro i prigionieri maschi e femmine nelle carceri dell’occupazione».

Ricordiamo che Gerusalemme e Cisgiordania non rientrano nell’accordo di tregua che è inerente solo a Gaza. Un secondo agguato contro gli israeliani è avvenuto a Tammoun, Cisgiordania che ha portato al ferimento di due soldati israeliani vicino al villaggio di Atuf, nel nord della Valle del Giordano ad opera di Karem Khaled Bani Odeh anche questo attacco è stato rivendicato dalle rete social delle al Quds Brigades.

La polizia araba invece ha arrestato un colono che voleva entrare ad al Aqsa con un coltello nascosto nella veste. 

La macchina per la liberazione degli ostaggi sequestrati il sette ottobre comunque va avanti, il sesto gruppo di ostaggi israeliani comprendeva 5 bambini e 7 donne, e stato regolarmente consegnato dalle Qassam e al Quds il 29 novembre intorno alle 18:00 ore italiane in cambio di 30 palestinesi, e come ha spiegato Israel Hayom si è in attesa di un settimo scambio. Un alto funzionario della sicurezza israeliana: «Dopo aver implementato oggi (29 novembre ndr) il sesto lotto dell’accordo sui prigionieri, Hamas invierà stasera un’altra lista per il lotto di prigionieri di domani, e questo significa che il cessate il fuoco continuerà almeno per un altro giorno». La lista è arrivata alle 06.43 ore italiana 15 minuti prima della scadenza prefissata, otto israeliani rilasciati. Il portavoce del governo israeliano ha detto che sono stati rilasciati 102 ostaggi, tra cui 78 israeliani a Gaza. Sono rientrati tutti in Thailandia i 10.000 lavoratori agricoli tra i primi ad essere rilasciati dalle brigate. Ci sono ancora almeno 140 ostaggi all’interno di Gaza. Per i quali vale l’equazione 10 ostaggi al giorno per la tregua di un giorno. Benjamin Netanyahu, commentando l’operazione a Gerusalemme: «Elimineremo tutti i sabotatori di Hamas a Gaza, a Gerusalemme, in Cisgiordania e ovunque, e aumenteremo la distribuzione delle armi».

Israele contemporaneamente porta avanti la sua campagna di arresti: 30 palestinesi prelevati della città di Biddu, a nord-ovest di Gerusalemme. L’Autorità per gli Affari dei Prigionieri ha riferito che tra il 29 e il 30 mattina che gli israeliani hanno arrestato almeno 40 palestinesi della Cisgiordania, tra cui due ragazze. Le operazioni di arresto si sono concentrate nei governatorati di Hebron, Betlemme e Gerusalemme, e il resto degli arresti sono stati distribuiti nei governatorati di Gerico, Qalqilya e Tubas. In tutte le aree si sono registrati scontri e morti. Il numero dei detenuti è arrivato a 3.365 dal 7 ottobre.

L’aria di festa nelle piazze palestinesi sta per a volgere al termine, Hamas ha dichiarato: “Gli sforzi per estendere la tregua non sono ancora maturati”. “La resistenza si è preparata ad ogni eventualità dopo la fine della tregua”. Il leader di Hamas, Osama Hamdan ha detto: «Non parleremo dello scambio dei nostri prigionieri militari israeliani, prima di fermare l’aggressione israeliana e togliere l’assedio a Gaza». Hamas è pronta a scambiare tutti i civili in cambio di giorni di tregua. Consapevoli che non appena gli scambi saranno finiti Israele attaccherà. Per questo Hamas ha preparato case “trappolate”, imboscate, tunnel minati. 

Le Brigate Al-Qassam chiedono alle proprie forze operative di rimanere in alta prontezza al combattimento nelle ultime ore di tregua in previsione di nuovi combattimenti nel caso in cui questa non venga rinnovata, e di rimanere in quello stato a meno che non venga rilasciata una dichiarazione ufficiale che confermi l’estensione della tregua.

Non si sa se i militari israeliani prigionieri faranno ritorno a casa: il vice segretario generale del Jihad islamico, Muhammad al-Hindi, ha dichiarato ad Al-Mayadeen: «Il gran numero di ufficiali e soldati catturati dalla resistenza ha un prezzo diverso da quello attuale e costringerà l’occupazione a un importante accordo di scambio». 

Resta altissima la tensione a Gerusalemme e in Cisgiordania dove i campi vengono regolarmente attaccati da Israele a caccia di affiliati ad Hamas, ieri è toccato a Tulkarem. 

Il 29 novembre a Gaza, navi israeliane hanno sparato verso la spiaggia di Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. IDF ha sparto pesantemente nel quartiere di Al-Nasr e nella periferia del quartiere di Sheikh Radwan a Gaza.

Tensione anche nel sud del Libano, il Sindaco di Kiryat Shmona ha detto che «Finché le forze Radwan di Hezbollah saranno presenti al confine, non torneremo all’insediamento». Al Jazeera riporta: «Un drone dell’esercito israeliano ha lanciato un missile contro un’area aperta intorno alla città di Rashaf, nel sud del Libano».

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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