
Il Ministro degli Esteri turco ha definito in più occasioni, le più ricorrenti da agosto, che Israele è uno “stato terrorista” e ha descritto gli eventi di Gaza come un genocidio, accusando Netanyahu di crimini contro l’umanità. Sempre Hakan Fidan ha aggiunto che il Paese sta interrompendo tutti i legami economici e commerciali con Israele e chiudendo il suo spazio aereo agli aerei israeliani. Era agosto 2025. A maggio 2024 in una svolta importante, la Turchia si è unita al Sudafrica nella sua causa presso la Corte Internazionale di Giustizia e aveva anche allora annunciato di interrompe i legami economici con Israele, riporta Bloomberg.
L’8 settembre Israele minaccia di colpire la Turchia se si doterà di aerei da guerra moderni. Minaccia anche alle future basi in Siria. Ad abbassare i toni il Capo della Divisione Operazioni dello Stato Maggiore Israeliano, Generale Israel Shomer: “Non consideriamo la Turchia un nemico e stiamo facendo tutto il possibile per evitare uno scontro con essa, ma la nostra missione è mantenere la libertà d’azione in Siria su terra, mare e aria”.
A partire dall’11 settembre 2025 Haaretz scriveva: “Dopo aver preso di mira il Qatar, Israele potrebbe prendere in considerazione l’avvio di uno scontro diretto con la Turchia, il che costituirebbe un pericoloso passaggio da un conflitto limitato a un più ampio confronto regionale. La Turchia è completamente diversa dal Qatar. Possiede un esercito potente ed è membro della NATO, oltre a un’ampia influenza regionale che gli consente di influire su questioni chiave come la Siria e il Mediterraneo orientale. Scatenarsi in un conflitto con Ankara sarebbe un disastro strategico per Israele, poiché porterebbe alla perdita del sostegno occidentale e aprirebbe nuovi e complessi fronti che potrebbero minacciare la stabilità dell’intera regione”.
In risposta, i media turchi vicini a Erdoğan, il 17 settembre, rivelano la “banca obiettivi” della Turchia in Israele in caso di conflitto tra i due Paesi: “Nel contesto delle crescenti tensioni tra Turchia e Israele, l’elenco di obiettivi militari e strategici all’interno di Israele che l’esercito turco vorrebbe colpire in caso di conflitto sono le basi aeree di Naftim, Hatzerim, Ramat David e Kiryeh a Tel Aviv; i porti di Haifa, Ashdod ed Eilat; le piattaforme di gas Tamar e Leviathan; e l’impianto di Dimona”.
In effetti i turchi dal 2 settembre stanno facendo preparativi militari e logistici per un potenziale scontro con Israele Nelle ultime settimane, la Turchia ha avviato una serie di preparativi militari e logistici in risposta a un rapporto di intelligence che offriva raccomandazioni in previsione di un potenziale scontro con Israele.
Tre fasi chiave: Rafforzamento della difesa aerea: l’esercito turco ha ricevuto il sistema “Iron Dome” sviluppato da ASELSAN, che comprende 47 veicoli dotati di sistemi integrati come Korkut, Hisar e Siper, oltre a sistemi di guerra elettronica. Lancio di missili ipersonici: Roketsan ha presentato il missile “Tayfun Block 4” (10 metri, 7.200 kg), descritto come “l’elemento più deterrente” sul campo di battaglia.
Costruzione di rifugi avanzati: l’Istituto Statale per l’Edilizia Abitativa (TOKİ) ha avviato un progetto che interessa 81 province per costruire rifugi moderni contro minacce ed emergenze nucleari.
Raccomandazioni dell’intelligence: “Queste misure si basano su un rapporto pubblicato dalla National Intelligence Academy, che raccomandava l’istituzione di difese aeree multistrato e la costruzione di rifugi attrezzati per affrontare la guerra moderna”.
Passaggi paralleli: Accordo Eurofighter: Ankara sta per acquistare 40 velivoli dalla Germania per rafforzare la sua aeronautica militare.
Fronte interno: Il governo turco si sta muovendo per disarmare l’organizzazione PKK in una mossa descritta come “storica”.
Ma, secondo la social sfera filo palestinese, l’inimicizia tra Israele e Turchia è solo di facciata: “Il commercio tra Turchia e Israele utilizza rotte ibride terrestri e aeree. Tramite questo metodo la Turchia invia a Israele le merci attraverso paesi terzi. Le merci vengono trasportate via terra dalla Turchia alla Georgia e all’Azerbaigian, e da lì trasportate in aereo in Israele. Le aziende di logistica azere svolgono un ruolo chiave in questo processo. I voli cargo da Baku a Israele sono in corso e probabilmente includono merci turche”.
A riprova di ciò solo nella giornata del 17 di settembre il quotidiano Ma’ariv israeliano riportava: “Lo scambio commerciale tra la Turchia e Israele da quando la Turchia ha annunciato la rottura delle relazioni commerciali con Israele ha raggiunto 1,9 miliardi di dollari”.
Altre rotte ibride, scrivono i filo palestinesi, sono quelle aeree: “l’utilizzo di rotte aeree turche e di altri paesi favorevoli a Israele fanno sì che le compagnie aeree turche e israeliane utilizzino rotte attraverso paesi come Giordania, Emirati Arabi Uniti e Grecia. Il carico potrebbe essere etichettato “per l’Oman”, mentre la sua destinazione effettiva è Tel Aviv. Anche le transazioni finanziarie vengono effettuate attraverso paesi intermediari. Le banche degli Emirati Arabi Uniti e della Svizzera facilitano i trasferimenti di denaro tra Turchia e Israele. Anche le transazioni in criptovaluta potrebbero essere utilizzate per mantenere l’anonimato”. Concludono le fonti social vicino ai palestinesi.
E l’account termina: “Nel complesso, né la Turchia né Israele mostrano una reale intenzione di interrompere completamente i legami economici e commerciali. La Turchia trae profitto dal commercio in vari settori, e Israele beneficia non solo dell’approvvigionamento di petrolio e beni essenziali come tessuti e cibo, ma anche del potenziale ruolo della Turchia nell’esportazione di gas israeliano in Europa. Inoltre, Israele può utilizzare la Turchia come porta d’accesso ai mercati dell’Asia centrale e del Caucaso. Si tratta di una questione strategicamente importante che avvantaggia economicamente entrambe le parti. In questo contesto, le dichiarazioni pubbliche di funzionari turchi e israeliani sulla rottura dei legami sono principalmente a scopo di consumo interno e di gestione dell’immagine globale”. A meno che Israele non pensi di poter fare a meno della Turchia utilizzando l’Azerbaijan che ha ottimi rapporti con paesi NATO con l’Europa e ospita una sede del Mossad da molto tempo. Inoltre può essere utile nel contenimento dell’Iran. E dall’altro lato Grecia e Cipro. Secondo i media britannici, Israele ha donato moderni sistemi di difesa aerea a Cipro, fornendo un cosiddetto “ombrello digitale” che copre vaste aree dello spazio aereo turco meridionale. I sistemi di difesa aerea e i radar dislocati a Cipro sono un elemento chiave della rete di intelligence israeliana nel Mediterraneo orientale.
Infine, notizia del 18 settembre, l’Azerbaigian, stretto alleato anche della Turchia, ha investito mezzo miliardo di dollari in Israele nell’ambito del progetto di gas Tamar. Nella prima metà dell’anno, Israele è diventato il principale obiettivo di investimento di Baku.
In ogni caso al momento la cooperazione economica e commerciale tra i paesi, soprattutto quelli islamici, e Israele fa si che non vi sia effettiva pressione su Israele e il commercio Turchia Israele continui.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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