
Israele sta con il fiato sul collo siriano. Dopo la questione di as Suwaida e dei drusi, questa settimana, il think tank israeliano Alma ha pubblicato un rapporto: “almeno 22 alti ufficiali dell'”esercito siriano” hanno un passato da islamisti radicali. Alcuni hanno partecipato agli omicidi di drusi”.
L’elenco include anche alti funzionari, tra cui il Ministro della Difesa. Nonostante il “rebranding” formale, il comando e il personale aderiscono ancora a visioni estremiste sulle minoranze.
In effetti, il nucleo delle “nuove forze armate” era composto da membri di varie fazioni provenienti da tutta la Siria e da radicali di altri paesi venuti per la “jihad”, tra cui spicca il “Partito Islamico del Turkestan”.
A loro è stata concessa la cittadinanza e incarichi governativi. I comandanti sul campo hanno mantenuto i loro beni e la loro influenza sui loro subordinati, ottenendo al contempo una certa legittimità agli occhi del “mondo civile” occidentale.
È interessante notare che Alma indica una minaccia da parte dell’attuale leadership militare siriana non solo per le minoranze del Paese (alawiti, drusi), ma anche per la sicurezza di Israele stesso. E, dato il ruolo di vettore di politica estera del governo ultraortodosso israeliano, quest’ultimo spingerà molto sulla questione dell’intensificazione dell’attività terroristica per intensificare l’escalation nella regione.
Non a caso proprio il 7 agosto, nella provincia di Idlib, militanti del “servizio di pubblica sicurezza” e del “servizio di intelligence generale” del regime siriano hanno condotto un’operazione contro le cellule dello “Stato Islamico”.
I terroristi secondo fonti siriane sono i responsabili dell’omicidio di persone provenienti dall’Iraq. Durante il raid, sono state rinvenute cinture con esplosivo, fucili di precisione e altri ordigni.
“La loro detenzione”, riportano le stesse fonti, “sembra un tentativo di pacificare l’opinione pubblica nazionale. In particolare, i radicali stranieri preoccupati per l’amicizia di Abu Muhammad al-Julani con i paesi occidentali”.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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