
Dallo Yemen attiva una nuova richiesta apparentemente pacifica che ha questo slogan: “Boicottare, resistere, continuare, non abituarti alla situazione”. Richiesta che segue le grandi marce nelle regioni sotto il controllo Houthi o sotto il controllo degli alleati gli uomini del defunto Hadhi a sostegno di Gaza. Marce che muovono migliaia di persone “educate” al sostegno.
Gli Houthi, tra tutti gli attori non protagonisti, nella guerra Israele – Hamas sono quelli che stanno facendo una rivoluzione “culturale” che passa inosservata agli occhi occidentali ma non dovrebbe agli occhi mediorientali: la rifondazione del culto del popolo oppresso che vincendo sul nemico salverà tutti dalle sofferenze.
Di origine hashemita, gli houthi hanno collegamenti dallo Yemen alla Giordania e hanno investito negli ultimi due anni, il tempo che ci è voluto per organizzare l’attacco del 7 ottobre in Israele, in scuole maschili e femminili dove si è studiato e appreso anche il culto, appunto, “del popolo oppresso”. Intere generazioni che stanno crescendo con l’odio per Stati Uniti, Regno Unito e Israele e, in sostanza, quello che si può ipotizzare è che anche se Tel Aviv riuscirà a eliminare Hamas e alleati il culto del popolo oppresso palestinese sopravviverà per tornare tra vent’anni a intentare causa all’Occidente.
A conferma della retorica vincente e degli obiettivi a lungo termine riportiamo le parole del Capo del movimento Hamas all’estero, Khaled Meshal che ha dichiarato il 19 gennaio: «Il nostro nemico è scioccato dal fatto che i combattenti mujaheddin siano stati pazienti in questi tunnel sotterranei per tutti questi mesi. La differenza tra noi e il nostro nemico è il nostro nemico. Ogni giorno è coinvolto nei funerali di dozzine di suoi morti e di centinaia e migliaia di feriti e disabili, oltre alla sconfitta psicologica e alla disputa tra loro è stata gestita, grazie a Dio Onnipotente. Tra la leadership israeliana, il mini-gabinetto, all’interno del governo, e tra i politici e il personale militare. La criminale occupazione sionista sta cercando di dirigersi verso nord perché non ha più tempo a disposizione e non perché gli americani le chiedono di ridurre le sue prestazioni a Gaza, ma non ha più nulla da realizzare a Gaza».
Il Vice Segretario Generale di Hezbollah ha dichiarato: «La stabilità in Libano e nella regione e la fine della guerra potranno avvenire solo se si fermerà l’aggressione a Gaza; Quando Israele espanderà l’aggressione, riceverà la risposta con un grande schiaffo e un’azione forte. La nostra disponibilità a respingere l’aggressione è elevata e siamo preparati alla possibilità che possa verificarsi un’aggressione che abbia un inizio ma non una fine».
Gli echi dallo Yemen sono quelli del Comandante Abdulmalik Badr al-Din al-Houthi: «Dietro l’audacia israeliana nel continuare il crimine a Gaza c’è il ruolo americano e il contributo diretto a tutti i crimini. C’è una negligenza da parte della maggior parte dei paesi islamici nella regione araba e altrove nei confronti del popolo palestinese. È nell’interesse dell’intera nazione schierarsi con il popolo palestinese di fronte a un nemico comune che è nemico di tutti i musulmani. L’adozione di una strategia di inazione e inazione nei confronti della Palestina si estenderà a qualsiasi altro paese musulmano, anche arabo. Gli obiettivi del nemico (Israele ndr) a Gaza non sono validi e minacciosi, sono caduti e falliti, e lui non è stato in grado di realizzarli, ma continua con i suoi crimini. Le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica e la Lega Araba si sono accontentate di dichiarazioni e condanne che non raggiungono il livello di responsabilità e ingiustizia».
Indipendentemente da come finirà in Palestina si sta già creando nuovo odio, nuovo rancore che prima o poi collasserà.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio










