#ISRAELHAMASWAR. Israele pronto alla tregua, ma Hamas respinge la proposta. A Gaza 390 morti in un giorno

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Israele è pronto per una tregua a lungo termine con Hamas. Il consigliere di Netanyahu, Dmitry Gendelman, ha detto a Izvestia che Tel Aviv è pronta per una lunga tregua con i militanti, ma solo se si rilasciano tutti gli ostaggi. Le trattative per un nuovo scambio sono in corso da tempo, ma finora le parti sono ben lontane dal raggiungere un consenso.

«Israele era pronto ad accettare un cessate il fuoco per una settimana in cambio del rilascio di 40 ostaggi. Ma queste condizioni sono state respinte da Hamas, quindi ora tutto è in stallo. Apparentemente i partiti ora cercheranno di raggiungere una posizione che, in linea di principio, vada bene a tutti», ha osservato Gendelman. L’ostacolo principale resta il fatto che Hamas chiede la cessazione delle ostilità a Gaza prima di sedersi al tavolo delle trattative. L’IDF non intende fermare l’operazione militare nemmeno sotto la minaccia della rottura dei negoziati e della morte degli ostaggi.

A confermare la notizia il portavoce di Washington John Kirby secondo il quale Tel Aviv, nei colloqui con gli Stati Uniti, ha convenuto che l’intensità dei combattimenti a Gaza deve essere ridotta. Allo stesso tempo, Kirby ha sottolineato che gli Stati Uniti «non impongono a Israele i tempi e le modalità di conduzione» dell’operazione.

«La parte israeliana afferma di riconoscere la necessità di passare ad un’altra fase delle ostilità». «Ciò che intendo è che in ogni campagna militare c’è una transizione verso una nuova gamma di obiettivi e l’uso di tattiche diverse, questo è lo standard per condurre operazioni militari», ha detto Kirby.

L’ex primo Ministro israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che: «Netanyahu ha dovuto rendersi conto che non c’era alcuna possibilità di raggiungere gli obiettivi annunciati a Gaza. Occorre un cessate il fuoco immediato e Netanyahu deve essere eliminato».

La Russia ieri seguendo l’Iraq, Algeria e altri paesi ha inviato, secondo il ministero delle Situazioni di Emergenza russo, altre 20 tonnellate di aiuti umanitari che verranno consegnati ai residenti di Gaza. Il volo speciale Il-76 è volato verso la città di El-Arish con un carico umanitario.

Sale il numero delle vittime a Gaza. Secondo il ministero della Sanità a Gaza ci sarebbero 390 morti e 734 feriti nella Striscia di Gaza nelle ultime 48 ore, durante le quali le comunicazioni si sono interrotte. Il bilancio dell’operazione israeliana è salito a 20.057 morti e 53.320 feriti dal 7 ottobre scorso. Il portavoce dell’esercito israeliano ha invece riferito che sarebbero 13 i soldati israeliani feriti a seguito dei combattimenti nella Striscia di Gaza.

Euro-Mediterranean Human Rights Monitor in una nota stampa afferma: «Abbiamo documentato l’esecuzione delle forze israeliane che hanno ucciso dozzine di anziani palestinesi nella Striscia di Gaza sparando direttamente contro di loro». Il numero di morti documentati è di 1.049 uomini e donne anziani durante 76 giorni di conflitto.

La Mezzaluna Rossa Palestinese a Gaza informa che vi è una propagazione di epidemie nella Striscia a causa della debole immunità derivante dalla carenza di cibo e medicine. Le condizioni umanitarie e sanitarie peggiorano e segnalano il problema della sicurezza alimentare nella Striscia. 

Per la giornata del 22 dicembre, Hamas aveva invitato in Cisgiordania e a Gerusalemme alla più ampia partecipazione a delle marce, in risposta all’appello alla fine dell’assedio di Al-Aqsa e alla vittoria di Gaza. A rispondere all’appello i giordani che hanno celebrato celebrano la grande alba presso la moschea dell’Università della Giordania a sostegno “dell’assediata Al-Aqsa e a sostegno della Striscia di Gaza” dicono gli organizzatori. C’è stato anche un minuto di silenzio. 

I palestinesi hanno eseguito la preghiera dell’alba sulla strada della Porta dei Leoni dopo che gli israeliani hanno impedito loro di entrare nella moschea di Al-Aqsa. Istituito anche un posto di blocco vicino alla Porta dei Leoni e impediscono ai fedeli di raggiungere la Moschea di Al-Aqsa. La polizia israeliana ha sparato gas contro i palestinesi che cercavano di raggiungere la moschea di Al-Aqsa.

A causa dell’attività degli Houti nel Mar Rosso, l’attività del porto di Eilat è diminuita dell’85%. Le forze armate statunitensi situate nella regione del Mar Rosso si stanno preparando per colpire il sistema di difesa aerea degli Houthi yemeniti, ha detto a The War Zone un portavoce del Pentagono. «Gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione varie serie di attacchi contro gli Houthi, compreso il targeting di risorse e strutture radar», ha affermato. The War Zone rileva che nelle ultime settimane sono stati registrati più di 100 attacchi Houthi utilizzando droni e missili balistici contro 12 navi mercantili nel Mar Rosso.

Nella giornata del 22 dicembre fino alle ore 15:00 le forze israeliane hanno annunciato che 3 soldati sono rimasti gravemente feriti durante gli scontri che hanno avuto luogo nel nord e nel sud della Striscia di Gaza, un quarto militare, un ufficiale è stato ucciso. Un soldato ucciso anche nel sud di Gaza. E ancora arriva l’annuncio del ritiro della Brigata Golani dalla Striscia di Gaza.

Ed ora uno sguardo al fronte tra Israele Hamas aggiornato alle 15:30 del 22 dicembre. 

Nel sud del Libano continuano gli scontri a fuoco tra Hezbollah e le forze Israeliane. Si registra un importante incidente di sicurezza al confine dove potrebbero essere stati uccisi fino a 11 militari israeliani. L’israeliano Channel 14, riporta le parole di ufficiali e soldati dell’esercito israeliano al confine con il Libano: «Ci sentiamo come anatre su un poligono di tiro, e qui la sequenza degli eventi sta aumentando, una guerra a tutto, e i ranghi più alti dell’esercito israeliano crede che tutto vada bene».

Continuano gli scontri nelle tre aree di Gaza, nord – centro e sud. In modo particolare si registrano raid aerei e colpi di artiglieria israeliani a Al-Saftawi, a nord del quartiere di Sheikh Radwan a Gaza City. Pesanti bombardamenti di artiglieria israeliani e attacchi aerei su Jabalia al-Balad e sul campo di Jabalia e sui blocchi 1 e 2 nel campo di Jabalia. Sempre da colpi di artiglieria, colpita l’area nei pressi della rotatoria di Al-Jalaa, a nord di Gaza. In risposta Ha,as-Al Quds – Qassan hanno risposto al fuoco generando scontri nelle aree citate. In particolare modo le Brigate Al-Quds affermano che: “Abbiamo bombardato le concentrazioni militari a est della rotatoria di Qurm, nel nord di Gaza, con una raffica di colpi di mortaio regolari calibro 60”.

Nel centro di Gaza intensi raid da parte di aerei da guerra israeliani registrati a est di Bureij a cui sono seguiti colpi di artiglieria israeliana. 

A sud di Gaza restano gli attacchi aerei e di artiglieria Israeliana e risposte con scontri a fuoco nell’area di Khan Yunis. Il 22 dicembre altri raid raid aerei sulla città di Bani Suhaila, a est di Khan Yunis. 

Raid aerei anche a Rafah contro abitazione della famiglia curda Dhair, a nord di Rafah, sei i morti della stessa famiglia. 

In Cisgiordania presa d’assalto delle forze di Israele la città di Tubas con l’obiettivo di compiere arresti. Presa d’assalto la città di Qalqilya, in modo particolare il quartiere di Kafr Saba sempre a scopo di arresti mirati. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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