#ISRAELHAMASWAR. Israele pronto ad aprire il fronte libanese. Continuano i combattimenti a Gaza est. Nessun accordo sugli ostaggi

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In Israele si stanno tenendo manifestazioni di protesta contro l’attuale governo. Il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid ha detto: «Netanyahu deve tornare a casa adesso». A essere in discussione non è la guerra contro Hamas ma la condotta del Primo Ministro.

E mentre i cittadini israeliani chiedono le dimissioni di Netanyahu il fronte settentrionale è pronto ad allargarsi a riprova di ciò la visita di Netanyahu al Nord del 15 novembre e le parole del Ministro per la Guerra di Israele, Aluf Yoav Gallant: «Nessun posto avrà alcuna immunità a Gaza finché non avremo completato gli obiettivi della guerra». Gallant: «Siamo preparati sul fronte settentrionale e pronti a qualsiasi minaccia, e avvertiamo Hezbollah di non commettere errori».

A partire dal 13 di novembre, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano ha affermato che «L’esercito è fortemente preparato con piani operativi sul fronte settentrionale». Secondo quanto riportato da Channel 14, in Israele l’esercito ha informato il livello politico che «la situazione è ora opportuna per iniziare una guerra sul fronte settentrionale con il Libano». Via social media si apprende che il Capo di stato maggiore dell’esercito israeliano abbia approvato un piano di difesa e di attacco per il fronte settentrionale e ordina che tutte le unità dell’esercito siano pronte. A partire dal 16 novembre gli aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo di Beirut e dei suoi sobborghi. E per la prima volta non hanno aspettato di essere colpiti nel sud del Libano, ma hanno attaccato per primi, a dirlo Ynet

Secondo i media israeliani, gli Stati Uniti forniscono a “Israele” migliaia di missili a guida laser e bombe penetranti.

Secondo la testata Al Jazeera, il Consiglio di Sicurezza Onu approva un progetto di risoluzione che chiede una tregua umanitaria a Gaza. Il progetto di risoluzione approvato dal Consiglio di Sicurezza invita tutte le parti ad astenersi dal privare i civili di Gaza di servizi e aiuti e chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi detenuti da Hamas e da altre fazioni. Proprio per questo non avrà alcun seguito. Hamas tramite i mediatori del Qatar chiede la liberazione di prigionieri in cambio degli ostaggi presi il 7 ottobre. Hamas già dal 13 di novembre aveva affermato che: «Ci sono stati sforzi da parte dei mediatori del Qatar per liberare i detenuti nemici in cambio del rilascio di 200 bambini palestinesi e 75 donne, ma l’occupazione (cioè Israele, ndr) si è bloccata».

Il delegato palestinese alle Nazioni Unite invita il mondo a prestare attenzione al genocidio israeliano a Gaza. Resta attenzionata la questione degli ostaggi. Nessuno dei 239 in mano ad Hamas, Jihad Islamica e Resistenza Islamica, era presente nell’ospedale Al-Shifa al momento dell’irruzione, nonostante le informazioni dell’intelligence che parlavano della loro presenza nella struttura. 

Il Canale 12 israeliano, ha detto che secondo un funzionario israeliano: i negoziati sul rilascio dei detenuti stanno maturando e progrediscono verso un accordo. Fonti libanesi invece nella giornata del 16 novembre affermavano quanto ripotato da Yedioth Ahronot: «Al-Sinwar ha interrotto i suoi contatti con i mediatori nell’accordo sui prigionieri ed è scomparso in preda alla rabbia per l’assalto all’ospedale Al-Shifa».

Nel frattempo si moltiplicano le voci che Israele non si fermerà fino a che non raderà al suolo Gaza. La NBC riferisce riportando le parole di un funzionario americano: «Il governo Netanyahu vuole radere al suolo il nord di Gaza e creare una zona cuscinetto di sicurezza, il che significa annettere le terre palestinesi».

Il governo israeliano ha informato l’amministrazione americana che incoraggia la creazione di un campo sul mare a sud di Gaza che contiene 200.000 tende e accoglie un milione di palestinesi sfollati dal nord della Striscia di Gaza. Secondo la testata araba, Al-Akhbar il piano prevede: «Sfollamento di tutti coloro che sono rimasti nel nord di Gaza, attraverso continui bombardamenti di aree residenziali e il taglio dei mezzi di sussistenza. Ricercare un modo per obbligare i paesi che richiedono la fornitura di aiuti umanitari alla Striscia a limitare il loro interesse all’area meridionale di Gaza».

La Germania ha proposto di trasferire il controllo della Striscia di Gaza all’ONU dopo la fine del conflitto tra Israele e il movimento radicale palestinese Hamas, ha riferito la pubblicazione europea Politico. Il piano prevede “l’internazionalizzazione di Gaza sotto gli auspici delle Nazioni Unite (e dei partner regionali)” con una “transizione attentamente orchestrata” verso l’autogoverno palestinese, “idealmente” attraverso le elezioni “e abbinata a un accordo internazionale”, scrive Politico. Ma la parte tedesca sottolinea che “questo scenario richiederà investimenti politici e finanziari significativi, nonché una coalizione internazionale per risolvere i problemi di sicurezza insieme alle Nazioni Unite”. Come hanno riferito alla pubblicazione alcuni diplomatici, la proposta della Germania non ha ancora ricevuto sostegno. Uno di loro ha addirittura definito il documento “nato morto”, scrive Politico.

Anche la Casa Bianca si trova a dover gestire internamente ed esternamente la questione Israele – Hamas. Ha dichiarato che Israele ha il diritto di prendere di mira la leadership di Hamas, ma deve prestare attenzione alle perdite civili, in particolare agli ospedali. Nella giornata del 15 la polizia del Campidoglio degli Stati Uniti disperde una protesta davanti alla sede del Comitato Nazionale Democratico a Washington, DC, chiedendo un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Sono sempre più frequenti le manifestazioni pro Palestina. A Vancouver, in Canada, attivisti filo-palestinesi hanno fatto irruzione in un ristorante dove stava cenando il primo ministro Justin Trudeau fonte NDTV. La polizia ha detto che 250 persone hanno sventolato bandiere e hanno chiesto di “smettere di sostenere il genocidio a Gaza”.

I palestinesi in una nota hanno sapere che: «Confermiamo che gli ospedali sono destinati esclusivamente al lavoro sanitario e non vengono utilizzati per scopi incompatibili con questi compiti. Ci interroghiamo sulla mancanza di risposta delle Nazioni Unite che hanno inviato una squadra al complesso di Shifa per assicurarsi che fosse privo di armi. Ciò che l’occupazione ha pubblicato riguardo alla scoperta di armi nell’ospedale Al-Shifa è bancarotta, fallimento e impotenza». I filmati mostrati da Israele nei sotterranei dell’ospedale mostravano armi e luoghi di detenzione per prigionieri. 

Gli Houthi sono passati dai proclami ai fatti è hanno cercato di colpire Il cacciatorpediniere USS Thomas Hudner . La notizia è stata confermata da un funzionario del Pentagono che ha detto ad Al Jazeera: «Il cacciatorpediniere USS Thomas Hudner ha risposto a un drone lanciato dallo Yemen e stava volando verso di esso». Secondo il funzionario il drone è partito dallo Yemen e si è avvicinato molto al cacciatorpediniere Hadner vicino a Bab al-Mandab. Stessa conferma è arrivata dal Pentagono: «Un cacciatorpediniere americano nel Mar Rosso si è difeso da un attacco di droni». «Siamo a conoscenza di un incidente con il cacciatorpediniere USS Thomas Hudner, durante il quale la nave si è difesa con successo da un UAV mentre navigava attraverso il Mar Rosso», ha detto un portavoce militare americano. Il Pentagono non ha fornito dettagli su quanto accaduto.

L’esercito giordano lamenta che sette membri del personale dell’ospedale da campo giordano sono rimasti feriti a Gaza e aggiunge: «Affermiamo la responsabilità di Israele di fornire protezione la protezione necessaria all’ospedale da campo e al suo personale». 

Ed ora uno sguardo al fronte Israele Hamas aggiornato alle 16:00 del 16 novembre

Haaretz informa: «Sebbene l’esercito abbia spinto tre divisioni nel nord della Striscia di Gaza, è chiaro ed evidente che i combattenti palestinesi sono lungi dall’arrendersi, e non ci sono indicazioni in tal senso». Nella giornata del 16 sono iniziate le imboscate simultanee in diverse aree: Gaza, Betlemme e negli insediamenti al confine con il Libano. La tecnica ricorda molto quella di DAESH a Ramadi, Iraq nel 2016. Un militare israeliano è rimasto vittima di una IED piantata in un tunnel scavato da Hamas nella striscia di Gaza. 

Le battaglie principali di questa fase si stanno svolgendo nella parte occidentale di Gaza City. Unità dell’esercito israeliano hanno occupato l’ospedale Al-Shifa, da lungo tempo sofferente. On line dal 15 di novembre è apparso il filmato dell’esplosione dell’edificio dell’Assemblea legislativa di Gaza. A quanto pare, al momento non ci sono cambiamenti sulla linea del fronte nella Striscia di Gaza.

Allo stesso tempo, continuano gli attacchi contro obiettivi in tutta la Striscia di Gaza utilizzando aviazione e artiglieria.

Un attacco terroristico è avvenuto al checkpoint di Minharot (“Tunnel”) sulla Route 60, che collega Gerusalemme e Betlemme. Tre terroristi si sono avvicinati al posto di blocco e hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza israeliane, ferendo sette persone, compresi civili. Le forze di sicurezza hanno eliminato i terroristi rispondendo al fuoco.

Due degli aggressori sono arabi di Hebron. Sul luogo dell’attacco terroristico sono stati rinvenuti due fucili M-16, altre armi leggere e munizioni. Il comando israeliano ritiene che la loro intenzione fosse quella di effettuare un attacco terroristico proprio a Gerusalemme, ma le forze di sicurezza sono riuscite a impedirlo. Dopo che il loro piano è fallito, i militanti hanno attaccato il suddetto checkpoint.

Problemi per le forze israeliane nel nord del paese. I combattenti di Hezbollah continuano a cambiare le loro tattiche e i combattenti dell’esercito cercano costantemente di affrontare nuove tattiche.

In Cisgiordania, le forze di sicurezza israeliane continuano le detenzioni di massa di palestinesi sospettati di legami con Hamas. I bulldozer dell’IDF distruggono monumenti e infrastrutture urbane a Tulkarem. L’attività israeliana è accompagnata da scontri con i giovani arabi.

La resistenza islamica ha aggiornato lo stato delle sue operazioni alle 24:00 del 15 novembre in questo modo:

Settore orientale:

1- Alle 14:00, la caserma Ramim (il villaggio libanese occupato di Honin) è stata presa di mira con armi missilistiche, provocando colpi diretti.

2- Alle 14:10, il sito di Ruwaisat Al-Alam nelle fattorie libanesi occupate di Shebaa è stato preso di mira con armi appropriate, causando vittime dirette.

3- Alle 15:35, un veicolo israeliano è stato preso di mira nel triangolo di Tahihat con missili guidati, provocando colpi diretti.

Settore occidentale:

1- Alle 15:25, il sito di Hadab Yaron è stato preso di mira con missili guidati, provocando colpi diretti.

2- Alle 16:10, un gruppo di forze di fanteria dell’esercito di occupazione israeliano, a ovest e a sud del sito di Birkat Risha, è stato preso di mira con missili guidati, provocando colpi diretti.

3- Alle 16:20, la Caserma Pranit è stata presa di mira con missili teleguidati, con vittime accertate.

4- Alle 17:25, il sito di Jal al-Deir è stato preso di mira con armi adeguate e sono stati ottenuti colpi diretti.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio 

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