#ISRAELHAMASWAR. Israele ignora il piano Trump e apre il valico di Rafah senza consenso egiziano. Libano: Tel Aviv chiede sicurezza e Beirut il ritiro dell’IDF

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Durante una conversazione con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto il suo aiuto per ottenere la grazia per il presidente israeliano Isaac Herzog, riporta Axios. Netanyahu è sotto processo per corruzione dal 2019.

A seguito del notevole aumento del reclutamento di agenti israeliani a favore dell’Iran nel recente periodo, il Servizio di Sicurezza Generale Shin Bet ha contattato diverse autorità locali per dare “l’opportunità a coloro che hanno iniziato a parlare con elementi ostili di porre fine ai loro rapporti ed evitare così gravi procedimenti penali nei loro confronti”.

Continuano le tensioni con la Siria, l’Ambasciatore israeliano all’ONU: “Israele” non tornerà ai confini del 1967 e non rinuncerà alle alture del Golan… né ora né mai”.

Tensioni anche con l’Egitto: L’intelligence egiziana nega di essersi coordinata con “Israele” per aprire il valico di Rafah ai residenti di Gaza. Da una fonte ufficiale egiziana: “Se si raggiunge un accordo per aprire il valico, il valico sarà in entrambe le direzioni per l’ingresso e l’uscita dal settore, secondo quanto affermato nel piano Trump”. Un Funzionario israeliano in risposta afferma: “Israele apre i valichi per l’uscita dei cittadini di Gaza e se l’Egitto si rifiuta di accoglierli, questo è un problema loro”.

Il Segretario Generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo manda un messaggio a Israele: “La nostra posizione sulla questione palestinese è ferma e affermiamo la necessità di uno Stato palestinese indipendente sui confini del 1967”.

A entrare nell’agone politico il 3 dicembre anche il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina che ha accolto con favore le dichiarazioni rilasciate dal Ministro degli Affari Esteri e degli Espatriati egiziano, Badr Abdul-Ati, e dal portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, che chiedono la fine delle violazioni israeliane della risoluzione di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e una transizione accelerata alla seconda fase del piano Trump, che porterebbe al completamento del ritiro israeliano dalla Striscia, secondo le linee del 7 ottobre 2023, l’apertura dei valichi, il flusso di aiuti, l’avvio della ricostruzione, la formazione dell’amministrazione palestinese della Striscia e il dispiegamento di una forza di stabilizzazione sulle linee di contatto, nonché di agenzie di sicurezza palestinesi all’interno di città, campi e raduni residenziali.

Il Ministero dello Sviluppo Sociale palestinese informa che: “Il volume di aiuti umanitari in entrata nella Striscia di Gaza rimane criticamente basso, con una media di soli 287 camion al giorno nelle ultime settimane, mentre il settore necessita di almeno 1.000 camion al giorno per soddisfare i bisogni umanitari minimi. – Secondo i dati della Sala Operativa, il numero totale di camion entrati nel settore dal 1° ottobre al 29 novembre di quest’anno attraverso il valico di Karm Abu Salem e i varchi di “Zikim” e “Kisufim” ha raggiunto quota 17.259, dopo una lunga interruzione”.

La Syrian American Alliance for Peace and Prosperity afferma che il testo definitivo dell’emendamento alle sanzioni Caesar sarà pubblicato oggi, mentre il Congresso dovrebbe votare la prossima settimana. Il gruppo afferma che i recenti sviluppi a Capitol Hill potrebbero aprire la strada alla prima revoca completa delle sanzioni Caesar. Il presidente siriano Ahmad al-Sharaa ha tenuto un incontro con la Syrian Petroleum Company e il colosso energetico statunitense Chevron per discutere di una possibile cooperazione nell’esplorazione di petrolio e gas offshore lungo la costa siriana.

Simon Karam nominato a capo della delegazione libanese per i negoziati indiretti. Si ricorda che ai negoziati per la demarcazione dei confini tra il 2020 e il 2022 includevano anche una delegazione tecnica civile. Non è una particolare novità come è emerso dalla social sfera. 

Alla fine della riunione del Meccanismo il comitato ha rilasciato una breve nota in cui: “Le istruzioni per il negoziatore libanese includono che bisogna intensificare le misure di sicurezza, richiedere il ritiro israeliano, il ritorno dei prigionieri e la cessazione degli attacchi”. UNIFIL fa sapere che: “Non abbiamo registrato alcun movimento militare di Hezbollah nelle nostre aree di schieramento o di gruppi armati non statali all’interno della nostra area di schieramento, sottolineando che non abbiamo osservato la ricostruzione di siti militari o l’introduzione di armi non autorizzate. Ha indicato che la riduzione del numero di forze internazionali nel sud di circa seicento unità è il risultato dei tagli al bilancio stanziati per UNIFIL”.

Il Ministro dell’Economia e dell’Industria, israeliano, afferma: “Valuteremo l’opportunità di stabilire relazioni economiche con il Libano in modo positivo, ma la priorità è garantire la rimozione della minaccia alla sicurezza”.

Alla fine a scenderei campo in merito alla questione degli accordi indiretti il primo ministro Nawaf Salam che ha chiarito: “Siamo pronti per i negoziati militari con Israele; L’aggiunta di un ex diplomatico libanese al comitato è politicamente motivata e ha un’impronta nazionale. Netanyahu si è spinto troppo oltre nel descrivere la nostra decisione di aggiungere un ex diplomatico libanese al comitato. Non siamo impegnati in negoziati di pace con Israele e la normalizzazione è legata al processo di pace. Abbiamo ricevuto messaggi israeliani su una potenziale escalation, ma non è correlata a una tempistica. La valutazione dei delegati che hanno visitato Beirut è che la situazione è pericolosa e soggetta a escalation. Hezbollah deve consegnare le sue armi, e questo è uno dei titoli più importanti della sua partecipazione al progetto di costruzione dello Stato. Le armi di Hezbollah non hanno scoraggiato Israele e non hanno protetto il Libano, e lo Stato ha ripreso la decisione di guerra e pace. Non permetteremo avventure che ci conducano a una nuova guerra e dobbiamo trarre insegnamento dall’esperienza del sostegno a Gaza”. 

Hezbollah ha espresso attraverso una lettera aperta ai presidenti il suo parere in merito ai negoziati con il nemico: “Desiderosi di garantire la sicurezza nazionale comprensione, proteggere la sovranità, mantenere la sicurezza e la stabilità in Libano e contribuire a rafforzare e sostenere la posizione libanese unitaria contro l’aggressione di Israele e le sue violazioni, e la sua continua violazione della dichiarazione di cessate il fuoco che è risultata dagli sforzi dell’inviato statunitense Hochstein a seguito di negoziati indiretti tra il Libano e l’entità sionista […] La dichiarazione di cessate il fuoco del 27/11/2024, concordata per fermare l’aggressione israeliana contro il Libano, costituisce un meccanismo esecutivo per la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, emanata nel 2006, che definiva un’area operativa specifica limitata a sud del fiume Litani in Libano. La risoluzione stabiliva che quest’area fosse sgomberata da armi e uomini armati e che le forze israeliane si ritirassero dietro la nota Linea Blu. Come affermato nell’introduzione, le sue disposizioni costituiscono misure per l’attuazione della Risoluzione 1701, l’Articolo 1 afferma: Israele e Libano attueranno un cessate il fuoco a partire dalle 4 del mattino di mercoledì 27/11/2024, secondo gli impegni dettagliati di seguito. L’articolo 2 afferma inoltre: A partire dalle 4 del mattino di mercoledì 27/11/2024, il Libano impedirà a Hezbollah e a tutti gli altri gruppi armati presenti sul territorio libanese di condurre operazioni contro Israele. Israele non condurrà operazioni militari contro il territorio libanese, inclusi obiettivi civili o militari, via terra, aria o mare.

E così via fino all’articolo 13”. “Sebbene i fatti abbiano confermato l’impegno del Libano e Hezbollah, che ha aderito rigorosamente ai suoi contenuti dalla sua emanazione fino ad oggi, il nemico israeliano ha continuato a violarlo via terra, mare e aria, senza tener conto delle richieste di cessazione che perdurano fino ad ora, non solo ma ha proceduto contro tali richieste, estorcendo al Libano richieste di condizioni”. […] “Sia chiaro che tutti i nemici libanesi hanno come obiettivo non solo Hezbollah, ma tutte le componenti, mirando alla capacità di striscia, rifiutando richieste estorsive, imponendo politiche, interessi regionali, richiedendo una posizione nazionale forte e unita, rispettosa del popolo, proteggendo la sovranità e la dignità”.

Le Brigate Al-Quds e le Brigate Izz ad-Din al-Qassam nell’ambito dell’accordo di scambio di prigionieri AlAqsaFlood, consegneranno il corpo di un prigioniero israeliano trovato il 3 dicembre nella Striscia di Gaza settentrionale. 

Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornato allegre 15:30 del 3 dicembre. 

Colpo di Stato degli Emirati in Yemen, area di Aden, le forze sostenute dagli Emirati in Yemen entrano nel palazzo presidenziale a Sayun, nello Yemen meridionale

Fonti locali siriane riferiscono di una pattuglia delle IDF infiltrata nel villaggio di Umm al-Adham, nella campagna di Quneitra. E una seconda pattuglia israeliana infiltrata nel villaggio di Breika, nella campagna sud-occidentale di Quneitra.

Una forte esplosione è stata udita in direzione di Sidone e della regione di Iqlim al-Kharroub. Nella mattinata del 3 dicembre droni israeliani hanno sorvolato la periferia sud di Beirut, Nabatieh al-Fawqa, Jebchit. Secondo fonti locali contemporaneamente all’incontro delle delegazioni a Ras al-Naqoura, dei droni hanno violato lo spazio aereo di oltre 100 villaggi e città nel sud. Uno degli aerei nemici ha sganciato una bomba assordante vicino ai lavoratori di una compagnia elettrica nella città di Adisa.

Traffico aereo di Israele registrato in volo su: Baalebek – Ain Bourday – Douris – Brital – Taybeh – Majdeloun, Ash Sharqiyah – Ad Duwayr – Al Ghunduriyah – Al Qantarah – Zuatar Ash Sharqiyah e Al Gharbiyah. Yohmor – Arnoun – Kafr Tibnit – Tulin – Kherbet Salim – Qabrikha – Burj Khalaweh. 

Mahmoud Saber Bassal, portavoce della Protezione Civile a Gaza: ”In meno di 24 ore, le IDF hanno commesso una serie di attacchi a Gaza, provocando 7 morti, tra cui bambini e giornalisti, e decine di feriti. Le squadre di protezione civile stanno lavorando in condizioni quasi impossibili a causa della mancanza di attrezzature e di percorsi sicuri. Gaza è bombardata e la protezione civile sta lottando per salvare ciò che resta della vita. Raid aerei israeliani sulla città di Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale.

In Cisgirodania, le iDF hanno eseguito un’operazione di detonazione ad Harat Al-Damj, nel campo di Jenin. Assaltato il centro della città di Birah. Fonti giornalistiche riportano: “Le forze di occupazione assaltano la città di Al-Bireh e diversi campi nella Cisgiordania meridionale e arresta un gruppo di cittadini”. Stabiliti insediamenti di coloni a Sarta, ovest di Salfit.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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