#ISRAELHAMASWAR. Israele – Hamas: Prima della guerra urbana c’è da fermare l’odio culturale

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Lo scontro tra Israele e Hamas – Hezbollah e altre milizie non è solo fatto di armi, spari, agguati e bombardamenti. Dietro le quinte a muovere i fili ci sono paure, insicurezze, pregiudizio, avidità, politica e potere. 

In questo complesso dedalo di incastri che assomiglia a una rete di Indra invertita abbiamo da un lato un ministro, israeliano, il ministro della “Bomba nucleare” che solleva nuovamente polemiche con l’appello ad occupare il Sinai. Stiamo parlando del Ministro del Patrimonio israeliano Amihai Ben-Eliyahu che nei giorni scorsi ha ripubblicato un invito ad acquistare una maglietta con lo slogan “Occupation Now” e stampata con quella che dovrebbe essere una mappa di Israele che include Cisgiordania, Gaza e Sinai. E come lui rappresentanti di governo che inneggiano all’odio e alle maniere forti e dall’altra parte abbiamo almeno 176 famiglie che aspettano di rivedere un caro o riavere un corpo da seppellire che ogni giorno manifestano nei luoghi del potere chiedendo la fine della guerra e la firma di accordi. 

Da un lato c’è lo scandalo dei prigionieri con un ministro, Ben Gvir che chiede la pena di morti dall’altro ci sono personalità politiche, del mondo della cultura che chiedono di aprire inchieste e ancora i militari stessi chiedono nuove strutture perché le carceri scoppiano. 

Dall’altra parte della barricata non va meglio. Da un lato leggiamo le dichiarazioni rilasciate dalla Riunione Nazionale delle Tribù, dei Clan e delle Famiglie Palestinesi: “Alla luce delle circostanze urgenti che il popolo palestinese sta attraversando e alla luce del caos creativo che sta spazzando le strade della Striscia di Gaza, pianificato dal nemico israeliano. Confermiamo quanto segue:

1. Il divieto delle lotte interne e dello spargimento di sangue palestinese. 2. È vietato danneggiare le istituzioni del servizio pubblico, come scuole e ospedali, e preservarle come una conquista nazionale per il popolo palestinese in generale. 3. È vietato attaccare fondi pubblici e privati ​​e convogli internazionali di aiuti umanitari destinati al popolo palestinese”.

E ancora: “4. È vietato bloccare le strade, saccheggiare e saccheggiare, poiché è un allontanamento dai valori della nostra vera religione e dai costumi sociali. Chiunque lo faccia è un peccatore nel suo cuore e un traditore della religione, del popolo e la patria. 5. Il comportamento di rapina, saccheggio e banditismo è il comportamento di un gruppo fuorviato al di fuori della legge e dell’ordine che rappresenta solo se stesso e non rappresenta i suoi clan e famiglie”.

“6. Invitiamo i mukhtar, i notabili e i leader delle comunità a controllare il ritmo della società e a dirigerlo nella giusta direzione in modo da formare famiglie vicine e cuori vicini, respingendo il trasgressore dalla sua trasgressione e allontanandosi dalla sua deviazione, e sconfessando ogni azione o dichiarazione al servizio del nemico israeliano”.

“7. Affermiamo l’unità del popolo palestinese, con tutto il suo mosaico sociale e le sue visioni intellettuali, e la sua posizione a sostegno della resistenza finché non raggiungerà i suoi legittimi diritti nazionali, soprattutto la creazione del suo Stato indipendente con Al-Quds Al-Sharif come capitale”. 

Dall’altro osserviamo bambini orfani da IED piantate dagli uomini di Hamas per le strade di Gaza. Scuole usate come depositi di armi, tunnel che passano anche sotto gli ospedali dove transitano uomini, mezzi e armi. Dove è difficile appurare il reale numero dei morti da una e dall’altra parte in un conflitto che sta diventando sempre più annientamento di un popolo o di un altro. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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